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Gianni
Bertini (Pisa
1922) Tra
il 1948 ed il 1949 realizza il ciclo dei Gridi facendo uso di
lettere stampigliate e cifre. Dopo un breve soggiorno a Roma, nel 1950 si
stabilisce a Milano. Partecipa attivamente alla vita culturale italiana e
fa parte del MAC
milanese.Quindi realizza delle
pitture dove la sgocciolatura è largamente impiegata.Tali opere vennero
presentate nell’ottobre del 1951 alla galleria Numero di Firenze e
costituiscono la prima manifestazione di pittura informale realizzata in
Italia. In seguito furono definite “pitture nucleari”. Sul finire del
1951 si trasferisce a Parigi e nel maggio 1952 ha luogo, alla galerie
Arnaud, la sua prima personale parigina. Entra in contatto con René
Drouin e dal 1957 fa parte del gruppo Espaces Imaginaires proposto da
Pierre Restany, mentre è dal 1954 che
è invitato al Salon de Mai. Compie
numerosi viaggi in Europa e America esponendo con personali a Bruxelles,
Copenaghen, Schidam, Arnsterdam, Chicago. A
Parigi partecipa all’azione del Nouveau Réalisme. Dopo un soggiorno
prolungato a Tangeri, rientra a Parigi e nel 1965, firma il primo
manifesto della Mec-Art. Nello stesso anno espone a Stoccolma,
Amsterdam, Bruxelles e Milano. Nel 1968 è invitato con una sala personale
alla Biennale di Venezia mentre nell’edizione successiva è commissario
d’esposizione. A Milano, tra il 1971 e ’72 fonda due riviste di poesia
visiva: ”Mec” e ”Lotta Poetica”. Espone a diverse riprese a Milano
oltre che a Genova, Venezia, Firenze e Roma. Nel 1984, torna nuovamente a
Parigi, e gli è consacrata una grande retrospettiva al Centre Nàtional
des Arts Plastiques. L’anno successivo il Ministero della Pubblica
Istruzione francese, lo nomina Chevalier dans l’ordre des Arts et
Lettres. Nel 1988-89 compie alcuni viaggi in Oriente, esponendo nei musei
d’Arte Moderna di Seul e di Taiwan. E’ nel 1997 che lancia il Manifesto
della Retroguardia in opposizione al dilagare di un arte morta in
vagina. Ai principi della Mec-Art innesta un intenso ed approfondito
apporto cromatico, che auspica la rinascita del mestiere di pittore. Enrico
Bordoni (Altare
1904 – Firenze 1969 ) Vive
tra Firenze e Milano, insegnando nelle Accademie delle due città. E’
tra i primi ad aderire al MAC. Nel 1949 la Libreria Salto gli dedica una
mostra di sue litografie, presentata da un testo di Dorfles. Nel 1951
partecipa alla mostra Arte astratta e concreta in Italia alla
Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Del maggio del 1955 è la
partecipazione a Esperimenti di sintesi delle arti, mostra del MAC/Espace.
