Have a nice day

di Dorothea Niggenmeier
 

  

La mostra “Have a nice day” di Marco Casentini a Ingolstadt presenta pezzi di quattro diversi gruppi di opere di questo artista Italiano: grandi formati, quadri policromi, opere monocromatiche su perspex, quadri di piccolo formato di carattere oggettistico, e un quadro a muro che Marco Casentini creò appositamente per la mostra di Ingolstadt. Questi quattro gruppi di opere, che di primo acchito sembrano molto diversi l’uno dall’altro, hanno tutti qualcosa in comune: l’intensità del colore e l’uso di molteplici e spesso sorprendenti materiali in un solo pezzo. I colori distintivi di questi ultimi lavori e la combinazione dei materiali sono elementi che Casentini ha sviluppato negli ultimi anni e sono la continuazione delle sue imprese artistiche precedenti.

Marco Casentini ha studiato all’Accademia delle Belli Arti di Carrara dal 1980 al 1984 e ha cominciato la sua carriera come pittore figurativo, per quanto sia difficile immaginarlo considerando il suo lavoro di adesso.
Un bell’esempio del suo lavoro di quel periodo è un pezzo che ha esposto nel 1984 in una mostra collettiva di studenti e professori dell’ Accademia delle Belli Arti di Carrara. La mostra si è tenuta negli spazi dimessi della Stadtische Galerie Ingolstadt al Herzogkasten. Il rapporto fra le due comunità cominciò quando le due città furono gemellate. Da quel momento si è sviluppato un vivace scambio culturale che ha fatto nascere numerosi eventi di successo, come l’esposizione dell’Accademia delle Belli Arti.

Il suo pezzo del 1984 per la mostra di Ingolstadt é diviso in quattro campi della stessa misura in cui ci sono diverse parti (un piede, un torso e una schiena) di una persona nuda che sembra stia scappando. Data la loro posizione al margine della tela, le parti del corpo risultano frammentate e danno al quadro una vitalità straordinaria. La divisione della tela in quadrati è stato un principio di progettazione fin dall’ inizio dello sviluppo artistico di Casentini, ed egli lo ha utilizzato fino ad oggi. Tuttavia in quegli anni, per Casentini, l’ esposizione figurativa di parti del corpo smembrate costituiva l’elemento più importante che, con il loro colore chiaro, usciva con un balzo dalla superficie scura della tela, comunicando un momento narrativo che sembra negare il mondo stesso.

All’inizio degli anni ‘90 il lavoro di Casentini segnò una chiara svolta rispetto alla rappresentazione figurativa dei suoi anni accademici. Tutti i quadri di questo periodo mostrano la stessa progettazione: la tela è divisa in piccoli rettangoli colorati di diverse misure. Comunque, bisogna fare alcune precisazioni riguardo a questa divisione geometrica. La maggior parte della tela consiste di campi rigorosamente rettangolari dipinti con un colore solo. La gamma dei toni va dal grigio scuro, nero e marrone al rosso tenue e verde. Invece, lo spazio restante del quadro contiene una combinazione di un campo chiaro e di un campo marrone-nero diviso da una specie di arco. In queste zone amorfe l’elemento monocromo si dissolve e fioriscono le sfumature di colore. Il risultato è spaziale, un effetto mancante negli altri campi colorati. La caratteristica distintiva di questo gruppo di lavoro è la giustapposizione di due forme di disegno nello stesso quadro, un elemento che crea fratture emozionanti nella composizione e mette in mostra l’uso di due stili nello stesso pezzo.

Quando questi quadri furono dipinti, Casentini viveva a Milano, una città che allora influenzò molto il suo lavoro. In particolare, la vista dalla finestra del suo studio di Milano ispirò molti dei suoi dipinti. A quell’epoca la sua tavolozza rispecchiava i toni che si potevano vedere in una grande città italiana come Milano: toni scuri e smorzati, come se i colori stessi fossero coperti di sporco e gas di scarico, con pochi punti nei quale il sole riuscisse a brillare tra i canyon dei palazzi. Casentini ha ritratto una visione sobria della città, piuttosto pessimista.

