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Simone Pellegrini
Chi, per la prima volta, viene in contatto con il mondo di Simone Pellegrini (con le sue figure, storie, scene e simboli), penserà che si tratti di un artista proveniente da un'epoca molto lontana, forse addirittura interpreterà i suoi codici come documenti di una civiltà da tempo perduta, in possesso di una propria scrittura ideografica, e sospetterebbe che l'autore sia un monaco o uno scriba appartenente a una stirpe le cui origini si perdono nelle nebbie della storia. A quest'ipotesi possono indurlo un mondo grafico dai contorni netti (in bianco e nero), fissato per mezzo di un procedimento di stampa a trasferimento, come pure la carta 'stagionata', con la sua colorazione giallastra che richiama le pergamene. Forma e materiale risvegliano l'archeologo che è in noi, e ci inducono a decifrare i messaggi. Osservando il procedimento di Pellegrini mi è venuta in mente un'artista americana che, da una prospettiva femminista, mutua la propria iconografia, fatta di donne munite di fallo artificiale (una donna indipendente dall'uomo), dal mondo della pittura vascolare greca. Quell'artista è Nancy Spero. Naturalmente le storie e i simboli di Pellegrini non sono riducibili a un messaggio patinato, da cartellone, ma toccano temi (questioni di genere, uomo + donna, violenza, il rapporto del singolo con il gruppo, con la natura, eccetera) che l'artista articola attraverso il linguaggio segnico e allegorico che si è scelto. Dietro queste carte 'stagionate' e consunte si cela una mente filosofica, che si trova più a suo agio al nord che al sud. Se mi è consentito fare un altro confronto, ricorderei proprio l'artista statunitense del Sud Kara Walker che, in un mezzo estetico risalente al tardo XVIII secolo, il ritaglio cartaceo, trova una possibilità espressiva che, nelle sue pretese poetiche, si pone dialetticamente rispetto ai contenuti trasmessi. Un'analoga dialettica si riscontra in Pellegrini, nel rapporto fra il contenuto e la forma citazionistica da lui scoperta. Non è il pastiche, che si osserva ahimè troppo spesso nell'arte contemporanea, a interessarlo, bensì la tensione fra lo schema compositivo-grafico dei contenuti veicolati, che ci permette di decifrarli come farebbe un archeologo, e i flash tematici che vi si celano - e che, dietro la sottile patina della civiltà, tradiscono la nostra natura arcaica.
P. Weiermair
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