Archivio Gian Carozzi - biography - Cardelli e Fontana arte contemporanea

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Gian Carozzi, 1937
Gian Carozzi, 1937 ca.

BIOBIBLIOGRAFIA /
BIO-BIBLIOGRAPHY


1920-1934
Giancarlo Carozzi, detto Gian, nasce a La Spezia il 29 marzo 1920 da Maria Vacchelli e Donnino Carozzi, detto Nino. Il padre è mercante di legnami, antiquario e collezionista, ama scrivere poesia e dipingere. È punto di riferimento per il primo avvicinamento all’arte del figlio Gian. Ha una sorella e due fratelli: Adriana, Pier Luigi, detto Pilo e Nino, detto Ninetto.
La famiglia vive in via Napoli, a La Spezia.

1935
La famiglia si trasferisce a Lerici, presso Villa “La Loggia”, in località Bellavista. Grazie al successo ottenuto dall’azienda di importazione di legno e compensato dalla Russia e dalla Finlandia, il padre può acquisire le prime opere d’arte. Il primo nucleo della collezione è incentrato sull’arte dell’Ottocento italiano, con la presenza di opere di Giovanni Fattori, Ulvi Liegi, Ugo Manaresi, Plinio Nomellini, e di artisti spezzini come Giuseppe Caselli, Navarrino Navarrini, Ercole Salvatore Aprigliano e Agostino Fossati. Oltre all’arte contemporanea, Nino Carozzi colleziona arte antica, reperti archeologici, pale a fondo oro del Trecento, Madonne col bambino cinquecentesche, art nègre, busti e capitelli tardo-antichi. È altresì collezionista di libri e nel corso degli anni la sua biblioteca si arricchisce di edizioni rare e di pregio.

1936
Presenta due opere alla Prima Mostra Popolaresca di Arte Lunigianese a Bagnone, Massa Carrara (catalogo: sala V, nn. 28, 29, Natura morta).

1937
Si iscrive al Liceo Artistico Ligustico “Nicolò Barabino” di Genova. Durante la settimana vive nel capoluogo ligure. Visita le mostre presso la Galleria Genova, diretta da Stefano Cairola, e presso la Galleria Rotta. Grazie alla presenza di Gian a Genova anche il padre inizia a frequentare le suddette gallerie e stringe amicizia con il collezionista Alberto Della Ragione. A partire dalla fine degli anni Trenta, sin verso il 1942, si fa risalire l’ingresso nella collezione del padre di opere di Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Mario Sironi, Ottone Rosai, Umberto Lilloni, Carlo Carrà, Giuseppe Capogrossi, Corrado Cagli, Mario Marcucci, Giuseppe Cesetti, Renato Paresce, Pompeo Borra, Achille Funi, Luigi Bartolini, Gerardo Dottori, Mario Melis, Roberto Melli, Renato Guttuso.
A dicembre Gian partecipa alla III Mostra Provinciale Spezzina del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti. La commissione organizzatrice e ordinatrice è composta da Maria Questa, Ercole Salvatore Aprigliano, Augusto Magli, Arduino Ambrosini; il Presidente è Enrico Carmassi. È presente con due paesaggi (catalogo: sala 1, n. 3 Paesaggio; n. 4 Paesaggio) che ottengono i primi riscontri da parte della critica locale.

1938
In marzo espone tre opere ai Prelittoriali della cultura e dell’arte a Palazzo Rosso a Genova, tra cui il Ritratto di un Chierico che rappresenterà il GUF della Liguria ai  Littoriali della cultura e dell’arte a Palermo (Cfr. “Il Telegrafo”, 22 marzo 1938).  
In dicembre partecipa alla IV Mostra Provinciale Spezzina del Sindacato Interprovinciale Fascista Belli Arti. La commissione organizzatrice e ordinatrice è composta da Maria Questa, Ercole Salvatore Aprigliano, Guglielmo Carro; il Presidente è Enrico Carmassi. Presenta tre opere (catalogo: n. 44 Paesaggio; n. 45 Natura morta; n. 46 Figura).
Nel corso dell’anno partecipa agli Agonali della cultura fascista e dell’arte anno XVI a Bologna, dove ottiene il secondo premio nella sezione di Disegno e Pittura (catalogo: Natura morta, riprodotta).

1939
A febbraio inaugurano i Prelittoriali dell’arte a Palazzo Rosso di Genova, dove è presente con più opere ed è elogiato dalla critica per la “‘figura in cremisi’ di schietto sapore quattrocentesco” (n., I prelittoriali dell’arte a “Palazzo Rosso”, in “Il Nuovo Cittadino”, 19 marzo 1939).
In aprile partecipa alla Mostra d’arte del GUF spezzino, dove espone Legionari, La Ressurezione di S. Lazzaro, Fiori, La casa bianca e due paesaggi senesi (Cfr. Mostra d’arte del GUF spezzino, in “Il Popolo della Spezia”, aprile 1939).
A ottobre è presente alla Prima mostra della città di S. Miniato, organizzata dal GUF, dove presenta varie opere, tra cui i Fiori. Partecipa inoltre alla mostra Giovane Pittura Italiana a Vienna.

1940
Nel mese di febbraio espone alla X Mostra Sindacale Livornese, dove presenta i Fiori che vengono acquistati dal Re Vittorio Emanuele III (Cfr. Acquisti del Re Imperatore alla X Mostra sindacale livornese, in “Telegrafo”, 20 febbraio 1940). Alla VII Mostra Prelittoriale d’Arte maschile e femminile, tenutasi a marzo a Palazzo Ducale di Genova, presenta L’innamorata, Ninetto in maschera (vedi qui XXX) e Un mattino. Attilio Podestà, recensendo la mostra osserva: “Carozzi piega quest’anno verso sottigliezza tonali, che solo si possono giustificare con una raffinata sensibilità” (A. Po. [A. Podestà], Alla mostra d’Arte dei Prelittoriali liguri, in “Il Secolo XIX”, 10 marzo 1940). Ad aprile è tra i rappresentanti di Genova ai Littoriali della cultura e dell’arte a Bologna.
Si diploma al Liceo artistico.
A settembre è ammesso a scrutinio unanime al Secondo Premio Bergamo con l’opera il Novizio (catalogo: sala 3, n. 40, riprodotta), presentato nella sala dove espongono, tra gli altri, Capogrossi e Cavalli.