Comunque, in questi quadri ha catturato anche un altro aspetto della Milano che vedeva dalla finestra del suo studio: l’architettura urbana tagliata in forme prettamente geometriche. Per dipingere efficacemente le sue impressioni di Milano, Casentini ha cominciato a dividere le sue tele in forme prevalentemente rettangolari, manifestazione del suo metodo geometricamente strutturato per creare immagini.

Verso la fine degli anni ‘90 Casentini cominciò ad abbandonare del tutto forme curvilinee e gradazioni di colore. La caratteristica saliente delle sue composizioni durante questo periodo sono i campi rettangolari di colore uniforme. La sua tavolozza è diventata più vibrante, anche se alcune gradazioni sono state diluite con il bianco e dunque tendevano verso i toni pastello. La maggior parte di questi quadri furono fortemente influenzati dal suo primo lungo soggiorno in California. Mostrano, da parte di Casentini, lo sviluppo di una visione del tutto nuova della luce e dei toni di colore, rispetto al periodo nel suo studio di Milano.


Opere policrome

Durante i suoi soggiorni negli Stati Uniti, Casentini ha coltivato una definizione del tutto nuova di vitalità dei colori. A partire dalla fine degli anni ‘90 i colori intensi si trasformarono in toni potenti e brillanti apportando una nota di esuberanza e brillantezza ai suoi pezzi di quel periodo. Per Casentini essi rispecchiano la Pop Art, Los Angeles, l’architettura messicana, i cartoni animati e Walt Disney. Il suo entusiasmo auto-dichiarato per tutte le cose kitsch è lampante.

Anche la sua vita privata è profondamente cambiata in questo periodo: ha avuto due figli dalla moglie e ciò ha costituito una trasformazione fondamentale che, unitamente alle lunghe permanenze in California, ha influenzato enormemente la sua arte, come lui stesso ci spiega. Dunque ‘Have a nice day’ non è solo il nome della mostra, ma anche una specie di motto per la sua vita degli ultimi anni.

L’elemento fondamentale è che il lavoro di Casentini, come risultato del tempo trascorso negli Stati Uniti, è stato contagiato dalla pittura color field, un movimento artistico portato avanti negli anni ’50 da artisti significativi come Mark Rothko e Barnett Newman.

In larga misura, anche in California ciò che ispirò Casentini fu la geometria dell’architettura. Come era successo a Milano negli anni ‘90, la sua visione cattura le strutture geometriche calcolate e i colori del regno urbano e li combina con i colori della natura che lo circondano. Durante alcuni anni Casentini é stato in grado di sviluppare e perfezionare la sua modalità di riflettere il mondo degli oggetti usando un sistema che, di fatto, di questi oggetti è privo. Questo sistema è caratterizzato dalla riduzione delle forme dell’architettura urbana in rettangoli che egli poi riempie di colori che definiscono l’insieme. Ciò che Casentini vede, e come lo percepisce, viene successivamente astratto e trasformato in soluzioni geometriche. La sua arte, tuttavia, non è astrazione teoretica e geometria calcolata, come potrebbe sembrare a prima vista. Piuttosto, essa si fonda sulle impressioni del mondo che egli percepisce. Nel dividere la tela in campi rettangolari, ogni campo mostra soltanto un pezzo dell’intero più grande, come se guardassimo da una finestra. La totalità dei frammenti colorati è poi palesata in un’immagine unificata.

Il suo processo è simile a quello usato da Ellsworth Kelly nella serie grids degli anni che vanno dal 1948 al 1951. Entrambi riducono le forme al minimo e usano l’astrazione geometrica per esprimere i colori del mondo al di fuori del quadro. Kelly, però, impiega un metodo di composizione più rigido nel quale ogni campo è della stessa misura, come in una scacchiera. Casentini, invece, sceglie le diverse misure ed i colori dei suoi rettangoli intuitivamente e spontaneamente durante il processo lavorativo.

