Credo fermamente e tantissimo che nel momento in cui io comincio a dipingere mi occupo esclusivamente non di un contenuto-significato che dovrà scaturire, una sorta di letteratura, ma solo ed esclusivamente della pittura. Davvero io ho l’impressione di dipingere la pittura, è la materia che mi interessa, quello che succede proprio lì, in quel momento, non quello che si otterrà dopo o che qualche d’uno vedrà e giudicherà, vorrei proprio dire quello che è indescrivibile, che c’è e magari non tutti lo vedono, dovrei metterti il pennello in mano e farti capire. Sono cose che succedono lì in quel momento e poi si vanno perdendo, nel senso che tu stesso poi li copri, li dimentichi, li cancelli, ma per chi dipinge sono momenti fondamentali, sono quelli la preghiera, se prendo il pennello poi dopo te lo faccio vedere, se tiro su il bitume ancora fresco sulla tela e poi prendo l’ocra e ci sporco il pennello e lo mescolo direttamente sulla tela, rimane il gesto, il movimento che non descrive ma che resta circolare e inconfondibile, per me, sulla tela, ecco, in quel momento io recepisco delle sensazioni che non sono contenuto, significato, racconto, nulla a che fare con quello che io stesso o che un terzo spettatore può trarre come considerazione a quadro finito, diciamo pure dei sensi, dei messaggi persino, sì quello che io chiamo letteratura, non in senso dispregiativo, perché è pure qualcosa di fondamentale, d’importante, ma è invece proprio nell’atto stesso del posare il pennello che io sento la pittura. Con questo, forse, si può dire che non sono un pittore di contenuti, ovvero che mi preparo sui libri, che guardo ai musei, davvero, io non ho bisogno di letteratura o di libri o di saperi vari, per dipingere, non ho bisogno che della pittura, non so definirmi altro che come pittore di forma. Credo che dalla forma venga la pittura e non il contrario.
[ENTRA]
CARDELLI e FONTANA · ©1998-2012