Nella primavera del 1957 è alla collettiva d’arte concretista alla
Galleria Schettini di Milano. Tra il 1956 e il ’57 è membro del
Comitato dei Probiviri del MAC, mentre tra il ’57 e il ’58 ne è
presidente. Gian
Carozzi
(La Spezia 1920) Studia
al liceo artistico di Genova. Nel 1949 lascia La Spezia per Milano dove
partecipa, presso la Galleria del Naviglio, al Premio Diomira per
giovani artisti al di sotto dei trent’anni; l’opera esposta interessa
Carlo Cardazzo che lo invita ad esporre nella sua galleria. Nel 1951 è
tra i firmatari del Manifesto dell’arte spaziale ed espone alle
prime mostre del gruppo con Fontana, Crippa, Dova, Joppolo, Peverelli, De
Luigi. Nel 1950 espone alla XXV Biennale di Venezia. Nel 1952 firma il Manifesto
dell’arte spaziale per la televisione. Nel 1959 si trasferisce a
Parigi dove ritrova l’amico Joppolo. Abbandona la pittura astratta e
ritorna alla figurazione. Espone al Salon d’Automne, des Réalité
Nouvelle, Salon de Versailles e al Gran Palais all’esposizione Présence
Européenne e Art Contemporaine International dove rappresenta
l’Italia con Pomodoro, Burri, Fontana, Capogrossi, Matta. A Parigi
conosce e frequenta Magnelli, Severini, lo scultore Signori, Poliakoff,
Emile Gilioli, Dewasne, Agam, Deyrolle. Esegue per la I.T.T. francese
pitture di grandi dimensioni per la sala del consiglio d’amministrazione
e negli stabilimenti di St. Omer, sempre per la I.T.T., una serie di
pitture murali. Nel 1979 rientra in Italia e si stabilisce a Sarzana. Nel
1984 il Comune di La Spezia gli organizza un’antologica. Nel 1986 esegue
una serie di cartoni per la realizzazione di vetrate destinate alla sede
centrale della Cassa di Risparmio di La Spezia. Nel 2000 la Città di
Sarzana gli dedica una grande mostra presentando, in due sedi separate,
la produzione del periodo spaziale “1949-1955” e le opere recenti
“1985-2000”. Ferdinando
Chevrier
(Livorno 1920) Risale
al 1947-’48 l’amicizia con Nigro e Bestini, con i quali fonda la
Scuola del Tirreno, che espone nel 1950 in una mostra (presentata da
Dorfles) alla Sala delle Stagioni di Pisa. Nel 1951 l’Art Club e la
Galleria L’Age d’Or organizzano la mostra Arte astratta e concreta
in Italia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, cui prende
parte anche il trio. Sempre nel ’51 Bertini presenta una sua personale
alla libreria Il Salto, Nel 1954 e nel 1955 tiene due personali alla
Galleria Girali di Livorno Roberto
Crippa
(Monza 1921 – Presso 1972) Pittore
e scultore, laureato anche in architettura, studiò a Milano,
all'Accademia di Brera sotto la guida di Carpi, Funi, Carrà. Già nel
1946 cominciò ad esporre in personali in Italia e all'estero. Nel 1950, a
Milano, fu tra i firmatari (con Fontana, Scanavino, Dova e Capogrossi) del
III manifesto dello "Spazialismo" e nello stesso periodo fu tra
i primi ad aderire alla poetica informale dell'"action painting".
Fra il 1948 e il 1952 le sue opere furono caratterizzate dal segno - gesto
delle spirali e delle ellissi, cui seguì quello da lui definito dei
"collages" (a partire dal '56) e quello, negli ultimi anni,
definito da M. Tapié "la metafisica delle materie". Immerso
attivamente nel clima artistico internazionale, Crippa si era incontrato
con Brauer, Ernst, Lam, Matta in un continuo spirito di ricerca e di
scambio di esperienze. Era giunto così alla maturazione di
"Totem", non solo in pittura ma anche nella scultura. Dopo il
1962, costruì opere in rilievo utilizzando elementi nuovi (sughero,
legno, amianto, cera, materie plastiche, fili metallici). Tutta l'opera di
Crippa riflette anche emblematicamente la partecipazione esistenziale, la
sofferta adesione dell'artista alla vicenda dell'uomo in perpetua ansia di
conquista dello spazio visibile, questa medesima angoscia Crippa portava
nella sua vita personale, nella sua passione per il volo che gli sarebbe
costata la vita. Crippa fu presente più volte alla Biennale di Venezia
(nel 1964 ebbe una sala personale), al Palais des Beaux Arts di Bruxelles
(1959 e 1969), al Museum am Ostwal di Dortmund (1963): Inoltre è da
segnalare la sua partecipazione alle mostre Arte astratta e concreta in
Italia (Galleria nazionale d'arte Moderna Roma 1951), Arte spaziale
(Palazzo Giustiniani, Venezia 1953), Dada in Italia (Galleria
d'Arte moderna di Milano 1966), Pittura in Lombardia dal '45 al '73
Monza Villa Reale, 1973. Ebbe un'antologica nel Palazzo Reale di Milano
nel 1971. Giovanni
Korompay
(Venezia 1904 – Rovereto 1988) Pittore,
scultore, acquafortista. Studia all’Accademia di Venezia. Nel 1922 si
interessa alle tematiche futuriste ed entra in contatto con Balla,
Bragaglia, Depero, Prampolini. Collabora con “Il Resto del Carlino”.
