Colori, scatole e tic tac

 

Laboratorio su colori, forme e ritmo per Amata o tic tac di Mirco Marchelli         dicembre 2008 - gennaio 2009

 

Un progetto di Ilaria Mariotti e Antonella Malfatti con Giulia Coppola e David Fochi insieme ai bambini del primo anno della Scuola Materna S. Luisa di Sarzana

 

Articolo sul laboratorio apparso su Exibart.com a cura di Annalisa Trasatti

 

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Mirco fa un pane buonissimo. Lo fa così buono che tutto il vicinato lo vuole assaggiare.

 

Così ha avuto inizio il racconto. Una mattina siamo andati a scuola, abbiamo conosciuto i bambini  e sulla parete della loro aula abbiamo proiettato una serie di immagini.

La casa di Mirco, lo studio, i suoi oggetti, la bicicletta, la macchinina giocattolo, le sedie, il pavimento a quadri grandi.

Mirco è una persona particolare: altissimo, capelli arruffati, è un artista. Mirco di mestiere, fa diventare oggetti i pensieri. In particolare un pensiero ricorrente: che attraverso segni si possa rappresentare un percorso intellettuale rigoroso, che opera su temi quali ritmo, ritorno, cambiamento.

Mirco raccoglie oggetti e li trasforma: bandiere che diventano tele, scatole che rimangono scatole ma dipinte, ricoperte di materia a tal punto da farle diventare sculture.

Il suo alfabeto è fatto di segni: cerchi pieni e vuoti, onde, quadrati. Con essi Mirco costruisce in due dimensioni e più frequentemente allargandosi verso la terza, giardini di meditazione, case assemblate, aperte e squadernate.

I temi che Mirco ci ha prestato per il lavoro con i bambini sono stati i suoi soggetti, il suo modo di fare pittura e scultura, la pratica di intervenire su oggetti esistenti per costruirne di nuovi trasportandoli in un altro mondo percettivo e dotandoli di nuovo senso, la sua attenzione ai materiali (colori, carte, cartoni), i suoi alfabeti e i suoi ritmi, soprattutto quelli legati a razionalità e libertà di sentire.

 

L’incontro con Mirco e i suoi lavori si è svolto in quattro tempi, a scuola e in galleria.

A scuola e con immagini abbiamo chiesto ai bambini di vedere e ascoltare. Ascoltare il racconto, vedere le immagini dei lavori di Mirco fermandosi a riflettere -e dunque restituire- concetti quali dimensioni, forme, colori, segni, materiali. Riportando ciò che vedevano alle loro esperienze costruendone poi di nuove. Abbiamo cioè lavorato sui linguaggi.

Abbiamo associato il gesto al segno, inserendo il concetto di ritmo attraverso una serie di esercizi, di ricerche e di scoperte. Il metronomo, la sveglia ma anche il nostro cuore fanno “tic tac”.

 

La galleria è luogo nuovo, non abituale per i bambini. La galleria è un posto dove possono accadere tante cose. In un tempo definito si espone il percorso di un artista. Lì i bambini hanno ritrovato i dipinti, le sculture, i pallini e le onde, le casette, i giardini, i libri, le bandiere di Mirco. Nei loro colori veri, nelle forme e dimensioni reali. I bambini hanno guardato, toccato, accarezzato, ascoltato. Hanno incontrato Mirco, che è arrivato inaspettato con il suo pane, con cui i bambini hanno fatto merenda. Era davvero buonissimo, come diceva la storia.

Su carte diverse i bambini hanno lavorato con gli stampini che si possono, tutti, utilizzare in modi diversi: di spigolo, di piatto, appena appoggiati sul foglio, a tracciare dei segni più grossi, con più o meno colore. Se metti tanti colori insieme sullo stampino la striscia che lascia riserva delle sorprese.

 

Le carte su cui i bambini sono intervenuti con il colore sono state tagliate in pezzi di varia grandezza. Ai bambini è stato chiesto di utilizzare i ritagli incollandoli su scatole di dimensioni e forme diverse precedentemente foderate di carta bianca. Mirco lavora spesso su oggetti con tre dimensioni. I suoi sono lavori che nascono da una sovrapposizione. Hanno cioè, uno spessore ora più ora meno regolare.

 

Ai bambini è stato chiesto di raccogliere a casa o durante le loro passeggiate piccoli oggetti: bottoni, sassolini, tappini. Questi sono stati incollati sulle scatole rivestite di carte colorate. A lavoro finito ciascuno ha provato a rintracciare il lavoro di Mirco a cui il proprio assomigliava di più per decorazione, forma, colore.

Collettivamente, poi i bambini sono stati chiamati a svolgere due esercizi: realizzare delle piccole costruzioni con gli stampini sporchi di colore che avevano già utilizzato nel primo laboratorio e costruire, tutti insieme, delle torri con scatole dipinte di colori diversi e in modo uniforme. Questi due ultimi lavori sono stati collettivi e con l’obiettivo di realizzare un intento comune, guardando gli oggetti e dotandoli di un diverso significato. 

 

Ilaria Mariotti

 

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