Allora,
affrontare il “Viaggio” magico e mistico dell’arte comporta il
saccheggio del suo patrimonio simbolico, la dispersione del reliquiario
iconico, l’attraversamento del mondo immaginifico e delle sue visioni.
Ma l’erranza che così si determina rappresenta la cifra di un
comportamento intellettuale che coglie nell’enigma la verifica costante
del proprio procedere e, nel contempo, il limite ultimo, la prova
superiore che sbarra la comprensione. Nell’enigma emerge con forza il
ruolo dell’indagine e la funzione euristica dell’arte, la conoscenza
si svela così come il territorio dove abita l’emozione e si cela la
poesia, l’unico paesaggio dove è ancora possibile l’incanto.
Luogo
inadatto dove l’utopia alimenta il suo sogno visionario, dove l’ombra
e il mistero accolgono gli ultimi pellegrini erranti di un sapere che non
si è mai compiuto; luogo del turbamento dove i sussurri melanconici di
un’incerta esistenzialità accendono bagliori di suggestione e di
emozione. La conoscenza è l’anima profonda di quest’ arte che ama
nascondersi nelle profondità, che va evocata con formule esoteriche, che
nutre la metafora e muta costantemente le maschere del simbolo.
La
leggenda dell’arte di Vettor Pisani narra della ricerca delle “parole
perdute”, della scomparsa del loro significato, del vuoto profondo in
cui è immersa la verità dell’indicibilità del suo nome.Ma
l’alchimia linguistica e l’iconografia esoterica costituiscono gli
strumenti magici di un agire artistico che sprofonda nel vortice
sconcertante di una buia verità, sono i componenti delle formule
misteriose attraverso le quali è possibile accedere dalle dimensioni più
intime e segrete della vita. L’arte genera ed è generata da una
coscienza teosofica che è anelito conoscitivo, coscienza della profonda
dicotomia fra essenza ed apparenza, consapevolezza di una verità
“altra” oltre la superficie, a cui è possibile giungere solo con
l’attraversamento della parola e dell’immagine. Si determina così la
strategia dell’ermetismo, inteso non solo come procedimento linguistico,
ma come comportamento intellettuale, come agire sospeso sopra il mondo,
oltre la storia, nelle profondità dell’esistenza. L’ermetismo è il
volto procedurale dell’enigma, segna il passo all’interno del
labirinto, propone la maschera simbolica e consente la leggerezza
necessaria all’attraversamento dell’immagine.
Il
rito iniziatico è di per sé ermetico e simbolico, le formule alchemiche
rappresentano codici d’accesso ad una conoscenza misteriosa e
spaventevole, avvolgente e indicibile. Così, l’arte di Vettor Pisani
nella sua erranza, nella metafora della sua esistenza, non può non
avvolgere il linguaggio immaginifico dell’esoterismo, ed in particolare
quello simbolicamente più ricco e complesso del rosacrocianesimo. Si
dipana in tal modo un sofisticato erbario di suggestioni visionarie, di
costruzioni allegoriche, di incanti poetici, di figure simboliche che
tracciano un nuovo labirinto e ricompongono l’enigma. L’intuizione
libera e fantastica consente l’abbandono alla deriva, la perdita di
senso, l’emozione lirica di una conoscenza che si coglie nello
struggimento e nell’incanto. Il desiderio, muto e sottile, anima questo
percorso attraverso i luoghi fiabeschi della ritualità e del mistero,
volo notturno sopra una realtà che mostra indiscretamente le proprie
intimità e si compiace dello sguardo vellutato
che
l’accarezza. Il desiderio è stimolo di conoscenza e di possesso, è la
voce suadente di un richiamo atteso, è turbamento che avvolge e scuote
nel profondo dell’anima, è sussurro poetico di un’interiorità oscura
e misteriosa. Ma il volto erotico del desiderio è anche teatralità
assoluta, simbolo vitale e cosmico di un flusso costante che scorre
ovunque e che tutto contamina. L’erotismo di Vettor Pisani rappresenta
il linguaggio iniziatico di accesso ad una ritualità simbolica in cui
l’agire liturgico è esso stesso essenza esoterica, dove l’immagine
simbolica è icona sacrale, dove la parola riscopre il magico potere di
essere e non solo rappresentare la realtà.
In
tale contesto la figura femminile assume un ruolo determinante,
rappresenta la centralità dell’idea di bellezza, il suo senso
filosofico, etico, classico; l’immagine femminile attraversa la propria
valenza simbolica, acquistando nuovi significati e suggerendo nuove
interpretazioni. Il desiderio erotico ditale simbologia rafforza il
processo di conoscenza senza con ciò rinunciare al mistero della formula
esoterica e al fascino del rituale. Allora, le opere di Vettor Pisani si
popolano di Sfingi e coniglietti, di Sorella Tre puntine e Germano, di
Rose Baby Cresta e di piramidi, simboli rosacrociati e massonici,
protagonisti indecifrabili di un teatro oltre il tempo e oltre
l’apparenza. Virginia e Germano, il fratello errante e la sorella
celante sono i percorsi della rosa e della croce, la conoscenza assoluta
e sublime dell’assenza e della ricerca: “R.C. Theatrum, teatrino
chimico e comico di Germani, dei Fratelli erranti e celanti, muratori,
Artisti Rosacroce”. Dicotomie e specchi, distacchi e riflessi, il
labirinto impone i suoi enigmi e l’artista affronta il gioco cosmico,
scopre l’ironia, la comicità e il grande teatro del simbolico continua
la sua recita nella consapevolezza acquisita che la parola, l’immagine,
il numero, sono e non solo rappresentano almeno una possibile verità.
