|
|
|||
|
|
|||
|
Manualetto
d'istruzioni
Stefanoni come costruire freddamente opere poetiche ISTRUZIONI PER L'USO Il lavoro di Stefanoni favorisce la rieducazione del pubblico all'ironia e alla compiutezza formale. Somministrata per via ottica e intuitiva quest'opera elimina la noia, riacutizza la curiosità e stimola l'interesse nei confronti di un linguaggio provocatorio, seppur celato tra le righe. E' consigliato per alleviare ansietà causate da proposte artistiche angoscianti, deprimenti o scontate. Si consiglia la visione dei lavori di Stefanoni o la consultazione del presente catalogo anche più volte al giorno, tenendo ben presente che la fruizione, specie se prolungata, può dare origine a fenomeni di assuefazione verso altre iniziative artistiche. Non sussistono particolari controindicazioni nei suoi confronti, se non una ipersensibilità individuale accertata verso opere d'arte contemporanea ironiche e sollecitanti. Il prodotto, in confezione singola, è solitamente di forma geometrica bidimensionale, quadrata, rettangolare, tonda o, come in alcuni casi (non scaduti) anteriori agli anni '70, in forma sagomata. LICENZA D'ESERCIZIO Esercitando la convinzione che ineffabile e immaginifico debbano essere cercati ed espressi frequentando i territori dell'esperienza consueta e ordinaria, l'opera artistica di Tino Stefanoni da trentacinque anni reca un'apparente scansione meccanica ed elementare all'interno del corpus pittorico, vagliando -quasi con fare combinatorio- l'inesauribile gamma delle relazioni tra oggetto e messaggio. L'artista analizza le possibilità estreme della comunicazione nozionistica e diretta, moltiplicando quelle occasioni che possono rendere ingannevole e labirintico un percorso concettuale altrimenti scontato nella propria evidente banalità. Stefanoni mette in gioco i complessi rapporti tra identità dell'oggetto presentato e capacità di riconoscimento di chi guarda, tra corrispondenza reale e scarto psicologico, tra le profondità della memoria e i labili spessori dello stereotipo e della serialità. Tino Stefanoni adopera "il quotidiano" quale strumento di mitizzazione, come mezzo per evocare un mondo parallelo, cinematografico e promozionale, dove tutto "è in quanto emula". Inserisce elementi e icone dal significato univoco e intravisabile in un contesto spettacolare, giocato sul fermo-immagine, dove l'abituale e l'ordinario "rubano la scena" a ogni altro show, anche divistico. L'artista non è dunque interessato a un alfabeto pittorico fastoso e abbondante, ma piuttosto a sollecitare quelle reazioni inconsce, mutuate da comportamenti sociali ereditati, che portano lo spettatore a reagire Fantasticando e agognando a pochi e determinati stimoli visivi. Come esistono nel corpo umano determinate zone erogene che, se sollecitate, producono piacere, così Stefanoni rintraccia e provoca quelle zone del pensiero che, se stimolate, sono in grado di apportare un godimento estetico. Le banderuole, le torri e i castelli, i vasi di fiori, le lampade, gli alberi e le case rurali raffigurati agiscono negli stessi modi e tempi dell'iconografia dei posters reclamizzanti film e prodotti: suggeriscono situazioni in cui la fantasia debba (e non soltanto "possa") dispiegarsi rapida, forniscono i punti cardinali entro cui figurare con la mente un mondo parallelo, similare ed equivalente a quello reale ma -chissà perché- più desiderabile. Tutto è usuale e standard nel suo lavoro, come stereotipate sono anche le trame dell'esistenza pubblicitaria e cinematografica. E' risaputo che automi e belve faranno stragi sanguinolente, sembreranno imbattibili, e saranno poi sempre sconfitti dall'occasionale eroe di turno, come si sa che l'amore iconografico dell'artista finirà per rifugiarsi ancora una volta tra le sembianze consuete dei medesimi silenti oggetti, fintamente assenti, sussurranti un'informazione apparentemente accomodante e innocua ma, in realtà, ossessiva e convinta. La promozione, dunque, della propria esistenza tutt'altro che fittizia, con un posto di riguardo nel panorama inconscio e abitudinario dello spettatore. Non è facile zigzagare tra informazione seria e massificazione subliminale conservando un idoneo metro di valutazione, e non è agevole discernere e districarsi tra siti pubblicitari che promettono bionde e isole tropicali come se fossero "a pochi passi da noi". Se perdersi tra i meandri della "cultura per immagini" è facile come smarrirsi in una foresta di mangrovie, Tino Stefanoni, attraverso un finto incantamento, lavora per costruire una via di fuga interna al sistema da cui non si desidera essere catturati, un passaggio segreto e diretto tramite cui tornare immediatamente in un mondo vero, seppure non perfettamente reale, dove - nonostante manchino strade senza-curve e ragazze tutte-curve - non c'è pericolo di smarrirsi. |
|||
|
|
|||
|
CARDELLI & FONTANA · via Torrione Stella Nord 5 · 19038 SARZANA (SP) T/F 0187.626374 galleria@cardelliefontana.com ©1998-2008 |
|||