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Che cosa fanno oggi i
concettuali? di
Renato Barilli
[...] L'alta cultura è anche il territorio
d'elezione in cui si muove da sempre Vettor Pisani: fino al punto di
suscitare qualche timore, che cioè una ricca stratificazione di
significati, in lui, non trovi poi la capacità di calarsi con un vincolo
stretto in corpi concreti, pronti a esercitare una effettiva seduzione
estetica, che insomma si resti perennemente a un livello allegorico,
dove il rapporto tra i "significanti" fisici e i "significati" teorici
sia solo di testa, posto per convenzioni volute e non per nessi
organici. Ma non è così, in realtà Vettor Pisani sa sempre trovare la
strada per far atterrare il suo pur aereo reticolo di concetti. Si pensi
per esempio all'isola di Ischia, suo luogo natale, che costituisce anche
l'alfa e l'omega della sua trama allegorica. Certo, il motivo dell'isola
adombra la solitudine in cui ciascuno di noi si trova dalla nascita alla
morte, e quindi significa un ripiegamento, una chiusura su di sè, uno
stato ritrovato di embrione o di feto; ma intanto si tratta anche di un
bell'oggetto, di cui l'artista ci propone tutto il fascino, magari anche
ottenuto a poco prezzo: basta un rilievo topografico, planimetrico di
Ischia, ed ecco nascere una scultura barocca, che del resto il più delle
volte ci viene proposta con piacevoli varianti cromatiche: immersa in un
bagno azzurrino, o in una doratura. Immagine sospesa, enigmatica,
vagante, che varia nelle dimensioni (dal piccolo al grande) e nelle
collocazioni: talvolta si adagia sul pavimento, talaltra va a
depositarsi su un tavolo, o pende come un trofeo, come uno stucco
decorativo da una parete.
E dunque l'arte di Vettor Pisani è
costitutivamente nutrita di passaggi continui dall'alto, dal sublime
della scultura più raffinata, anzi esoterica, iniziatica, al basso di
improvvisi riscontri con la prosa quotidiana e "popolare". In termini di
teatro classico, diciamo che si tratta del conflitto tra tragedia e
commedia: un conflitto cui l'artista tiene particolarmente, assumendolo
proprio nella canonica definizione di Aristotele: tanto che chiede di
offrirne una indicazione precisa nelle pagine del presente catalogo. In
due di queste, infatti, si affrontano le immagini di un coniglio e di
una coniglietta, a rappresentare (secondo il nesso allegorico di cui
parlavo) il tema di una fertilità smodata, vissuta appunto in panni
molto popolari, anzi Pop. La "coniglietta" è una maschera della Commedia
dell'Arte quale si rappresenta ai nostri giorni. Beninteso, a un livello
superiore si svolgono i drammi "tragici" delle figure del mito: Edipo
che si congiunge incestuosamente con la sfinge-Giocasta, nel tentativo
di vivere fino in fondo, ma anche di superare, di azzerare le pulsioni
sessuali. E naturalmente, su questa strada "tragica" Vettor Pisani è
indotto quasi per forza di cose a battere la via della "citazione", di
cui in effetti fu uno dei primi cultori, subito all'inizio di carriera,
e gliene va dato atto. Edipo e la Sfinge, infatti, rivivono attraverso
le immagini con cui li aveva trattati il clima culturale della scorsa
fin-de-siècle, quando già gli artisti seguivano le tentazioni del
simbolo e dell'allegoria, e si sentivano indotti a loro volta a
frequentare le pratiche della citazione.
Il belga Khnopff diviene così un opportuno
termine di confronto per il Nostro. Del resto il Teatro di cui Vettor
Pisani si vanta di essere cultore ostinato si fregia di una sigla, R.C.,
che non tarda a svelare il suo mistero, riconducendoci, anche per questo
verso, al clima iniziatico di una fin-de-siècle dominata dal
movimento dei Rosacroce. Quanto all'isola di partenza, come non pensare
alla bockliniana isola dei morti? "Dov'era il mio principio è la mia
fine", potrebbe commentare Vettor Pisani con i versi di Eliot.
Testo tratto dal catalogo "Che
cosa fanno oggi i concettuali?",
Rotonda di Via Besana, Milano, 1986 |