1941
Si iscrive alla facoltà di Architettura a Firenze, ma abbandonerà gli studi dopo un anno. Segue le lezioni di letteratura italiana. Visita musei e chiese, e si interessa agli eventi artistici della contemporaneità, frequentando le mostre nelle gallerie.
A maggio partecipa alla XII Mostra del Sindacato Interprovinciale delle Belle Arti di Firenze a Palazzo Strozzi, dove presenta un paesaggio che Raffaello Franchi mette in relazione alla pittura di Sironi e Quinto Martini (R. Franchi, Artisti Toscani a Palazzo Strozzi, in “Il Bargello”, 18 maggio 1941; Id., La sindacale toscana, in “Il Ventuno – Domani”, 27 maggio 1941), e una natura morta (sul retro del Ritratto di Mimma, 1942, vedi qui XXX, è presente un frammento di etichetta della XII Mostra del Sindacato Interprovinciale delle Belle Arti in cui è leggibile il titolo Fichi). In occasione della rassegna fiorentina una sua opera viene acquisita dal Ministero Nazionale (Cfr. Lettera dattiloscritta su carta intestata “Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti Sede in Firenze”, 23 settembre 1941, AGCS).
Molteplici sono le attestazioni di riconoscimento che il padre riceve sulla ricerca pittorica di Gian dagli artisti con cui era in contatto e che collezionava. Primo Conti si complimenta per i risultati raggiunti da Gian alla mostra fiorentina: “So che Giancarlo raccoglie allori alla Interprovinciale e me ne rallegro con lui. È un bravo ragazzo e andrà lontano, se riuscirà a tener sempre vivo, contro tutto e tutti, il suo entusiasmo giovanile” (P. Conti a N. Carozzi, lettera manoscritta, Firenze, 8 maggio 1941, AGCS); Giuseppe Capogrossi, con cui Nino si scambia più lettere tra il 1941 e il 1942, apprezza alcuni disegni di Gian: “Ho ricevuto un giornale con delle riproduzioni dei disegni di suo figlio. Mi sono piaciuti molto, lo complimenti per me e gli rinnovi auguri di ottimo lavoro” (G. Capogrossi a N. Carozzi, lettera manoscritta, 30 settembre 1941, AGCS).
Nel mese di agosto la collezione del padre viene selezionata per la partecipazione alla Mostra delle Collezioni d’Arte Contemporanea, mostra-premio che ha luogo a Cortina d’Ampezzo voluta dal Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai per incentivare il collezionismo privato. Una selezione delle opere facenti parte della collezione lericina viene così esposta accanto, tra le altre, a quelle delle Collezioni Della Ragione, Jesi, Gualino e Cardazzo (la collezione di Nino Carozzi sarà smembrata a partire dal 1985, data del furto che la priva delle opere principali. Cfr. F. Carassi, Banditi a Lerici assaltano la villa di un noto antiquario. Sparite le tele di Guttuso, Morandi, De Pisis, Rosai, in “La Nazione”, 6 gennaio 1985).
Nel mese di ottobre due opere di Gian sono inserite in una collettiva alla Galleria Rotta di Genova (pieghevole: nn. 18 e 19, Figura di donna). Espongono tra gli altri Renato Birolli, Domenico Cantatore, Filippo De Pisis, Giuseppe Migneco, Enrico Prampolini, Aligi Sassu, Fiorenzo Tomea e Ardengo Soffici.
Con Cancogni discute d’arte e gli mostra alcuni dipinti. “Li ricordo tutti e tre – racconta a distanza di anni Cancogni – un autoritratto e due paesaggi. L’autoritratto: sotto un baschetto di un nero vivissimo, due occhi verdi e luminosi brillavano in un viso biondo e stralunato. I paesaggi: la stessa villa, chiusa da un alto muro di cinta, dipinta in due tonalità diverse, due ore diverse della giornata. Ricordo i delicati passaggi di colore, dal carnicino all’arancione, al rosa, velati, come in un sogno, lontani nel tempo. C’era senza dubbio Morandi e c’erano anche i romani. Ma c’era già allora la poesia di Carozzi, la sua volontà di cogliere nelle cose l’essenziale, l’anima per così dire, di trasformare qualsiasi cosa del reale in un’ ‘epifania’” (M. Cancogni, Un artista tra orgoglio e timidezza, in catalogo della mostra, La Spezia 1984).

1942
A gennaio partecipa ai Littoriali per l’anno XVII a Trieste e a Vienna. Dilvo Lotti sul “Meridiano di Roma” segnala l’opera di Carozzi come una delle rivelazioni della mostra (Id., Littori per l’anno XVII a Vienna, in “Meridiano di Roma”, 14 gennaio 1942).
Il 21 marzo sposa Mimma.
A giugno tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Il Ponte di Firenze, presentata da Manlio Cancogni.
Sul primo numero di “Posizione”, la rivista del GUF di Novara fondata tra gli altri da Egidio Bonfante, è pubblicato un suo disegno (a. I., n. 1, 10 agosto 1942, p. 3). In data 28 agosto 1942 Bonfante scrive a Carozzi: “Carissimo Giancarlo, non so se hai visto il primo numero del nostro Posizione dove avevo pubblicato un tuo disegno che m’avevi regalato qualche anno addietro. Certo lo ha visto tuo padre e mi ha scritto una cara lettera. Collaborano con me Sassu, Birolli, Migneco, Morandi, Anceschi, Morlotti, Treccani, Santomaso e molti altri. I disegni che vorrai inviarmi per la pubblicazione saranno quindi in buona luce” (E. Bonfante a G. Carozzi, lettera manoscritta su carta intestata “Partito Nazionale Fascista Gruppo dei Fascisti Universitari “Carlo Ravetto” / Posizione. Quindicinale di politica arti lettere”, 28 agosto 1942, AGCS). Tramite Virgilio Guzzi invia alcuni disegni alla rivista “Primato” fondata e diretta da Giuseppe Bottai (Cfr. V. Guzzi a G. Carozzi, lettera manoscritta, 5 febbraio 1942, AGCS) e tramite Michelangelo Masciotta, con cui era in contatto il padre, a “Letteratura”, diretta da Alessandro Bonsanti (M. Masciotta a G. Carozzi, cartolina manoscritta, 19-20 giugno 1942, AGCS; Masciotta aveva contattato il padre dopo la Mostra delle Collezioni d’Arte di Cortina per richiedere la fotografia del dipinto di De Pisis Testa di vecchio ampezzano, 1931, da pubblicare su “Letteratura”, Cfr. M. Masciotta a N. Carozzi, lettera manoscritta, Firenze, 13 ottobre 1941, Archivio Donnina Carozzi, Lerici). Spedisce inoltre alcune fotografie di paesaggi ad Attilio Podestà per “Il Secolo XIX”.
È chiamato sotto le armi e assegnato al III reggimento Savoia, Cavalleria. Dopo un periodo di addestramento svolto a Milano, scongiurata l’ipotesi di entrare a far parte dell’ARMIR, grazie all’intervento di un ufficiale dell’esercito amico del padre, è assegnato in forza a Gaeta.
Ad agosto partecipa al Premio Verona (catalogo: sala 1, n. 19, Fiori in un vaso dell’800) e a settembre alla IV edizione del Premio Bergamo, dove è presente con Il Vecchio (catalogo: p. 32, piano superiore, parete 5, riprodotta; Cfr. altresì Il Premio Bergamo. 1939-1942. Documenti, lettere, biografie, a cura di M. Lorandi, F. Rea, C. Tellini Perini, con la collaborazione di O. Pinessi, catalogo della mostra, Electa, Milano 1993).
Negli anni di guerra disegna molto. A Milano, durante i permessi, visita le mostre nelle gallerie ancora attive in città, come il Milione, Barbaroux, la Spiga.
Gian Carozzi 1942 Il Ponte
Invito della “Mostra del pittore G.C. Carozzi”, Firenze, Galleria Il Ponte, 10-19 giugno