Del 1926 è la mostra autonoma del gruppo futurista veneziano presso
l’Opera Bevilacqua a Venezia. Tra il ’35 e il ’43 partecipa alle
Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma. In questo periodo crea
mobili scultura per edifici privati. I suoi primi lavori futuristi sono
delle sculture in legno ispirate a macchine da guerra e cantieri navali.
Dagli anni Cinquanta la sua produzione artistica è caratterizzata da
geometrie essenziali con campiture leggere e luminose che attestano
l’influenza del Bauhaus e del movimento De Stijl, ancora fortemente
animati da una libertà aerea. Alberto
Magnelli
(Firenze 1888 – Meudon, Parigi, 1971) Si
accosta nel 1912 all’ambiente vicino alla rivista fiorentina “La
Voce”. Nel 1914 in compagnia di Palazzeschi si reca a Parigi, dove
conosce Apollinaire, Ricasso, Max Jacob, Gris e Matisse. Congedato alla
fine della prima guerra mondiale, nel 1918 realizza la serie astratta Explosions
liriques. Nel dopoguerra esegue una serie di dipinti figurativi. Nel
1932, anno in cui si stabilisce definitivamente a Parigi, torna
all’astrazione con la serie Pierres, che espone nel 1934 presso
la galleria di Pierre Loeb. Si accosta in questo periodo al gruppo
Abstraction – Création. Nel
1937 è presente alla mostra Origines et Développement de l’Art
International Indipéndent, organizzata presso il Musée du Jeu de
Paume. Nello stesso anno espone a
New York presso la Boyer Gallery. Durante l’occupazione nazista, si
trasferisce in Provenza con la moglie e i coniugi Arp e Delaunay. Nel 1945
partecipa presso la Galerie Drouin alla mostra Art Concret. Artista
riconosciuto internazionalmente, nel secondo dopoguerra espone in una sala
personale alla Biennale di Venezia del 1950 e 1960. Hanno, inoltre,
ospitato sue mostre la Kunsthaus di Zurigo (1963), il Musée d’Art
Moderne de la Ville di Parigi (1973), la Galleria d’Arte Moderna di
Firenze (1973), la Galleria d’Arte Moderna di Ferrara (1979), il Musée
d’Art Moderne di Nizza (1988) e il Centre Georges Pompidou di Parigi
(1989). Bruno
Munari (Milano
1907-1998) Si
accosta nel 1926 al futurismo attraverso il poeta Escodamé. Nel 1930
realizza la sua prima Macchina aerea, a cui seguiranno nel 1933 le Macchine
inutili. Espone frequentemente tra il 1927 e il 1933 presso la
Galleria Pesaro di Milano. Tiene la sua prima personale nel 1933 a Milano
presso la Galleria delle Tre Arti. E’ presente alla Biennale di Venezia
del 1930, 1934 e 1936, alla Quadriennale di Roma del 1935 e alla Triennale
di Milano del 1936 e 1940. Nel 1934 sottoscrive il Manifesto tecnico
dell’aeroplastica futurista. L’anno successivo realizza una serie
di dipinti astratti. Illustra diversi libri futuristi, tra cui nel 1937 Il
poema del vestito di latte di Marinetti. Nello stesso periodo è in
contatto con gli astrattisti milanesi legati alla Galleria del Milione,
presso cui espone nel 1940 gli Oggetti metafisici. Negli anni
Quaranta lavora alle Macchine inutili. Nel 1948 fonda con Dorfles,
Monnet e Soldati il Movimento Arte Concreta (MAC). Nel 1950 inizia la
serie di dipinti Negativi-positivi. Firma nel 1952 il Manifesto
del Macchinismo. Riceve nel 1954 il Premio Compasso d’Oro per un
giocattolo in gommapiuma. A partire dal 1957 inizia a collaborare come
designer industriale con la ditta Danese, realizzando il Portacenere
cubico. Nel 1962 organizza al negozio
Olivetti di Milano la prima mostra di "Arte programmata", cui
aderiscono anche Enzo Mari, il Gruppo "T" di Milano e il Gruppo
"N" di Padova. Nel 1967 tiene un corso di comunicazione
