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Prefazione (amichevole) di Giuseppe Cederna
“Butta
giù qualcosa” mi ha detto, “qualcosa di semplice, quello che ti viene,
poche righe. Solo se ti viene, naturalmente”.
E va bene. Vediamo se mi viene.
Che Baricchi sia un mistero l’ho già scritto.
Un misterioso monumento di muscoli e creatività.
Ogni stagione qualcosa di nuovo: nuovi paesaggi con figure, nuovi
graffiti e messaggi in codice.
Mirko Baricchi è un artista generoso. Il suo segno è forte, deciso,
inciso, sovrapposto, scarificato.
Mirko Baricchi è un uomo tutto d’un pezzo. Ha le idee chiare. Se decide
di farsi un altro tatuaggio si fa un altro tatuaggio. Se decide di
andare al cinema va al cinema. Se è festa che sia festa. Fino a tardi.
Se vuole farti ridere ci si impegna e gli riesce bene. E se lavora,
lavora. E quando lavora non ce n’è per nessuno. Mai visto triste o
depresso. Disispirato. Demotivato. Senza rotta. Senza cornice. Mai un
vento freddo nell’anima. Mai nemmeno un alito di vento a scompigliargli
i capelli. (ah ah)
Eppure.
Eppure con Baricchi non ci si annoia mai. Il mistero è sempre in
agguato. Qualche giorno fa mi ha portato un cd con i suoi ultimi lavori.
“Vedi un po’ tu” mi ha detto.
E io ho visto.
Ho visto un pinocchio sospeso nel deserto e un cavallo affacciato tra le
nuvole. O forse un pinocchio affacciato tra le nuvole e un cavallo
sospeso nel deserto. Ho visto un cavallo senza testa, una colomba
fenice, un cane cinghiale, un alito rovente; ho visto un coniglio sotto
ipnosi e un coniglio di brace nell’attimo della dissoluzione; ho visto
un sigillo a forma di croce, una kappa capovolta, una luna-testa
imprigionata dalle corde dei lapislazzuli. Ho visto i miraggi e le
tempeste di sabbia. L’ordine del caos e il delicato turbine della
creazione.
Ho visto, forse, un altro spicchio dell’anima di Baricchi.
Un Baricchi Zen?
(Il mistero continua...)
Tratto da “M.”, Galleria Cristina Busi, Chiavari, 2007
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