1943-1944
Tramite Domenico Cantatore conosce Alfonso Gatto, Francesco Messina, Gio’ Ponti e Salvatore Quasimodo (Cfr. G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Milano 25 gennaio 1943, AGCS). Continua a disegnare e a pensare alla pittura. In una lettera al padre scrive:  “Stasera sono un po’ stanco perché ho appena smontato da un turno d’ispezione, ma ora mi sono rifugiato in un bar per disegnare un po’ e per pensare alle cose mie. Qui niente di nuovo: sono contento perché penso molto ai miei quadri e riesco anche a disegnare; mi sono comprato delle belle riproduzioni a colori di Renoir e Van Gogh e mi sono divertito a copiare i coniugi Silsley di Renoir e il dottor Gachet di Van Gogh. Sto pensando molti paesaggi e ho idee chiare, per questo spero quando tornerò a casa di incominciare subito un lavoro fruttuoso” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Milano, 31 gennaio 1943, AGCS).
Viene messo in nota per la Grecia per accompagnare un reggimento ad Atene. Parte il primo febbraio e fa ritorno i primi di marzo a Milano, dove la situazione si fa più drammatica e la vita culturale subisce una battuta d’arresto. Il 17 marzo 1943 scrive al padre: “Mi sono comprato dei colori buoni e mi sono messo a dipingere paesaggi molti piccoli ma che serviranno in futuro. Per ora ho fatto tre cosine che mi interessano abbastanza, ma in questi giorni spero di poter lavorare un po’ più intensamente. […]. Le mostre sono ridotte al minimo. La Barbaroux è chiusa, al Milione c’è Gaspari e Pizzinato” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Milano, 17 marzo 1943, AGCS).
Il 26 marzo viene trasferito a Gaeta come sergente. Chiede al padre di inviargli colori, tele e riviste d’arte. “Oggi ho già incominciato a tirare fuori la scatola dei colori e ho fatto una piccola cosina che vedo qui dalla finestra della mia camera, ma spero presto di poter iniziare un lavoro attivo e di poter finalmente combinare qualcosa anche colla divisa sulle spalle. Oggi qui è uscito il sole ma il tempo non si è ancora rimesso completamente […] Gaeta che vedo di lontano è un po’ annebbiata e tutto mi ricorda Corot” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Gaeta, 30 marzo 1943, AGCS). “Le giornate incominciano a passarmi con una certa regolarità e oggi ho cominciato a prendere contatto con i colori; sono sceso giù nell’orto, ho colto dei fiori e li ho dipinti così com’erano cercando d’analizzare e di capirli nella loro pienezza e carnosità […]. Ieri sera ho ancora dipinto una veduta del porto di Gaeta, una cosa che ho voluto dipingere così […]. Se ti è possibile mandami qualche tavola e magari una cornicina modesta […]. Non puoi immaginare che piacere m’abbiano fatto Primato e Posizione (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Gaeta, 30 marzo 1943, AGCS).
Il 24 maggio, durante una licenza, riesce ad andare a Roma dove incontra Giovanni Stradone e visita la Quadriennale, di cui fornisce al padre un dettagliato resoconto. Molto critico sulla qualità della manifestazione, i pochi artisti che apprezza sono Filippo De Pisis, Arturo Tosi, Giovanni Stradone, Giacomo Manzù e Alberto Ziveri (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Gaeta, 25 maggio 1943, AGCS).
Il padre lo sprona a dipingere, per quanto l’atmosfera si faccia sempre più difficile. “Oggi ho ricevuto una tua cartolina che mi è sembrata piuttosto severa! Mi sproni al lavoro, e tu sai come io abbia sempre voglia di lavorare, ma credimi ora mi trovo proprio in un periodo brutto, ho una stanchezza e una fame che mi buttano a terra. Però ho fatto circa 20 disegni che li ha visti Stradone e li ha trovati buoni” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Roma, 23 giugno 1943, AGCS).
Dopo l’8 settembre raggiunge Lavagna (GE) dove si trova la moglie Mimma. Il 25 settembre nasce il figlio Marco.
Subito dopo si unisce alle bande partigiane di Giustizia e Libertà, brigata garibaldina sarzanese “Ugo Muccini”. I primi di agosto del 1944, sfugge a un rastrellamento tedesco in Val di Magra.

1945
Attraversa il fronte e arriva a Firenze dove ritrova Cancogni.
Finita la guerra si stabilisce con la moglie e il figlio Marco ad Ameglia (SP).
In estate si reca in bicicletta a Firenze, dove insieme a Cancogni visita la mostra La peinture française à Florence allestita a Palazzo Pitti e curata da Bernard Berenson. Rimane folgorato dalla pittura di Cézanne. Lavora molto per capire la costruzione cézanniana, dando avvio a uno scomposizione della forma in direzione postcubista.
Dal 15 novembre 1945 al 30 settembre 1948 è incaricato dell’insegnamento di disegno ornato e calligrafia presso la Scuola di Avviamento Professionale Industriale “A. Pontremoli”, prima a Lerici (SP) e poi alla Spezia.

1946
Partecipa alla mostra collettiva Disegno contemporaneo alla Galleria dell’Isola di Genova.

1947
Nello scenario artistico spezzino, in ripresa dopo la battuta d’arresto della guerra, la sua ricerca appare come una delle più orientate al rinnovamento, nell’esplorazione di una nuova relazione tra forma e contenuto, in direzione postcubista e astratta, inscrivendosi pienamente nell’ambito del coevo dibattito nazionale che, tra il 1946 e il 1948, vede nascere gruppi come la Nuova Secessione Artistica, poi Fronte Nuovo delle Arti, “Forma 1” a Roma, e il M.A.C. – Movimento Arte Concreta a Milano, con le sue varie declinazioni locali.
In febbraio alla Spezia ha luogo la Prima Mostra Provinciale Sindacale d’Arte dove presenta una Composizione descritta da Furio Bonessio di Terzet, giornalista de “La Gazzetta” molto partecipe delle vicende artistiche cittadine, come “quadro vivo e completo”, con “toni bianchi ed azzurri indovinatissimi” (F. Bonessio di Terzet, La Mostra provinciale sindacale d’Arte, in “La Gazzetta”, 12 febbraio 1947).
A luglio è invitato alla Mostra di pittura italiana contemporanea a Palazzo alla Giornata a Pisa. La commissione inviti è composta da Felice Casorati, Virgilio Guzzi, Matteo Marangoni, Mino Rosi, Piero Sanpaolesi, Gianni Vagnetti, Giorgio Vigni. Carozzi presenta una Natura morta (catalogo: sala I, n. 11), nella sala in cui sono presenti, tra gli altri, Giulio Turcato, Antonio Corpora, Renato Guttuso, Cesare Peverelli e Ennio Morlotti.
A fine anno si tiene la Seconda Mostra Sindacale dei Pittori e Scultori alla Spezia, dove tra le altre opere presenta una Figura e un Pesce. Bonessio di Terzet così descrive la sua ricerca, dando conto dell’acceso dibattito del momento sulle nuove sperimentazioni formali: “Carozzi è un pittore nel senso pieno della parola, con un istinto del colore come pochi ve ne sono. E badino bene i facilissimi criticoni: per giungere a questa pittura, che appare estremamente facile ed è invece difficilissima, occorre passare per tutta la gamma dell’imitazione. Liberarsi fino a questo punto dei limiti fittizi pittoricamente parlando, della forma, o ricrearli nello spazio del quadro con un senso colorato è cosa difficilissima” (F.B.T. [F. Bonessio di Terzet], Figure della Seconda Sindacale d’Arte. Giovannoni, Mordacci, Carozzi, Frunzo e Bellani, in “La Gazzetta”, 1 gennaio 1948).