visiva presso il Carpenter Center for Visual Art di Cambridge nel
Massachusetts. Le sue lezioni sono pubblicate in seguito nel volume Design
e comunicazione visiva. Presenta alla Triennale di Milano
del 1968 un progetto di “ambiente abitabile minimo”. Nel corso
degli anni Settanta si dedica sempre più assiduamente alla progettazione
di giocattoli, mobili e spazi abitabili per l’infanzia (Abitacolo,
1970-71). Si occupa anche di didattica, realizzando nel 1977 presso la
Pinacoteca di Brera il suo primo Laboratorio per l’Infanzia. Partecipa
nel 1986 alla Biennale di Venezia e nel 1989 gli è conferita la laurea
honoris causa dall’Università di Genova. Gualtiero
Nativi
(Pistoia 1921 – Greve in Chianti 1999) I
suoi primi dipinti aniconici con inflessioni ancora neocubiste sono del
1947. L’anno successivo fonda con i pittori astratti di Firenze Berti,
Nonnini e Brunetti il gruppo Arte d’Oggi, con il quale organizza una
serie di mostre omonime. Nel febbraio del 1949 il gruppo espone alla
Libreria Salto. Nel giugno dello stesso anno a La Strozzina di Firenze la Mostra
Internazionale “Arte Oggi” vede riuniti i lavori di astrattisti
fiorentini, romani (Forma1), e di elementi del MAC. Nel 1950 firma con
Nonnini, Berti, Brunetti, Nuti e Migliorini il Manifesto
dell’astrattismo, in cui viene proposto un purismo geometrico
rigoroso, da contrapporre a certi esiti lirici e matrici
dell’astrazione. A partire dal 1950 le sue opere sono caratterizzate da
una frammentazione in rettangoli che si accentra in vibrante contrasto.
Nel 1951 con la mostra Arte astratta e concreta in Italia
organizzata alla Galleria d’Arte Moderna entra a far parte dell’Art
Club, partecipando a sei esposizioni. Nel 1953 divenne membro attivo del
Groupe Espace. Nel 1958 espone alla Galleria La Salita di Roma. E’
presente a varie edizioni della Quadriennale di Roma. Negli anni Sessanta
e Settanta le sue composizioni fondate su elementi geometrici cromatici si
dispongono in un sospeso equilibrio. Mario
Nigro
(Pistoia 1917 – Livorno 1992) Comincia
a dipingere a sedici anni, facendo inizialmente riferimento alla pittura
macchiaiola livornese e in seguito a De Chirico. Nel 1940 espone per la
prima volta ad una collettiva. Nel 1948-49 le sue prime opere concretiste
denuncano una notevole maturità lessicale d’impronta cinevisuale. Nel
1949 aderisce al MAC, ed espone la sua prima personale astratta alla
Galleria il Salto di Milano. Il febbraio successivo partecipa con Bertini
e Chevrier ad una mostra alla Sala delle Stagioni di Pisa presentata da
Gillo Dorfles. Nel
1951 tiene una personale alla Galleria il Salto, presentata sempre da
Dorfles. Dagli anni Cinquanta è corrispondente dell’Art Club da Livorno,
dove organizza alcune esposizioni nel 1953 e nel 1955. Nel 1952 realizza i
suoi primi Reticoli ritmici e simultanei che espone in personali a
Torino e Firenze alla Galleria Numero. Una componente fondamentale del suo
lavoro è di carattere ottico e di movimento virtuale. Nel 1955 partecipa
alla mostra che segna la fusione del MAC con il movimento francese Espace
alla Galleria del Fiore a Firenze. E’ invitato da Michel Seuphor nel
1957 alla mostra Cinquant’anni di pittura astratta nel mondo alla
Galleria Creuze di Parigi. Achille
Perilli
(Roma 1927) Nel
1945 si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Roma, dove
si laurea con Venturi con una tesi su de Chirico. Fonda con Dorazio,
Guerrini, Vespignani, Buratti, Muccini e Maffioletti il Gruppo Arte
Sociale, con cui espone nel 1946 presso la sezione del PSI di via Molise.
