Com’è nata l'idea di questo
progetto didattico? E perché in una galleria privata?
Nel 2008 si è inaugurata la nuova sede della Galleria
Cardelli & Fontana: ventotto anni complessivi di attività a
Sarzana, ventotto anni di relazioni con collezionisti,
esperti d’arte, critici e curatori, ma anche con un tessuto
cittadino a cui la galleria tiene molto. L’idea di un
progetto didattico legato strettamente al programma della
galleria è nata dal piacere di mettere a disposizione di
molti il lavoro, la ricerca e l’umanità che in questo spazio
vengono ospitati. Al contempo, è forte la volontà
d’individuare la galleria come strumento di esperienza
presente sul territorio, a portata di mano per una fetta di
pubblico non specificamente legato al mondo dell’arte.
E lo spunto?
Carlo, il bambino di Massimo [Biava, la generazione più
giovane dei proprietari, N.d.R.], ha quattro anni e va
all’asilo. Questo ha fatto scattare il desiderio di mettere
a disposizione dei bambini e delle loro famiglie
l’esperienza dell’arte, farla entrare nella scuola, proporla
come un piccolo pezzo del loro percorso educativo.
L’obiettivo era che i bambini individuassero la galleria
come uno dei luoghi della città, insieme alla piazza con le
giostre, la scuola, la casa; posti, tutti, dove si compiono
azioni diverse, s’incontrano persone, si usano strumenti, si
collocano affetti.
Perché
come utenti avete scelto le scuole dell'infanzia?
Dovendo lanciare un progetto didattico nuovo sul territorio
(per argomento e per modalità) abbiamo scelto la classe di
Carlo - che frequenta il primo anno della Scuola Materna
Santa Luisa di Sarzana - per testare il percorso. Ma alla
base di tutto c’è la consapevolezza che lavorare con i
bambini così piccoli può essere un’esperienza straordinaria.
L’offerta didattica per i bambini e ragazzi dai sei anni in
avanti è diversificata sul territorio e moltissime sono le
proposte alle scuole e che vengono dalle sezioni didattiche
di soprintendenze, musei, istituzioni varie. Per i più
piccoli quest’offerta è più limitata.
Qual è la metodologia
adottata e quale il progetto educativo elaborato?
Abbiamo innanzitutto deciso di progettare attorno alle
mostre che vengono organizzate dalla galleria. La prima
esperienza ruota attorno al lavoro di Mirco Marchelli, che
ha avuto una mostra personale alla Cardelli & Fontana da
dicembre 2008 a gennaio 2009. Abbiamo cercato d’individuare
alcune tematiche di lavoro presenti nella mostra di Mirco e
le abbiamo confrontate con quelli che sono gli obiettivi e
le attività del percorso formativo dei bambini di tre anni,
costruendo una griglia di nostri obiettivi che
consolidassero una serie di esperienze che i bambini fanno a
scuola e introducendone, al contempo, di nuove e sempre
confrontabili e verificabili con i lavori che erano presenti
in galleria. Insieme a Mirco abbiamo deciso di lavorare sul
ritmo, sul segno, sui materiali, sui volumi.
In pratica?
Il percorso - pensato da me e da Antonella Malfatti, seguito
da Giulia Coppola e David Fochi - si è strutturato in
quattro incontri: uno a scuola e gli altri in galleria. Nel
primo abbiamo raccontato i lavori di Marchelli, mostrando
una serie d’immagini e sollecitando alcune riflessioni in
merito a linguaggi, colori, temi, segni; e approfondendo,
con una serie di esercizi, la questione del ritmo. In
galleria e durante gli altri appuntamenti abbiamo poi
lavorato sull’osservazione dei lavori visti “dal vivo”,
guardandoli, toccandoli e strutturando un laboratorio sul
segno e sul colore. I risultati sono stati infine esposti in
galleria, inaugurando una mostra dei manufatti dei bambini
esposti accanto ad alcuni lavori di Mirco.
Quali le riflessioni e i risultati emersi?
Se si ha la fortuna di lavorare con artisti che possono
essere presenti in alcune fasi del percorso e che
interagiscono con i bambini,i risultati possono essere
potenziati. In questi casi si creano relazioni e
dall’astrattezza di passa alla concretezza: l’artista
diventa una persona che usa dei materiali in relazione a un
progetto complesso che i bambini sono in grado di fare
proprio e sintetizzare. La parte del laboratorio è
fondamentale rispetto all’apprendimento: citando Munari,
rimane sempre vera la considerazione “
se
faccio capisco”. L’esposizione degli elaborati
costituisce un momento importante di confronto e
discussione.
Progetti e collaborazioni
future?
Vedremo per il prossimo anno scolastico se sarà possibile
proporre il progetto, una volta testato, anche ad altre
scuole.