1948
Il 24 luglio inaugura la Mostra nazionale di pittura e scultura, Gran premio Forte dei Marmi
di cui Corrado Cagli è ricordato come il “principale animatore e allestitore” (Cfr. a tal proposito G. Nativi, Appunti per una cronaca, in Astrattismo classico. Firenze 1947-1950, catalogo della mostra, a cura di S. Salvi, Vallecchi, Firenze 1980). Tra i partecipanti si annoverano Renato Guttuso, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti, Afro, Alberto Burri, Gualtiero Nativi, Vinicio Berti, Bruno Brunetti. Carozzi è presente con due Nature morte (catalogo: n. 20 Natura morta, 1948; n. 22 Natura morta, 1943).
In estate visita la XXIV Biennale di Venezia. Fra le mostre spicca la retrospettiva di Picasso, presentata in catalogo da Renato Guttuso, quella dedicata a Paul Klee, la sala del Fronte Nuovo delle Arti, e soprattutto la collezione di Peggy Guggenheim con opere che dalle avanguardie giungono all’espressionismo astratto, riunendo, tra gli altri, capolavori di Wassily Kandinsky, Marcel Duchamp, Max Ernst, Joan Miró, André Masson, Kurt Schwitters, Hans Hartung, Jackson Pollock, Arshile Gorky, Robert Motherwell e William Baziotes.
Sulla scia di quanto stava avvenendo sulla scena artistica nazionale, in ambito spezzino prende vita il Gruppo dei Nove, subito dopo divenuto il Gruppo dei Sette. La prima mostra si tiene nel mese di settembre, organizzata da Furio Bonessio di Terzet. Riunisce opere di Gino Bellani, Gian Carozzi, Guglielmo Carro, Carlo Calogero Datola, Vincenzo Frunzo, Carlo Giovannoni, Bruno Guaschino, Rino Mordacci e dello stesso Bonessio di Terzet. A distanza di qualche mese il sodalizio si definisce come Gruppo dei Sette, presentandosi nella Mostra d’Arte del Gruppo dei Sette che inaugura il 28 dicembre nel Salone della Deputazione Provinciale. La mostra è organizzata da “La Gazzetta”. Sono in quest’occasione esposte opere di Bellani, Carozzi, Carro, Frunzo, Giovannoni, Guaschino, Porzano e un monotipo di Cagli, con cui gli artisti spezzini erano probabilmente entrati in contatto qualche mese prima, in occasione del Premio Forte dei Marmi. La compagine spezzina si presenta eterogenea, con ricerche che oscillano da una scomposizione postcubista a una sintassi astratta. Carozzi è presente con sei opere, segnalate in catalogo come Pittura n. 1, Pittura n. 2, Pittura n. 3, Pittura n. 4, Pittura n. 5, Collage, 1948. La prefazione in catalogo, sorta di primo manifesto di poetica, è a firma di Bonessio di Terzet. “Per noi il problema è unico: si tratta di fare coesistere sostanza con forma: raggiungere quello stato di felicità espressiva che fa della sostanza umana una forma e viceversa; un’idea è tale, cioè, perché espressa in quella data forma; distruggere ogni antinomia dannosa all’espressione artistica stessa; raggiungere quello stato di illuminazione che consenta alla parola, al colore, al suono, di essere completa e priva di ogni negativo bizantinismo e di posizioni facili a diventare bandiera di circoli chiusi di iniziati. La nostra volontà è popolare, il nostro mondo è di massa; e per questo consideriamo validissima la Provincia italiana contro il retrivo imborghesimento delle Capitali. In questo modo, con semplicità ma con decisione, ci presentiamo: e siamo pronti a discutere”.

1949
In aprile il Gruppo dei Sette partecipa alla Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea di Asti, dove Carozzi espone due opere che riscuotono attenzione da parte della critica (Gian Carozzi si afferma alla nazionale di Asti, in “La Gazzetta”, 30 aprile 1949).
Il 15 aprile, cinque giorni dopo l’apertura dell’esposizione astigiana, alla Spezia inaugura la seconda Mostra del “Gruppo dei Sette”, presentata in catalogo da Cagli. Oltre a Carozzi, l’esposizione vede la partecipazione di Bellani, Frunzo, Giovannoni, Guaschino, Porzano e Bonessio di Terzet. Cagli mette in luce l’eterogeneità del gruppo e apprezza particolarmente la ricerca di Carozzi: “Questi sette temperamenti dissimili e perfino antitetici, sono uniti da un comune impulso a intendere la pittura come un lavoro collettivo: una pittura cioè che anteponga ai motivi edonistici ed egocentrici del singolo pittore la causa madre di un linguaggio pittorico in perpetuo divenire […]. Carozzi alla Mostra Nazionale di Asti sta tenendo il campo del surrealismo morfologico con molto stile e una tecnica eccellente”. Carozzi è presente in mostra con due dipinti (catalogo: Composizione 1, Composizione 2) e quattro disegni (di cui uno riprodotto in catalogo).
Anche sulla scia dei consensi ricevuti e dell’entusiasmo del momento, Carozzi si trasferisce a Milano. Dapprima affitta una stanza ammobiliata, poi lo raggiunge la moglie Mimma (successivamente il figlio Marco) e si stabiliscono in un appartamento in Via Moscova 27. Successivamente, inizia a lavorare come grafico pubblicitario.
Il 14 maggio inaugura alla Galleria del Naviglio la collettiva in cui viene presentata una selezione di opere presentate alla seconda edizione del Premio Nazionale di Disegno Diomira, dedicato al disegno dei giovani artisti, la cui prima edizione si era tenuta nel 1947. Nel catalogo, presentato da Attilio Rossi, Carozzi è segnalato come già operativo a Milano.
Nell’ambito del fermento spezzino sull’arte contemporanea e di una politica culturale intesa come impulso al rilancio turistico del Golfo, nel 1949 viene istituito il I Premio Nazionale di Pittura Golfo della La Spezia, sulla scia della manifestazione nata in ambito futurista nel 1933. La mostra inaugura a Lerici in agosto. Carozzi è presente con tre opere: Metamorfosi della Grotta Azzurra, Genesi di Maramozza, Ovale su Lerici (catalogo: sala V, nn. 103-105). A Metamorfosi della Grotta Azzurra (vedi qui XXX) viene conferito uno dei premi-acquisto dalla giuria composta da Valentino Bompiani, Corrado Cagli, Carlo Carrà, Carlo Ludovico Ragghianti e Marco Valsecchi. Molteplici sono le attestazioni di stima da parte della critica. In relazione alla puntuale definizione di Cagli, la ricerca di grande libertà immaginativa e compositiva di Carozzi è messa in relazione dalla critica al surrealismo, con le sue “forme geologiche rovinate dai cataclismi naturali, di grafia riferentesi a strutture metafisiche e assurde, ma così piene di lirismo da far ricordare alla lontana i capolavori di Max Ernst o di Salvador Dalí, sovraccarichi di più fervido impulso immaginativo” (S. Coppola, Artisti e pubblico al Premio di pittura del Golfo, in “Secolo XIX”, 17 agosto 1949). Bonessio di Terzet lo considera il “vero trionfatore” della mostra spezzina che ha sin dalla prima edizione un ampio respiro nazionale. Nella sua recensione parla di “una pittura surrealista, ma intesa in modo estremamente lirico, un mondo piano, edenico, cui bastano finissimi accordi in minore per muovere il senso dello spettatore verso paesi incantanti” (F. Bonessio di Terzet, Il Premio “Golfo della Spezia”, in “La Gazzetta”, 19 agosto 1949).