Nello stesso anno partecipa alla mostra La Fabbrica, organizzata
sui marciapiedi di via Veneto. Nel 1947 fonda, con Attardi, Accardi,
Consagra, Sanfilippo, Turcato, conosciuti nello studio di Guttuso, e
Dorazio, il gruppo Forma 1. A Praga studia le opere di Cézanne, Ricasso,
Braque, Matisse e Kupka. Si reca nel 1948 a Parigi, dove, presentato da
Venturi, partecipa con Dorazio al Congresso Internazionale di Critici
d’Arte. In compagnia di Dorazio e Guerrini nel 1949 viaggia per
l’Europa, nel 1950 apre la libreria-galleria L’Age d’Or, che
pubblica i quaderni “Forma 2”, e nel 1951 organizza presso la Galleria
Nazionale d’Arte Moderna, in collaborazione con l’Art Club, la mostra Arte
astratta e concreta in Italia. Nello stesso anno il gruppo dà vita
con Ballocco, Burri, Caporossi e Colla alla Fondazione Origine e realizza,
su invito di Fontana, due pitture murali per la Triennale di Milano. Nel
1955 allestisce con Dorazio e Cattania un laboratorio per la produzione di
manufatti in ceramica colorata. Tra il 1956 e il 1957 prima a Parigi, dove
conosce Tzara, e poi a Berlini studia il dadaismo. Pubblica i risultati
delle sue ricerche sulla rivista “L’esperienza moderna”, fondata
insieme con Novelli. A partire dagli anni Sessanta, mentre la sua attività
artistica e espositiva si fa sempre più intensa, si dedica anche alla
scenografia e dal 1966 all’incisione. Nel 1971 sottoscrive il Manifesto
della Folle Immagine nello Spazio Immaginato. L’anno successivo è
tra i fondatori del Gruppo Altro, con cui collabora fino al 1981
all’organizzazione di mostre e spettacoli. Nel 1982 redige il manifesto Teoria
dell’irrazionale geometrico. La sua attività espositiva si è
mantenuta molto intensa negli anni Ottanta e Novanta. Mario
Radice
(Como 1900-1987) Dopo
aver abbandonato nel 1922 la Facoltà di Medicina Veterinaria, trova un
impiego a turni come operaio in una fabbrica di carta, che gli permette di
dedicarsi alla pittura. Grazie ad alcune novità tecniche di sua
invenzione, è nominato caporeparto e inviato in uno stabilimento di
Buenos Aires. Pur risiedendo per alcuni anni in Argentina, mantiene i
rapporti con i suoi amici d’infanzia Rho e il futuro architetto Terragni.
Nel 1930 lascia il lavoro per dedicarsi esclusivamente all’arte. Tra il
1930 e il 1932 viaggia spesso in Francia e Germania, venendo a contatto
con le avanguardie europee. Nel 1932 è tra i fondatori del gruppo
Quadrante e l’anno successivo della rivista omonima. Tra il 1933 e il
1936 decora gli interni della Casa di Terragni. Nel 1934 progetta con
l’architetto Zucconi la tomba di Mariella Testoni per il cimitero di
Como. Nello stesso anno stringe amicizia con Reggiani, Ghiringhelli,
Bigliardi, Soldati, Fontana e Melotti. Frequenti sono negli anni
successivi le sue collaborazioni con architetti e ingegneri (Fontana per
il piazzale di Camerata, Como, con l’ingegner Terragni, 1934; negozio
Noseda a Como con l’architetto Zuccoli, 1935). Dal 1935 risiede a Milano
in una casa progettata per lui, Fontana e Sassu dagli architetti Terragni
e Lingeri. Nel 1938 fonda con Terragni e Gilberti il gruppo e la rivista
“Valori Primordiali”. Nel 1946 è tra i promotori del Movimento Arte
Concreta (MAC). Nel dopoguerra lavora a nuovi cicli di decorazioni murali
(Casa dell’ingegner Carcano a Maslianico, 1949; Casa a Fino Mornasco,
1953). La Biennale di Venezia gli dedica una sala personale nel 1958 e
1979. Nel 1982 una sua importante retrospettiva è stata organizzata
presso la Villa Malpensata di Lugano. Mauro
Reggiani
(Nonantola, Modena, 1897 – Milano 1980) Frequenta
l’Accademia di Belle Arti di Modena tra il 1914 e il 1917, anno in cui
è richiamato alle armi. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale
come pilota aviatore, nel dopoguerra porta a termine gli studi presso
l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Risiede quindi per tre anni a
