Il ritorno in-esistente
Simone Pellegrini

 


L’esistenza come ritorno, come un girare periferico, come un torneare che non spezza il filo ma neppure lo tende. L’esistente muove all’intorno e scava la fossa del centro mentre si aggira, mentre affila la lingua sul ritornello ed esclude di aver fiutato le sue stesse tracce.

L’esistente ha vocazione poetica. Ma chiamato a creare, cosa giunge a stornare? Che cosa egli allontana e pensa di poter riavere portandosi in giro? Può darsi che egli sia satellite di questo vuoto che, più del pieno esercita leggi gravitazionali, che egli sia indotto al torneo non dall’amore ma dalla vacuità stessa?

Il ritorno forse non potendo essere il movimento che colloca l’essere (è poi questi soggetto riconducibile? Non è costui piuttosto, il paziente irredento il cui “io” si sbriciola nella dizione?) è piuttosto ciò che lo circuita a perdizione.

Noi possiamo tornare e ritornare sul luogo, ma questo non fa dello stesso un luogo perduto e poi ritrovato; noi torniamo in prossimità del perduto, aggiriamo la nostra esistenza attorno al non-luogo, attorno all’indistinto.

Quindi solo procedendo noi accoglieremo il ritorno di ciò (cosa?) che verrà a stornarci (ma esistere non è forse questo ex-porsi, questo porsi fuori? Il nostro stesso apparire non prevede forse una dislocazione originaria, che inaugura la vacanza e con essa la perdita?) una madeleine verrà ad inabissarsi in noi, a decentrarsi in noi.

Ritornare potremo allora, ma mai nel non-luogo da cui siamo stati chiamati fuori, il nostro torneo sarà piuttosto sul luogo che circoscrive quella buia origine dalla quale un primigenio peccato di individuazione ci avrebbe sottratti.

 

Scritto in occasione della mostra "Ritorno inesistente", a cura di Tiziana Conti, Chieri, 2005

 

CARDELLI & FONTANA · via Torrione Stella Nord 5 · 19038 SARZANA (SP) T/F 0187.626374 galleria@cardelliefontana.com ©1998-2008