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Farfalle
di Mario Canepa
Il silenzio è un
modo di dire. Anche la pagina bianca.
Pensavo a questo
mentre il mattino filtrava dalla persiana e rischiarava i segni che
si contrastavano sulla tela di Capogrossi. A volte prevalgono i
neri, a volte i bianchi: Superficie 345,
ha un nome il quadro, ma non è bello chiamarlo con un numero.
Amo i bei titoli,
quelli che ti porti dietro per tutta la vita come Elogio
dell’ombra (Borges), La forza delle cose (de Beauvoir),
La cognizione del dolore (Gadda), Più lontane stazioni
(Venturi), L’invenzione della solitudine (Auster). Ce ne sono
mille altri: Cancello per sempre la parola è il titolo di un
quadro di Gastone Novelli che fa pensare ad Antonioni, al suo
silenzio. Scriveva il regista: “Tutte le volte che sto per
incominciare un film me ne viene in mente un altro”. Anch’io, che
ora dovrei parlare di Renata, mi sono perso per strada. Cercavo il
libro che Fossati aveva scritto su di lei e mi ritrovo a sfogliare
il catalogo di Fontana: Concetto spaziale – Attese – Oggi è
giovedì domani è venerdì. Lo sapevano già tutti.
Renata Boero
dunque: i nuovi lavori non sono di certo Cromogrammi, quelli erano
degli anni settanta, questi invece sono… Ma come si chiamano questi?
“Ricordati di
scriverlo con la lettera kappa!”, mi aveva detto, ma ora il nome me
lo sono dimenticato. Mi è rimasto solo questa K, un segno.
I quadri li
ricordo, anche se non sono facili da raccontare. Sono più vicini al
silenzio, alla pausa più che alla musica, un prendere fiato per
meglio ricordare…
Care memorie,
scriveva Margherite Yourcenar.
Affreschi che si
perdono… qualcuno ha acceso dei fuochi, striature sul muro che si
riprende il suo spazio… Ti ritrovi a ricomporre immagini come
vorresti fossero ma che mai sono state, ti soffermi su un segno… Una
mano?... Forse un addio.
Lentamente i muri
scoloriscono
Le Madonne hanno
perso il sorriso
E tra le braccia
non stringono più niente…
I Cromogrammi di
allora si sono ora spogliati del superfluo, quel poco che basta, c’è
un respiro più largo, come se il tempo avesse vinto la sua
battaglia.
Non era forse
questo che cercava già allora Renata?
Questo è ciò che
resta.
Il cammino è
stato lungo, Renata ha dato tempo al tempo.
La penombra che
abbiamo attraversato,
scriveva Lalla Romano.
“Sai che quando
saremo morti diventeremo farfalle”, mi ha detto l’altro giorno
convinta.
Non so come
faccia a saperlo. A me nessuno dice niente.
Alla farfalla non
ci ho ancora pensato, ma non so se avrò ancora voglia di volare.
Ora, importante, è trovare la parola e sistemare la K che mi resta. |