Le
installazioni di Vettor Pisani, così come le performance che spesso le
accompagnano, rappresentano dunque una dimensione spaziale intesa come
“luogo liturgico”, territorio magico nel quale i simboli riacquistano
il loro corpo, la loro fisicità, per compiere la loro “funzione” e
scegliere la loro voce. Una piramide sospesa incombe sul pianoforte e
isole disperse scoprono il proprio mare, luci azzurre e rosse diffondono
atmosfere suggestive dove il sogno può confondere le proprie visioni,
colori chimici e immagini alchemiche determinano un’arte iconologica che
richiede un “abbandono cosciente” alla ritualità magica ed esoterica.
Così per lo spazio indeterminato, il cui accesso è vietato e la cui
unica possibilità è nell’individuale e segreta contemplazione
attraverso i tre fori del triangolo creativo, oltre i quali compare
l’emblema iconico e simbolo della Sfinge. Figura silenziosa ed elegante,
il corpo nudo, verginale, e la piramide, la purezza e la lascivia, la
suggestione poetica e il desiderio erotico, è la teatralità rosacrociana
della bellezza assoluta che si diffonde nello spazio. La scena si dilata,
si espande, il luogo utopico dell’arte si sovrappone alla realtà
diffondendo una verità “altra”, una nuova conoscenza, un nuovo
emozionante orizzonte per i fratelli iniziati e inizianti che celebreranno
“le nozze chimiche” del mistero esistenziale.
Eppure
lo spazio scenico appare rigorosamente concettuale, freddo e analitico,
asettico e razionale, apparentemente le installazioni di Vettor Pisani
possono proporsi unicamente come elementi di una scarna analisi formale,
ma cioè pura apparenza, inganno, gioco ironico e divertito. In realtà,
l’equilibrio euritmico di queste opere non si pone sul piano sintattico
ma su quello interpretativo, l’indagine grammaticale rappresenta solo la
porta d’ingresso al labirinto conoscitivo dove l’enigma simbolico
racchiude il senso dell’agire artistico.
Se
tutto ciò nello spazio risulta ancora avvolto dall’ androgina
compositiva delle installazioni, nei disegni il gioco si fa scoperto e si
evidenzia il vero volto dell’artista. Qui il dubbio si dissolve ed
affiorano affinità insospettate, rimandi allusivi dai toni romantici e
melanconici, abbracci narrativi dalla più rarefatta spiritualità. Ecco
allora le struggenti atmosfere di Arnold Bòecklin con gli angosciosi
precipizi sul mare o la drammatica “Isola dei morti” al Kunstmuseum di
Basilea; oppure il tratto sinuoso e “perverso” delle fanciulle di Egon
Schiele, dove la grafite accarezza le forme proibite e svela i segreti più
intimi; o gli urli avvolgenti di Eduard Munch per il quale “il simbolo
non è oltre ma dentro la realtà” e la conseguente spiritualità
esistenziale di Soren Kierkegaard; o ancora i giochi infantili, divertenti
e ironici, di Paul Klee dove il segno grafico irrompe con un
‘incontinente fantasia, generando una narrazione fiabesca e incantata.
Il disegno di Vettor Pisani esalta una vena poetica e un innato lirismo
che scuotono strutturalmente il valore simbolico dell’immagine, il
racconto si diluisce nelle sfumature, negli eleganti bagliori cromatici,
in vibrazioni emozionanti che sfiorano le corde di una spirituale
interiorità.
La
cerimonialità del disegno si coglie in un tratto leggero, ovattato,
sussurrato, un segno frequentemente sovrapposto da cui scaturiscono
straordinari effetti chiaroscurali, dove si aprono drammatiche voragini e
si ergono vette impressionanti. Un' immagine ammutolita appare così tra i
veli gradazionali di una grafite lentamente
sedimentata, l’elemento simbolico perde la propria fisicità per
acquistare un’eleganza magica e solenne, una sorta di inafferrabilità
che allude alle sommerse forze evocative.
L’arte
di Vettor Pisani svolge la propria funzione euristica procedendo nel
labirinto simbolico framassonico o rosacrociano con il bagaglio ironico e
giocoso con cui si affronta il rito iniziatico e l’enigma della
conoscenza; quest’arte rappresenta l’erranza iniziatica delle virtù
artistiche e magiche con cui si accede al gioco cosmico.
“L’iniziazione,
scrive Pisani, tutte le iniziazioni altro non sono che un gioco”.