1950
Ad aprile inaugura una mostra personale alla Galleria del Naviglio di Milano presentata in catalogo da Beniamino Joppolo (vedi qui XXX). Carozzi entra così in relazione con uno dei luoghi cruciali dell’avanguardia artistica milanese. Entusiastiche le recensioni di Mario Ballocco e Guido Ballo che contribuiscono ad affermare la sua ricerca nel milieu artistico milanese. Ballocco scrive su “AZ”: “Le tempere che Carozzi espone alla Galleria del Naviglio si impongono anzitutto per la colorazione accesa dalla quale esplode tutta la gamma cromatica. Dopo le prime figurazioni libere, di sapore surrealista per l’osservanza del piano orizzontale e del piano tridimensionale, Carozzi si orienta decisamente ad una maggiore unitarietà fra figurazione e impostazione compositiva. Il gioco delle forme, estranee ad una calcolata predisposizione, trova nel ritmo improvviso ed inaspettato del colore una salda coesione che indica in Carozzi la possibilità di nuovi sviluppi” (M.B. [M. Ballocco], Giancarlo Carozzi, in “AZ”, aprile – maggio 1950).
Tra i visitatori della mostra vi è Fontana che vedendo i suoi quadri lo considera un “pittore spaziale” (G. Carozzi in F. Battolini, Intervista a Gian Carozzi, catalogo della mostra, La Spezia 1984).
Sempre alla Galleria del Naviglio, nel mese di maggio, è inserito nella collettiva Pitture concrete e astratte, con opere di Gianni Bertini, Roberto Crippa, Lucio Fontana, Beniamino Joppolo, Osvaldo Licini, Monnet, Bruno Munari, Parmisari, Reggiani, Atanasio Soldati, Emilio Vedova, Veronesi.
Il tempestivo successo raggiunto fa sì che nel mese di giugno l’opera Pittura n. 2 sia ammessa alla partecipazione alla XXV Biennale di Venezia (catalogo: sala XLVI n. 9 Natura morta, 1950; il dipinto è indicato con il titolo Pittura n. 2 in una foto e in R. Pallucchini a G. Carozzi, lettera dattiloscritta su carta intestata “Ente Autunomo La Biennale di Venezia”, Venezia, 17 aprile 1950, con la quale si annuncia l’approvazione dell’opera da parte della giuria, AGCS).
Il 22 luglio inaugura il II Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia, dove sono esposte le opere Geodinamica di Lerici e Geodinamica di Porto Venere (catalogo: sala II, nn. 34-35 Geodinamica di Lerici, riprodotta; vedi qui XXX) che sono segnalate dalla giuria (presieduta da Carlo Ludovico Ragghianti  e composta da Carlo Carrà, Felice Casorati, Renato Guttuso, Marco Valsecchi e Ubaldo Formentini).

1951
A maggio espone nuovamente assieme ai compagni spezzini del Gruppo dei Sette nell’ambito della 1° Mostra d’Arte in vetrina del Giornale “Numero” di Firenze, per quanto il suo nome sia inserito tra gli artisti milanesi, ovvero accanto a Gianni Bertini, Nino Di Salvatore, Galliano Mazzon, Gianni Monnet, Bruno Murani e Luigi Veronesi.
In luglio inaugura il III Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia dove in catalogo è segnalata l’opera Ossessione del pendolo (catalogo: sala III, n. 113; è stato inoltre individuato un dipinto che presenta sul retro l’etichetta del Premio con registrato il titolo Ambiente elegante, 1951).
È tra i firmatari del 3° Manifesto dell’Arte Spaziale con Anton Giulio Ambrosini, Roberto Crippa, Mario De Luigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo,  Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Vinicio Vianello (vedi qui XXX). Il manifesto è elaborato a seguito di una discussione svoltasi la sera del 26 novembre alla Galleria del Naviglio. Fa il punto della situazione sulla poetica spazialista, sulla sua diffusione che vede ampliare i protagonisti rispetto agli storici firmatari. Nel documento si legge: “Dopo cinque anni da quando è stato steso il primo manifesto sull’arte spaziale molti ‘fatti’ sono avvenuti nel campo delle arti. Non staremo a esaminarli uno per uno, ma un ‘fatto’ preciso possiamo registrare: il crollo di quelle correnti che volevano continuare o a rimanere chiuse entro la morsa della ‘realtà contingente e terrestre in tutti i sensi’ o a rinnegare ogni realtà evadendo in un fantasticare astratto ormai divenuto sterile, vuota e disperata astruseria. Questi cinque anni hanno orientato gli artisti esattamente nel nostro senso: considerare realtà quegli spazi, quella visione della materia universale, di cui scienza, filosofia, arte in sede di conoscenza e di intuizione hanno nutrito lo spirito dell’uomo. Ed abbiamo assistito a serie di manifestazioni che si sono impegnate ad aggredire la nuova visione del creato nel micros immerso negli spazi, cercando di rappresentare figurativamente quell’energia, oggi dimostrata ‘stretta materia’ e quegli spazi visti come ‘materia plastica’. Riaffermiamo ora la priorità dell’arte come forza di intuizione del creato e procediamo sulla stessa strada per intuire con le opere i punti dello spirito a cui la conoscenza giungerà”.
Fontana, nella commissione degli inviti per la Biennale di Venezia del 1952, si batte sin dalla seconda riunione, tenutasi il 19 e il 20 dicembre 1951, affinché siano presentati gli artisti spazialisti e nucleari, citando anche il nome di Carozzi (Cfr. verbale conservato presso l’ASAC, Venezia, citato in P. Campiglio, Cardazzo e la promozione dei giovani spazialisti milanesi, i premi d’arte, in Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte, catalogo della mostra, a cura di L.M. Barbero, Electa, Milano 2008, p. 267).
Gian Carozzi 1952 il Naviglio
Mostra di "Arte spaziale" alla Galleria del Naviglio, 23-29 febbraio 1952, Milano. (Farabolafoto)
In senso orario si riconoscono: Beniamino Joppolo, Milena Milani, Roberto Crippa, Lucio Fontana, Gian Carozzi

1952
Dal 23 al 29 febbraio espone con Fontana, Dova, Deluigi, Peverelli, Crippa e Joppolo alla mostra Arte Spaziale che si tiene Galleria del Naviglio presentata da Beniamino Joppolo. Nella descrizione del Movimento Spaziale che accompagna il fotomontaggio pubblicato come quarta di copertina si legge: “Questa, che la Galleria del Naviglio presenta, è la prima mostra collettiva spaziale in cui figurano solo alcuni degli aderenti al movimento. Con questa mostra gli spaziali dimostrano come lo spazialismo è anche e soprattutto un problema di contenuto che può essere realizzato con qualunque mezzo, anche il più antico”.
A marzo prende parte alla collettiva tenutasi agli Amici della Francia a Milano. L’esposizione, ordinata da Violetta Besesti, è presentata da Giorgio Kaisserlian, e annovera artisti surrealisti e spazialisti.
Il 26 aprile inaugura a Milano il Premio Gianni, ideato da Cardazzo per sostenere il gruppo spazialista e promosso dal collezionista Virgilio Gianni. La manifestazione, che ha avuto una sola edizione, è incentrata sul tema della “bomba atomica”, come “risposta” alla mostra Pittura nucleare organizzata nel novembre 1951 da Enrico Baj e Sergio Dangelo alla Galleria San Fedele di Milano.
Firma il Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione con Anton Giulio Ambrosini, Alberto Burri, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Bruno De Toffoli, Gianni Dova, Enrico Donati, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Guido La Regina, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Tancredi, Vinicio Vianello che viene distribuito il 17 maggio in occasione della trasmissione sperimentale della Televisione R.A.I., durante la quale Fontana proietta superfici forate e illuminate in movimento. Nel documento si legge: “Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d’arte, basate sui concetti dello spazio, visto sotto un duplice aspetto: il primo, quello degli spazi, una volta considerati misteriosi ed ormai noti e sondati, e quindi da noi usati come materia plastica; il secondo, quello degli spazi ancora ignoti del cosmo, che vogliamo affrontare come dati di intuizione e di mistero, dati tipici dell’arte come divinazione. La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti. Siamo lieti che dall’Italia venga trasmessa questa nostra manifestazione spaziale, destinata a rinnovare i campi dell’arte. È vero che l’arte è eterna, ma fu sempre legata alla materia, mentre noi vogliamo che essa ne sia svincolata, e che attraverso lo spazio, possa durare un millennio, anche nella trasmissione di un minuto. Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano una estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica. Noi spaziali ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo”.
Sempre con gli spazialisti partecipa alla Mostra Nazionale Artisti spaziali tenutasi dal 15 novembre al 12 dicembre alla Galleria Casanova di Trieste, e alla seconda edizione del Premio Graziano (Milano, Galleria del Naviglio e Venezia, Galleria del Cavallino) ideato da Cardazzo e promosso dall’ex-pittore e imprenditore Graziano Gasparini emigrato in Venezuela.
Il Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione e queste mostre sanciscono per Carozzi la fine dei suoi rapporti con Cardazzo e con lo spazialismo. Da allora in avanti prosegue la propria ricerca pittorica al di fuori di gruppi e di tendenze. A partire da questa data la sua attività espositiva si fa molto rarefatta. La professione di grafico pubblicitario, che gli assicura un reddito fisso, gli permette infatti di vivere l’esperienza artistica distaccandosi dalle logiche del mercato come presa di distanza dai condizionamenti che limitano la libertà creativa.

