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 Renata Boero

 
 

  

Sequenze   2008

 

installazione in occasione della V° edizione del Festival della Mente, Sarzana agosto-settembre 2008, galleria Cardelli & Fontana   

 

Sequenze
 

 

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Farfalle    di Mario Canepa

 

 

Il silenzio è un modo di dire. Anche la pagina bianca.

Pensavo a questo mentre il mattino filtrava dalla persiana e rischiarava i segni che si contrastavano sulla tela di Capogrossi. A volte prevalgono i neri, a volte i bianchi: Superficie 345, ha un nome il quadro, ma non è bello chiamarlo con un numero.

Amo i bei titoli, quelli che ti porti dietro per tutta la vita come Elogio dell’ombra (Borges), La forza delle cose (de Beauvoir), La cognizione del dolore (Gadda), Più lontane stazioni (Venturi), L’invenzione della solitudine (Auster). Ce ne sono mille altri: Cancello per sempre la parola è il titolo di un quadro di Gastone Novelli che fa pensare ad Antonioni, al suo silenzio. Scriveva il regista: “Tutte le volte che sto per incominciare un film me ne viene in mente un altro”. Anch’io, che ora dovrei parlare di Renata, mi sono perso per strada. Cercavo il libro che Fossati aveva scritto su di lei e mi ritrovo a sfogliare il catalogo di Fontana: Concetto spaziale – Attese – Oggi è giovedì domani è venerdì. Lo sapevano già tutti.

 

Renata Boero dunque: i nuovi lavori non sono di certo Cromogrammi, quelli erano degli anni settanta, questi invece sono… Ma come si chiamano questi?

“Ricordati di scriverlo con la lettera kappa!”, mi aveva detto, ma ora il nome me lo sono dimenticato. Mi è rimasto solo questa K, un segno.

I quadri li ricordo, anche se non sono facili da raccontare. Sono più vicini al silenzio, alla pausa più che alla musica, un prendere fiato per meglio ricordare…

Care memorie, scriveva Margherite Yourcenar.

 

Affreschi che si perdono… qualcuno ha acceso dei fuochi, striature sul muro che si riprende il suo spazio… Ti ritrovi a ricomporre immagini come vorresti fossero ma che mai sono state, ti soffermi su un segno… Una mano?... Forse un addio.

 

Lentamente i muri scoloriscono

Le Madonne hanno perso il sorriso

E tra le braccia non stringono più niente…

 

I Cromogrammi di allora si sono ora spogliati del superfluo, quel poco che basta, c’è un respiro più largo, come se il tempo avesse vinto la sua battaglia.

Non era forse questo che cercava già allora Renata?

Questo è ciò che resta.

Il cammino è stato lungo, Renata ha dato tempo al tempo.

La penombra che abbiamo attraversato, scriveva Lalla Romano.

 

“Sai che quando saremo morti diventeremo farfalle”, mi ha detto l’altro giorno convinta.

Non so come faccia a saperlo. A me nessuno dice niente.

Alla farfalla non ci ho ancora pensato, ma non so se avrò ancora voglia di volare. Ora, importante, è trovare la parola e sistemare la K che mi resta.



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