Modena, fino al trasferimento nel 1925 a Milano, dove si accosta
all’ambiente di Novecento. L’anno successivo a Parigi apprezza Cézanne
e Gris. Nel 1930, durante un secondo soggiorno parigino, conosce Arp,
Kandinskij ed Ernst. Tra il 1931 e il 1932 si dedica soprattutto alla
natura morta. Espone frequentemente negli anni Trenta a Milano presso la
Galleria del Milione. Nel 1934 sottoscrive il primo Manifesto
dell’astrattismo italiano. Nel 1939 decora ad affresco la chiesa del
Villaggio Battisti di Tripoli. Allo scoppio della seconda guerra mondiale
è richiamato alle armi e inviato sul fronte russo. Parte della sua
produzione va distrutta nel 1943 durante i bombardamenti di Milano. Nel
1946 riceve l’incarico di assistente della cattreda di Pittura
dell’Accademia di Brera. L’anno successivo è presente alla Mostra
di Arte Astratta e Concreta, organizzata presso il Palazzo Reale di
Milano. Negli anni Cinquanta partecipa assiduamente alle attività del
Movimento Arte Concreta (MAC), di cui è eletto presidente nel 1954, ed
espone in Italia e all’estero nelle maggiori rassegne dedicate
all’astrattismo italiano. La Biennale di Venezia del 1952 gli dedica una
sala personale. Tra il 1957 e il 1966 collabora con il gallerista milanese
Pagani, che lo spinge a dedicarsi anche al design. Negli anni Sessanta
ottiene importanti riconoscimenti, tra cui nel 1965 il primo Premio della
Biennale di Venezia e il primo Premio di Pittura della Quadriennale di
Roma e nel 1967, anno in cui lascia per raggiunti limiti di età
l’insegnamento a Brera, una medaglia d’oro del Presidente della
Repubblica “Per la Scuola, la Cultura e l’Arte”. Gli dedicano una
personale nel 1973 la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e nel
1977 il Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Manlio
Rho
(Como 1901-1957) Studia
privatamente pittura con Zimbelli e scultura con Bassi. Dal 1919 insegna
pittura e scultura presso la Scuola di Disegno e Arte Applicata
all’Industria di Erba. Parallelamente segue i corsi di disegno
dell’Istituto Carducci di Como. Negli anni Venti collabora come
redattore e illustratore con i periodici “La Zanzara” di Como e
“Tessuti d’Italia” di Milano, realizza alcuni cartelloni e manifesti
pubblicitari e le copertine delle pubblicazioni delle case editrici
musicali Pennarelli di Napoli, Benini e Rampoldi di Como e Carisch di
Milano, dal 1923 è segretario del Regio Istituto Nazionale di Setificio
Paolo Carcano di Como e dal 1929 capo reparto stampa della Tessitura
serica Aliverti e Stecchini. Frequenta in questi anni, tra gli altri,
Radice e Terragni. A partire dal 1928 partecipa frequentemente alle mostre
organizzate presso il Broletto di Como. Espone per la prima volta a Milano
alla III Mostra del Sindacato Regionale di Belle Arti di Lombardia.
Risalgono al 1933 i suoi primi dipinti astratti. Nel 1935 è invitato per
la prima volta ad esporre presso la Galleria del Milione di Milano.
Nominato nel 1934 Fiduciario Provinciale del Sindacato Fascista delle
Belle Arti della Lombardia, in questi anni ha un’intensissima vita
pubblica. Cura con Radice nel 1937 l’allestimento della Sala Medaglie
d’Oro e della Sala Sacrario ai caduti della Mostra Coloniale Celebrativa
della Vittoria Imperiale di Como e nel 1939 fa acquistare e donare al
Comune di Como da alcuni industriali com’aschi un gruppo di disegni di
Sant’Elia. Nel 1940 sottoscrive il Manifesto
del Gruppo Primordiali Futuristi Sant’Elia. Nel 1943 promuove la fondazione della Galleria Como. Nel dopoguerra è
ancora consulente didattico per associazioni e industrie tessili comasche
e partecipa a importanti rassegne in Italia e all’estero. E’ invitato
alla Biennale di Venezia nel 1948, 1950, 1954 e 1956. A partire dal 1951
è membro della Commissione igienico-edilizia del Comune di Como. Nel 1955
gli è assegnato il Premio Compasso d’Oro per una raso stampato.