1953-1955
Dal 1953 al 1955 collabora con Leonardo Sinisgalli, che dirige la rivista “Pirelli”, per la realizzazione di varie campagne pubblicitarie, come il materasso gommapiuma Pirelli. Negli stessi anni realizza manifesti pubblicitari per la Phillips.

1956
In ottobre ha una personale alla Galleria Adel della Spezia, organizzata da Vincenzo Frunzo, dove presenta opere su carta e alcuni dipinti su tela. I soggetti sono piante, fiori, animali, in cui si alternano suggestioni surrealiste a una propensione al macchinismo, tra Léger e Duchamp, in un’oscillazione tra declinazioni astrattiste e un ritorno alla figurazione.

1957
Vince il secondo premio al Concorso Ideal-Standard per la realizzazione del manifesto pubblicitario di un lavandino progettato da Gio’ Ponti che presiede la giuria composta da Leonardo Borgese, Enrico Ciuti, Renzo Passerini Cerretesi, Gustavo Pulitzer e Alberto Rosselli.

1958
Cura l’impaginazione grafica del settimanale sportivo “Il Campione”.
Il primo settembre viene inaugurata la Prima mostra del “Piasseo” a Lerici, dedicata a Howard Wood, Fabio Mauri e Carozzi. Recensendo la mostra su “Il Tirreno”, Ugo Mannoni si sofferma sulla sua produzione recente e precisa: “In lui, l’astrattismo cede alla fantascienza, alle costruzioni fitte di una architettura surrealistica, spaziale, dalle divisioni geometriche di una sconcertante linearità. Conturbanti le immagini che si richiamano al mare. La tendenza alla figurazione che caratterizzava le opere del Carozzi ’56, sparisce nelle ultime composizioni dove le linee racchiudono senza scampo la voce contenuta dall’assoluto. Il colore non è mai predominante, nel suo stile, diremmo grafico, non imbriglia mai il movimento della figura, che resta la parte più marcata del quadro” (U. Mannoni, Cinquemila persone alla vernici della prima mostra “Der Piasseo”, in “Il Tirreno”, 2 settembre 1958).
Gian Carozzi 1958
Gian Carozzi alla “Prima mostra del ‘Piasseo’. Howard Wood, Gian Carozzi e Fabio Mauri”, Lerici, 1° settembre 1958

1959
Partecipa alla Seconda mostra collettiva del “Piasseo” a Lerici che si inaugura il 30 agosto e vede la partecipazione, tra gli altri di Carla Accardi,Gastone Novelli, Giulio Turcato, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Achille Perilli, Fabio Mauri, Cy Twombly, Antonio Sanfilippo e Toti Scialoja.
A fine anno lascia Milano e si trasferisce a Parigi dove rimarrà sino al 1977. Il suo allontanamento da Milano è determinato dal fatto di voler abbandonare la grafica pubblicitaria per immergersi completamente nella pittura, al di fuori da gruppi e tendenze avanguardiste.

1960
Si stabilisce in Rue d’Assas, con la moglie Mimma. Conosce Zadkine, che ha lo studio vicino alla sua abitazione; stringe amicizia con il pittore russo Simon Segal che realizzerà un suo ritratto. Conosce Gino Severini, Alberto Magnelli e lo scultore Sergio Signori. Molto importante per lui è l’amicizia con lo scultore Émile Gilioli il quale gli fa conoscere artisti come Serge Poliakoff, Jean Dewasne, Jean Deyrolle. Nelle lettere al padre parla spesso della frequentazione di Joppolo, a Parigi già da un anno, e di Cancogni, trasferitosi come corrispondente de “L’Espresso”. Si ritrova talvolta inoltre con lo scrittore Carlo Cassola e con Enrico Scialoja.
Nei primi anni del soggiorno parigino, sino al 1964, insegna Storia dell’arte al Liceo Italiano “Leonardo Da Vinci”.
Appena arrivato a Parigi visita mostre nelle gallerie e nei musei, di cui fornisce commenti nelle lettere al padre. Il suo sguardo è orientato tanto sulla contemporaneità quanto sull’arte antica che diventa sempre più il suo punto di riferimento.
Il 5 luglio tiene a Parigi la sua prima mostra, una collettiva alla Galerie Bruno Bassano.

1961
Il 5 novembre inaugura una personale alla Galleria del Grattacielo di Legnano, dove presenta opere realizzate durante gli ultimi anni del soggiorno milanese, tra il 1956 e il 1959, e alcuni dipinti del 1960.
Nel mese di dicembre si trasferisce in un nuovo appartamento-studio in Rue Sophie Germain. “Lo studio è una meraviglia, luce ottima. Non sono mai stato tanto volentieri in una casa come in questa: è silenziosa, c’è aria, la luce è magnifica, è ben disposta e, con ancora qualche piccola spesa, elegante (sarà)”. (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, 11 dicembre 1961, ACGS).
Inizia a prepararsi tele e colori. “Ho comprato una robusta tela da lenzuola e poi ho preparato a gesso e colla totin” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, Natale 1961, ACGS)

1962
Lavora molto. Oltre alla pittura, riprende a disegnare a china; utilizza carte e supporti che gli permettono di lavorare e sperimentare senza troppi dispendi economici, sfuggendo concettualmente e fisicamente al campo sublimante della tela. “Ho ripreso a disegnare a china: era tanto che non disegnavo a penna e mi sono accorto che mi concentravo troppo sulla pittura. Mi sembra che questi disegni mi facciano bene (si tratta di cose piccole). Ho intenzione di farne una serie e tralasciare per qualche tempo di dipingere, o dipingere almeno senza troppi problemi” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, 10 aprile 1962, AGCS). “Lavoro su carta da pacchi, dalla rovescia, cioè dalla parte non lucida e rigata. Carta da pacchi ne puoi adoperare molta, senza sbilanci finanziari” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, sabato 4 luglio 1962, AGCS). “Gilioli ha trovato buoni i disegni che ho fatto in questi ultimi tempi. Nei quadri, invece, si sente la preoccupazione eccessiva, di fare la cosa importante e il risultato è che i quadri sono meno importanti dei disegni. Ho avuto veramente buoni consigli (se possono servire a qualche cosa) […]. Ho avuto sempre da Gilioli una ricetta per fare i colori da soli, colle polveri. Ci va dentro uovo, bianco sbattuto, aceto, olio di lino, il tutto sbattuto, una specie di maionese” (G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, 28 novembre 1962, AGCS).
In ottobre è invitato a partecipare al XXVIIe Salon des artistes occitans al Palais des Arts di Tolosa, nella sezione italiana. Presenta un quadro (catalogo: 3. Composition) e due disegni (non menzionati in catalogo, cfr. G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, 15 ottobre 1962).