Nei suoi pezzi policromi e di grande formato, Casentini non si limita solo a dipingere. Egli usa il silicone per fissare i pannelli rettangolari di perspex alla superficie del quadro. Questi pannelli si mescolano meravigliosamente con i colori e le forme della composizione complessiva. Come spettatore, è necessario muoversi davanti al pezzo per vedere le differenze fra immateriali. Diversamente dalla vernice acrilica, il perspexs rispecchia l’ambiente, cambiando il quadro secondo la posizione dell’ osservatore. La combinazione di vernice acrilica, matt e perspex risulta altamente lucente ed ha un grande effetto sull’impatto del quadro.

Mischiare materiali diversi ha costituito un grande fascino per Casentini fin dagli anni ‘80. Nel 1989 egli mischiò la vernice ad olio con la terra e più tardi, ispirato dai pezzi di stoffa di Blinky Palermo, nei suoi quadri utilizzò persino collage di stoffa di camicia. Secondo lui, l’interazione di materiali diversi è affascinante, specialmente se imprevedibile per lo spettatore, e crea un effetto curioso nel quadro dovuto alla combinazione di sostanze diverse.

Casentini usa i suoi dipinti per comunicare impressioni e memorie che possono essere vecchie di due giorni o, anche, due anni. Egli dipinge ciò che vede e ciò che ricorda, ricostruendo l’atmosfera di momenti reali che egli stesso ha vissuto. Le ambientazioni soleggiate californiane sono una grande ispirazione per il suo lavoro.

Il dipinto “California Swimming Pool (to David Hockney)” contiene miriadi di nuance di blu ed è un omaggio al pittore britannico, che è un modello importante per Casentini. Sebbene il dipinto non rappresenta propriamente una piscina, tuttavia riesce a sollecitare associazioni con i pezzi sulle piscine di Hockney. I suoi colori richiamano fortemente quelli utilizzati da Hockney nel dipingere la frammentazione di luce sull’acqua nel suo quadro “Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)” del 1971. Quel lavoro fu una fonte di ispirazione per i dipinti di Casentini e, in verità, la distribuzione delle sfumature di colore sembra orientata verso la tavolozza che caratterizza Hockney. In aggiunta ai tanti toni di blu ci sono campi di giallo sparpagliati come quelli che appaiano nella rappresentazione di luce riflessa dall’acqua di Hockney. Casentini fu in grado di creare un’interpretazione del tutto astratta del lavoro del suo maestro.

Non sorprende che i curricula vitae di Hockney e di Casentini mostrino delle somiglianze: entrambi sono artisti europei che sono andati in California per cercare di catturare nell’ arte le impressioni che avevano vissuto lì.
In modi assai diversi la loro arte rappresenta la natura spensierata dei fenomeni, The American way of life.

Altre opere di Casentini richiamano memorie di paesaggi. Per esempio, nel dipinto “Sun City”, le strisce blu e verdi che attraversano l’intera parte superiore e inferiore, rispettivamente, della tela, danno l’impressione di un orizzonte con una città che sorge sullo sfondo di un cielo blu e un paesaggio verdeggiante. Queste associazioni, che sono inevitabili se si conosce il titolo del pezzo, permettono ai dipinti di diventare un’ astrazione di paesaggi. La profondità é creata dai campi di colore sovrapposti e scaglionati, non con l’uso della prospettiva.

La California ha offerto a Casentini non solo condizioni di luce e colori ineguagliabili, ma anche un ambiente di artisti Americani il cui lavoro ha avuto una grande influenza sul suo sviluppo artistico. Richard Diebenkorn, di cui Casentini stesso riconosce l’influenza, cominciò una serie nel 1967 chiamata “Ocean Park”, che deve il suo nome al quartiere di Santa Monica dove aveva lo studio. Come Diebenkorn negli anni ‘60, Casentini fu affascinato 40 anni più tardi dalla luce e dall’architettura californiana. Entrambi gli artisti iniziarono con le arti figurative, ma il processo di astrazione è ciò che, infine, ha permesso loro di esprimere come percepivano l’ambiente.