Atanasio
Soldati
(Parma 1896-1953) Si
diploma presso il Regio Istituto di Belle Arti di Parma nel 1921 in
Disegno architettonico e l’anno successivo in Figura. Nel 1925,
trasferitosi a Milano, inizia a insegnare Decorazione del Libro presso la
Scuola del Libro dell’Umanitaria. Nel 1929 è presente alla Mostra
Sindacale dell’Emilia Romagna. Nel 1930 conosce Persico e l’anno
successivo tiene una personale a Milano presso la Galleria del Milione.
Partecipa quindi alla collettiva Dieci pittori italiani organizzata
dalla Galleria Bardi di Roma. Espone nuovamente presso la Galleria del
Milione nel 1933, presentato da Belli, 1935 e 1939. Si reca nel 1933 per
la prima volta a Parigi, dove si interessa a Kandinskij, Klee e Ricasso.
Nel 1936 una sua opera è pubblicata sulla rivista francese “Abstraction
Création”. E’ ancora a Parigi nel 1937 e 1938, anno in cui aderisce
al gruppo Valori Primordiali. Dopo che i bombardamenti della seconda
guerra mondiale distruggono la sua casa e la Scuola del Libro, si
trasferisce prima a Solbiate Olona in provincia di Varese e poi a Losana
nei pressi di Pavia, dove risiede fino al 1944. Nel 1945 partecipa presso
la Galleria Bergamini di Milano alla Mostra d’Arte Astratta e
inizia ad insegnare presso l’Accademia di Brera. Nel 1948 fonda con
Dorfles, Monnet e Munari il Movimento Arte Concreta (MAC). Negli anni
Cinquanta presenta frequentemente le sue opere presso la Galleria
Bergamini. Espone alla Biennale di Venezia del 1950 in una sala personale.
Luigi
Veronesi
(Milano 1908-1998) Compie studi tecnici e conosce attraverso il padre, fotografo dilettante, la tecnica fotografica e del fotogramma. Nel 1930 si interessa a Kandinskij, Klee, Schlemmer e altri artisti del Bauhaus, le cui opere sono esposte alla Biennale di Venezia. Nel 1932, in occasione della sua prima personale tenutasi a Milano presso la Libreria del Milione, entra in contatto con gli artisti legati alla Galleria omonima. Nel 1934, anno in cui aderisce al gruppo Abstraction Création, espone le sue prime xilografie non figurative presso la Galleria del Milione. Dopo aver conosciuto nel 1936 a Basilea Moholy Nagy e studiato le opere dei costruttivisti russi presenti nella collezione Müller, inizia a collaborare con le riviste “Campo Grafico” e “Casabella”. Parallelamente si occupa anche di scenografia e illuminazione scenica e intensifica i suoi rapporti con Moholy Nagy e gli esponenti dell’arte concreta svizzera. Rompe con gli artisti e la Galleria del Milione a causa della loro adesione al fascismo. Tra il 1937 e il 1938 inizia a realizzare fotografie, fotomontaggi e film astratti. Nel 1939 si reca a Parigi, dove espone presso la Galerie L’Equipe e frequenta Delaunauy, Klein, Seligmann ed Herbin. Nel 1943 i bombardamenti distruggono quattro film e parte della sua produzione. Nel secondo dopoguerra partecipa a numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 1948 aderisce al Movimento Arte Concreta (MAC), di cui è presidente tra il 1956 e il 1957. Nel 1986 espone alla Biennale di Venezia in una sala personale. Il Palazzo dei Diamanti di Ferrara gli dedica nel 1978 una retrospettiva a cui seguono quelle tenute nel 1989 presso il Palazzo Reale di Milano e nel 1997 presso l’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt |
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