1963
A febbraio partecipa al 18ème Salon des Réalités Nouvelles al Musée Municipal d’Art Moderne, dove presenta un’opera (catalogo: n. 17 Composition). L’invito è probabilmente determinato dall’interessamento di Gilioli che fa parte del Comitato (Cfr. G. Carozzi a N. Carozzi, lettera manoscritta, Parigi, 21 dicembre 1962, AGCS).
A maggio espone alla mostra Art Contemporain che si tiene al Grand Palais. È presente con un’opera (catalogo: Composition, olio su tela, 1962) nella sezione italiana con Bemporad, Burri, Capogrossi, Dorazio e Fontana. A luglio è invitato alla XII Mostra Nazionale di Pittura “Golfo della Spezia, dove presenta cinque opere su carta (catalogo: n. 71, Studio n. 1; n. 73, Studio n. 2; n. 69, Studio n. 3; n. 72, Studio n. 4; n. 70, Studio n. 5). In catalogo è presentato da Beniamino Joppolo che a distanza di tredici anni torna a scrivere sul suo lavoro.
Viene pubblicato il catalogo della collezione del Gabinetto disegni e stampe dell’Istituto di Storia dell’arte dell’Università di Pisa che annovera due opere su carta di Carozzi del 1958 (A.M. Masetti (a cura di), Grafica italiana contemporanea 2, Edizioni di Comunità, Milano [1963], p. 38, n. 559, Composizione, 1958, tempera su carta bianca; n. 560, Composizione, 1958, tempera su carta bianca, riprodotta).

1964-1966
Orientativamente in questi anni si reca quasi quotidianamente all’Academie de la Grande Chaumière a Montparnasse per seguire i precetti del disegno accademico. Di quel momento, ricorda: “A Montparnasse, il quartiere nel quale abitavo, c’è l’Accademia della Grande Chaumière […]. Lì, sia al mattino che al pomeriggio, le modelle si susseguono le une alle altre in tutte le pose possibili, e si lavora, assieme ad altre 20-30 persone dai sedici agli ottanta anni, in un silenzio assoluto. Io spesso lavoravo col modello mattino e pomeriggio, passavo da grandi disegni a carbone molto studiati a schizzi rapidi. Mi ero accorto che coll’esperienza astratta, abbandonato completamente il disegno, non ero più in grado di costruire un nudo in maniera decente. Questo lavoro oscuro e faticoso, (certe volte la sera ero sfinito) durato tre anni, mi era indispensabile. È praticamente da questa esperienza che lentamente tornai alla figurazione (G. Carozzi in F. Battolini, Intervista a Gian Carozzi, catalogo della mostra, La Spezia 1984).

1967-1968
Il 24 febbraio 1967 nasce la nipote Elena, figlia di Marco.
Nel corso dell’anno è invitato alla mostra Recherches de 18 artistes italiens en France tenutasi alla Galerie des Services Culturels de L’Ambassade d’Italie, dove espone due opere (catalogo: n. 1, n. 2, con una riproduzione). La commissione, presieduta da M. Eric Da Rin, consigliere d’ambasciata, è composta dal pittore Giuseppe Cesetti e dai critici d’arte Bruno Romani e Giuseppe Gualtieri di San Lazzaro.
Dal giugno 1967 al dicembre 1968 riceve dall’amico Manlio Cancogni l’incarico di curare l’impostazione grafica de “La Fiera Letteraria”.
Gian Carozzi, La Fiera Letteraria, 1967
Copertina de “La fiera letteraria” realizzata da Gian Carozzi, a. XLII, n. 36, 7 settembre 1967

1969-1971
Nel maggio 1968 partecipa alla mostra 18 artistes italiens tenuatasi al Salon de L’Enit.
Alla fine degli anni Sessanta si reca più volte a Jouy, nei pressi di Chartres, ospite dell’amica pittrice Janine Raynaud.

1972
A febbraio presenta una mostra personale alla Galleria Minotauro alla Spezia organizzata da Francesco Vaccarone, dove presenta una trentina di opere su tela e disegni. In una recensione pubblicata su “Il Secolo XIX” si legge: “Al Minotauro Gian Carozzi espone disegni e olii: il tratto, specie nei disegni, spontaneo, essenziale (di getto, diresti) raggiunge risultati compiutamente espressi pur nella semplicità castigata della linea. Le ‘figurazioni’ vi propongono una successione di teste dove il minimo mutamento di un particolare consente una diversificazione apprezzabile ad ogni livello culturale. Gli amatori potranno intuirvi riverberi matissiani, qualche volta – specie negli olii – il discorso potrebbe implicare nella profondità del tratto, Rouault. Ma ciascuno, insistiamo, potrà trarre dall’occasione l’immancabile piacere che ne deriva” (G.P., Esperienza parigina del pittore Carozzi, in “Il Secolo XIX”, 25 febbraio 1972).

1973-1975
Nel 1973, per il tramite dell’amica Janine Raynaud riceve l’incarico di realizzare grandi tele per la sala del consiglio d’amministrazione della I.T.T. a Parigi, e una serie di pitture murali per gli stabilimenti di St. Omer.

1976
A dicembre espone con Janine Raynaud che ospita nel proprio atelier di Rue des Saints-Pères l’evento.

1977-1978
Lascia Parigi e si trasferisce nuovamente in Italia, a Tellaro (SP).
Il 19 novembre 1977 inaugura una mostra personale alla Galleria Sele arte di Borgo Correggio (PR).

1979
Nell’estate da Tellaro si trasferisce nella vicina Sarzana, in via Nicolò Mascardi, 14.
Nel mese di ottobre muore la moglie Mimma.

1980
Realizza le illustrazioni per il libro La Cucina della Lunigiana, Longanesi, Milano.
Conosce Mariantonietta Franchini che sposerà nel 1982.

1981
Espone la Natura morta con libro e violino alla mostra Natura morta in Italia antica, moderna, contemporanea alla Galleria Philippe Daverio di Milano (catalogo: riprodotta). La mostra riunisce opere di Giorgio Morandi, Renato Guttuso, Filippo De Pisis, Carlo Carrà e Piero Fornasetti.
Realizza la copertina de L’odontotecnico di Cancogni e de La nave morta di Bruno Traven, (Edizioni Longanesi, Milano).

1982
Il 2 gennaio sposa Mariantonietta.
Il 25 aprile muore il figlio Marco in un incendio a Todi.

1983
Cura il calendario per l’impresa navale Antonini, La Spezia.
Tra il 1983 e il 1984 è pubblicato un piccolo volume dedicato alle opere su carta con presentazione di Manlio Cancogni.