Opere monocrome

In aggiunta ai dipinti colorati, che costituiscono la maggior parte delle sue opere, nel 1999/2000 Casentini iniziò a sviluppare lo stile monocromo. In questi pezzi, un colore – spesso il blu, il nero, il rosso o l’arancione – è dipinto in una varietà di nuance con l’uso di campi rettangolari e colorati che presentano alcune estremità oblique. Al posto della tela, Casentini impiega spesso come base il perspexs, un materiale che offre la possibilità di dipingere non solo davanti ma anche dietro. Il colore sul retro è poi visibile attraverso gli interstizii sul davanti, e il perspex altera lievemente le tonalità in modo da creare nuove sfumature. In aggiunta ci sono variazioni di colore dovute alle ombre create sul retro del pezzo quando la luce brilla sulle estremità dei campi di colore sul davanti del quadro. Così il dipinto diventa una composizione di diversi toni di colore. Casentini compone variazioni sottili, sfidandoci a scoprire la gradazione tonale. Il colore diventa al tempo stesso la forma e il contenuto del quadro, ma l’artista evita di trattare i pezzi con la sua tecnica caratteristica.

Infatti i lavori monocromi su perspex non hanno titoli perchè non sono espressioni di memorie o impressioni, come nel caso dei dipinti policromi. L’enfasi è sul colore e le sue sfumature. A differenza dei pezzi policromi, tutti i lavori monocromi di Casentini, in particolare quelli neri, rilevano un aspetto più contemplativo e introverso dell’ artista.


I Murali

I murali di Casentini, esistenti in più posti del mondo, hanno una struttura simile ai grandi dipinti policromi su tela: il muro é diviso in sezioni geometriche e ciascuna sezione è dipinta di colore diverso. La differenza saliente che apporta lavorare su un muro piuttosto che su una tela è che Casentini ha potuto incorporare nell’opera gli aspetti architettonici e spaziali. Il dipinto murale diventa, dunque, una parte integrante dell’architettura che cambia l’impatto dello spazio espositivo.
I lavori policromi più piccoli sono successivamente appesi su un dipinto murale creando così un’installazione.
A differenza dell’effetto di un’installazione “cubo bianco”, questo trattamento murale serve ad intensificare i colori dei singoli pezzi. Un altro elemento unico di questi lavori è la limitazione temporale: i muri dello spazio espositivo vengono imbiancati quando la mostra finisce.


Dipinti di carattere oggettistico

Una delle serie speciali di Casentini presenta lavori di piccolo formato. Questi dipinti su tela hanno dei telai molto profondi e quando vengono appesi su un muro creano l’effetto di un cubo tridimensionale. Come nei dipinti policromi di grande formato, la superficie dell’immagine é divisa in rettangoli colorati di varie dimensioni. L’unicità di queste opere è la prospettiva che viene creata sui margini e negli angoli dove un rettangolo viene letteralmente riversato dal davanti del quadro al lato del telaio. Improvvisamente il pezzo sviluppa una profondità spaziale seducente.

Casentini considera queste opere dei dipinti, eppure non sono facilmente categorizzabili come tali poiché trascendono più stili. La tecnica – acrilico su tela – suggerisce che sia un quadro mentre il formato stesso implica un oggetto, e persino una scultura. La classificazione deve, per forza, essere fatta dallo spettatore.


Astratto o concreto?

I lavori policromi di grande formato di Casentini sono astrazioni di percezioni e paesaggi che sono stati trasformati in un sistema astratto che egli stesso ha sviluppato. I lavori monocromi, invece, usano elementi di design più concreti, costruttivisti e non fanno riferimento a una realtà al di fuori del quadro stesso. Casentini non si considera un artista concreto, ma nei lavori monocromi diventa chiaro che egli usa i metodi di quel genere. E’ difficile assegnare uno stile alla sua opera. Detto ciò, il suo lavoro non sarebbe stato possibile senza i movimenti artistici del XX secolo. Egli ammette un’influenza significativa della Bauhaus e del Costruttivismo, ciò nonostante egli ha sviluppato un’interazione allegra e giocosa con questi stili e le ideologie che li ispirarono. Come il titolo della mostra, la sua arte esprime precisamente lo spensierato, vibrante atteggiamento intrinseco del “Have a nice day”, un informale e amichevole saluto.

 

 

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