Visioni essenziali  di Mirella Bandini

E' rilevante che oggi un giovane artista - il trentenne Mirko Baricchi - operi nella pittura con uno sguardo strettamente interiore, attento ai pił piccoli moti dell'inconscio, usando una gamma di colori bassi e pacati, quasi monocromi, e prestando attenzione agli accadimenti minimi dell'operare sulla tela.

Un lavoro isolato, sommesso e per questo tanto pił encomiabile, in mezzo agli stridori mediatici o ai giochi concettuali degli artisti della sua generazione.

Le sue tele rivelano una perfetta sinestesia tra potere evocativo dell'opera e la tecnica pittorica, realizzata attraverso sapienti velature e collage come a palinsesto, le cui opacitą e monocromia sembrano celare profonditą ambigue, sulle quali l'occhio si affaccia per cercare di scoprire, di "vedere dietro". La sua pittura č come un campo di esplorazione che dalla superficie va al profondo e viceversa: gli sviluppi evocativi si realizzano entro le profonditą percepibili di quella materia cromatica, giocata tra gli ocra, i bianchi e il bitume, manipolata quasi alchemicamente.

Si tratta di una dimensione lirica di memoria, che cattura lo sguardo dello spettatore mediante visioni ipnagogiche, espressioni dell'inconscio desiderate: come l'emergere sobrio e piano di piccoli simboli, pił ombre o impronte che elementi volumetrici, quasi bruciati dalla luce.

Come ha scritto Nicola Micieli nel 1999 per la presentazione di una sua mostra al Palazzo Civico di Sarzana: "...all'azione dirompente della luce, acuita dall'estrema sobrietą di una gamma cromatica giocata essenzialmente sui valori del giallo aureo e dei bruni catramosi, raramente contaminati da coaguli e segnature di rossi e di azzurri, si deve il clima irreale di questi spazi chiusi, piuttosto ermetici che claustrofobici, nel senso che appaiono recinti investiti da una funzione cognitiva, e aggiungerei che presuppongono una sorta di iniziazione in chi intenda circolarvi.

 

La superficie della tela č animata dalla partizione geometrica determinata da sottili collage - che appaiono come piccole increspature - , screpolature che rendono maggiormente incidente il contrasto tra luce e ombra. Su questa superficie brunita, segreta, intima, corrono lacerti di vita e di ricordi con piccole scritte di notazioni diaristiche. In una recente pubblicazione dal titolo Mirko Baricchi - Fradici segni, edita dalla galleria Cardelli & Fontana di Sarzana, che da tempo segue con attenzione l'artista, Alessandro Riva puntualizza come "Baricchi allestisca l'unico spettacolo di cui oggi la pittura dell'inconscio possa disporre: quello di una pittura ferrea e rigorosa accostata a una pittura "sporca", pastosa, tutt'altro che piacevole o accattivante, e proprio per questo profondamente e completamente avvincente; di un affastellamento solo apparentemente casuale di immagini e di elementi diversi all'interno della tela; tra i quali convivono frammenti di memoria privata dell'artista - un'ombra, una sedia, spezzoni di frasi che sembrano provenire da lontane conversazioni e pagine di diario saltate fuori da chissą quale associazione di idee o di parole - ed elementi culturali provenienti ora dal corpo della storia dell'arte ora dal vasto serbatoio della cultura popolare; insomma di un bel calibrato mixaggio di elementi diversi e spesso opposti, per la maggior parte freddi e caldi, dove il freddo corrisponde al rigore a volte quasi geometrico degli elementi compositivi, e il caldo ai toni, alle atmosfere, allo stesso segno, gestuale o immediato, che contraddistingue lo stile dell'artista".

 

Anche Flaminio Gualdoni, in un recente scritto, parla delle sue "visioni essenziali, ma caricate da una spinta emotiva pulsante, densa... sono soprattutto colori di terra, incarnati di spessori smagriti sino a farsi inameni, aggirantisi intorno a tonalitą che sentono un rosso disagiato, rugginoso, oppure di giallo malato, nelle more dell'immediata captazione estetica; e bruni che si aggirano intorno alla misura del noir couleur. Essi si danno per stesure larghe, invasive, trovando pił aree di collisione e scambio, come se l'antica Monochrome Malerei, per il tramite di nobili poggiature come un Tąpies e gli esempi pił alti di "poetica del muro" - echeggianti, anch'essi, dai graffiti di sottile divagazione che vi si inscrivono - si facesse sostanza propria dell'immagine, percepibile al livello doppio dell'alteritą del pittorico e dell'oggettivitą fisica dell'esperienza sensibile".

 

Pubblicato sulla rivista "ARS", n° 44, agosto 2001

 

 

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