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Fare
arte è come salire sul ring... di
Mimma Pisani
Fare
arte è come salire sul ring, dove la mente creatrice è in disputa con
l'avversario nei giochi sottili dell'enigma, dello humor; della rottura
delle convenzioni e della decifrazione paradossale della storia dell'arte.
In
questa molteplicità di mosse e contromosse, l'artista fissa due poli
immaginari che indicano il senso e la teoria del suo lavoro: il
"Museo della Catastrofe", contenitore architettonico del proprio
lavoro, fatto costruire con regole esoteriche a Serre, in Toscana sul
bordo di una cava di travertino e "Vero falso d'autore",
definizione scritta su alcuni quadri dedicati ad A. Bocklin, che chiarisce
l'uso illimitato, Benjaminiano, nell'arte, della copia, del rifacimento e
dello spostamento iconico da un'opera all'altra, dell'accostamento
arbitrario e sarcastico fra opere diverse.
Quando
un secolo si conclude, accade che il ripensamento sulle esperienze
precedenti, il confronto drammatico con la storia di un'epoca, il bisogno
di proseguire con codici rinnovati, faccia esplodere le realtà culturali
e sociali.
L'instabilità
etica ed estetica favorisce la frantumazione, la contaminazione,
l'estensione delle idee che sono attraversate da ironia e follia.
Nell'"Hermes psicopompo", è il tema della velocità ad essere
capovolto.
La
scultura in alluminio della testa di Mercurio pende, rigirata, da una
corda metallica sospesa al soffitto. Sul pavimento c'è una macchia di
vernice rossa. Dall'aerea leggerezza del volo all'abisso insondabile dell'oltremondo.
La
visione catastrofica, spesso congiunge i due poli. L'"Hermes
psicopompo", infatti, come in una rappresentazione acrobatica, sembra
precipitare dalle vertigini dell'alto, dalla vittoria vitale, oltre la
soglia, nel fondo inorganico della morte. Dall'altra parte i padri
dell'arte sono tirati in gioco, sulla pedana frenetica e multimediale
della modernità.
Opere
mai esistite prima, ibridi, prodotti dall'intelligenza e dalla ricerca,
manufatti della mente che si affida al rebus per meglio rivelare il
segreto insito nell'opera di riferimento. L'inganno è volutamente
dichiarato, esibito, crea una catena di relazioni.
L'Uno
non è l'Unico, come secondo un pensiero di Jankélevitch, lavora
nell'oscurità, a danno delle gerarchie della creazione. Si definirebbe,
in gergo sportivo, un lavoro di équipe, che accosta, per affinità
visionarie, artisti di diverse epoche. La figurata contesa sul ring,
dunque, non è ansiosa, ossessiva ricerca del primato, ma semplice
estensione della propria libertà creativa. Questo vuol dire, contestare
l'eldorado dell'io, i fasti tribali delle supremazie, la corsa all'oro
delle valutazioni gonfiate.
Molto
spesso i giochi sono truccati, il confronto prestabilito. Le premiazioni,
un progetto studiato a tavolino.
Lo
sport è la grande festa degli impulsi controllati, serve da collante a
una umanità vigilata in tutto e sedotta dai fasti esibiti in pompa magna
dal potere.
Caratteristiche
del mondo sportivo si possono cogliere in quello dell'arte.
Decretare
il migliore, per esempio, vivere nella emanazione della sacra luce del
designato, fondare regole di gusto, di stile, di contenuti, sorvegliare in
maniera quasi poliziesca, che nulla cambi, trovare certezze in un fare
creativo che è apologia del gioco, del disimpegno e della natura.
L'artista
che non è partecipe, lancia segnali di allarme, immagini di inquietudine,
voci di tormentosa riflessione.
Iniziando
la propria attività nel 1970 - e non è uno scherzo - con una mostra dal
titolo: "Maschile Femminile Androgino, Incesto e Cannibalismo in
Marcel Duchamp", sembra che l'artista sia giunto, inatteso, nel bel
mezzo di una cerimonia campestre per affermare: Signori, la festa è
finita". Il pensiero di una compattezza dell'essere è andato in
frantumi, si è contaminato, meticciato sotto la pressione dei problemi
sociali, ma ancor più per una esplosa forza occulta del proprio io.
L'arte dovrà tener conto di nuove motivazioni.
La
festa è finita, ma potrebbe iniziare la vera festa delle infinite
potenzialità creative, di una società sottratta a dispotiche leggi.
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