1984
In maggio viene presentata una sua mostra antologica al Centro Allende della Spezia. L’esposizione annovera circa ottanta opere che documentano il percorso artistico dal 1945 con un’ampia sosta sulla ricerca recente. Il catalogo riunisce testi di Mario Farina, Manlio Cancogni e un’intervista di Ferruccio Battolini. Sono pubblicate le seguenti opere: Bucranio, 1980 (olio su cartone telato), Madame Bubu, 1979-1982 (olio su tela), Joyce, 1979-1981 (olio su tela); Figura, 1945 (olio su tela), Sedia con cranio, 1965 (pittura a colla su carta), Cranio su drappo arabescato, 1980 (olio su tela), Nudo frontale, 1982 (olio su cartone), Patate, 1982 (olio su cartone). In una recensione alla mostra Cancogni scrive: “Le nature morte […] sono esemplari. Vi si ritrova la stessa densità di Chardin, di Morandi, la stessa qualità di pasta, apparentemente opaca, che costruisce l’oggetto, lo colloca nello spazio e nel tempo, non solo per la vista, ma idealmente anche per il tatto, il gusto, l’udito […]. Le terre sono per lui il fondamento stesso della pittura. Non gli occorre altro per costruire il quadro, dando nello stesso tempo la sensazione del colore. È tutta questione di rapporti. Ciò non vuol dire ch’egli non senta il fascino, oltre ai suoi maestri preferiti, dei coloristi. Ma per chi cerca, come lui la ‘pittura-pittura’ (quella di cui parlava Roberto Longhi strofinando l’indice al pollice) il ‘colore-colore’ può essere una pericolosa distrazione” (M. Cancogni, Lunga fuga verso la pittura, in “Il Giornale”, 27 maggio 1984).
A novembre la Galleria Pomarancio a Sarzana organizza una mostra personale con dipinti, acquerelli e disegni degli anni Settanta e Ottanta. Renzo Lupo, artista e professore al Liceo Artistico di Carrara, dopo aver visitato la mostra gli scrive: “Caro Carozzi, ho guardato con molto interesse la tua mostra. Mi sono piaciuti molto i bei disegni a china del Tellaro (tra Matisse e Marquet) e molto gli acquerelli della Fortezza, dove sembra tu abbia ritrovato un’aria italica (tra Morandi e Corot), molto pacata, molto ferma che vorrebbe essere realizzata anche a olio in dimensioni maggiori. Accanto a quelle, ho visto, sempre in acquerello, una bella natura morta con vaso con decorazioni. Negli oli, tranne nelle due nature morte di fiori, non mi è parso di ritrovare quella intensità di clima, nonostante che il taglio del dipinto, in modo particolare, il nudo di schiena di donna sopra un sedile azzurro solo che l’ombra del dorso mi è parsa troppo uguale e non abbastanza luminosa […] Nota: Ho detto italica e non italiana, che è cosa diversa. In quel termine alludo a quel senso di classico del paesaggio italiano che vedevano anche i romantici e particolarmente Corot. D’altra parte tutti i riferimenti che faccio Matisse, Marquet, Morandi, non sono intuitivi ma vogliono precisare un indirizzo (R. Lupo a G. Carozzi, lettera manoscritta, 16, novembre 1984, AGCS).

1985
Durante l’anno visita due mostre che lo attraggono particolarmente, Caravaggio e il suo tempo al Museo Capodimonte a Napoli, e una esposizione di Morandi a Bologna.

1986
Realizza i cartoni per le vetrate della sede centrale della Cassa di Risparmio della Spezia.
Il 12 giugno inaugura alla Spezia la Prima antologica del Premio “Golfo della Spezia”, dove viene presentata la Metamorfosi della Grotta Azzurra, esposta e premiata alla prima edizione del Premio nel 1949.

1987-1990
Il 27 aprile 1988 nasce la figlia Giulia.

1991
Il 30 novembre inaugura alla Galleria Canci di La Spezia la personale dedicata alla natura morta presentata da Ferruccio Battolini (catalogo: “Quaderni”. Periodico d’informazione d’Arte Galleria Canci, n. 58. 4 riproduzioni).

1992
Tiene una personale alla Galleria Pegaso di Forte dei Marmi (LU), dove presenta opere che vanno dal 1980 al 1991. La mostra è accompagnata da un testo critico di Roberto Tassi (vedi XXX). In catalogo sono riprodotte: Vaso di fiori su una sedia (in copertina), Figura, 1989; Autoritratto, 1989; Paniere con stocafisso, 1990; Bicchiere con calla, 1988; Cesto di pere, 1986; Natura morta, 1983; Stoccafisso con cesto, 1990; Natura morta con conchiglia, 1985; Peasaggio, 1987.
Visita una mostra di Roberto Melli a Palazzo Ricci di Macerata, una delle sue antiche passioni pittoriche, accompagnato dall’amico Giansalvatore Filorizzo.

1993
Espone al Laboratorio Arte Contemporanea Bassa Lunigiana a Sarzana.
Visita la mostra della Barnes Collection al Musée D’Orsay, attratto dall’idea di poter vedere dei Cézanne mai visti prima.

1994
Insegue una piccola mostra di paesaggi di Morandi a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Visita la mostra di Nicolas De Staël alla Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Travestolo (PR), e a fine anno la mostra di André Derain, al Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi.

1995
È inserito nella mostra Presenze liguri alle Biennali di Venezia 1895-1995 tenutasi a Palazzo Ducale di Genova, con l’opera delle collezioni civiche spezzine Metamorfosi della Grotta Azzurra (1949).
È molto colpito da un grande nudo di Lucian Freud visto a Venezia in occasione della Biennale.

1996
A marzo espone paesaggi recenti in una mostra personale alla Galleria Menhir della Spezia dal titolo Il mare, la spiaggia e le falaises.

1997
Alla mostra Artisti per la libertà. Disegni per la Resistenza. 1941-1945 tenutasi alla Fortezza Firmafede di Sarzana è presente con un disegno del 1945, Soldato nazista (catalogo: n. 18, inchiostri su carta, Collezione Cesare Godano, La Spezia).

1998
Segue con interesse un fatto di cronaca: lo scandalo del cardinale Giordano condannato per usura. A seguito di quest’episodio inizia la realizzazione del ciclo dei Cardinali.
A Parigi visita la mostra L’Ecole de Londres: de Bacon a Bevan al Musée Maillol, dove rimane molto colpito da alcuni dipinti di Francis Bacon e di Lucian Freud.

1999
In estate un suo Paesaggio (1993, olio su cartone) è esposto nella mostra Omaggio a Puccini tenutasi a Torre del Lago.
Il 29 luglio inaugura alla Palazzina delle Arti della Spezia Premio del Golfo. 1949-1965. Sedici anni di pittura e di critica in Italia. I. Le Mostre di Lerici 1949-1952, a cura di Marzia Ratti, dove viene esposta Metamorfosi della Grotta Azzurra (catalogo: scheda sull’opera di Eleonora Acerbi).
A dicembre è inserito nella collettiva Nonfigurativo. Carozzi, Corpora, Crippa, Dova, Perilli, Scanavino, Reggiani presso la Cardelli & Fontana di Sarzana.  
Due opere su carta del 1950 sono pubblicate ne Le carte dell’Informale. Opere su carta. Italia 1948-1962 di Adolfo Francesco Carozzi (catalogo: Senza titolo, 1950; Senza titolo, 1950).

2000
La Galleria Cardelli e Fontana organizza un’ampia mostra antologica che inaugura il 29 luglio a Sarzana, nelle due sedi di Palazzo Civico e dell’Oratorio di Santa Croce.
Nel Palazzo Civico sono presentati dipinti e opere su carta dal 1945 al 1955, mentre presso l’Oratorio S. Croce è allestita la produzione relativa agli anni dal 1985 al 2000. La mostra è accompagnata da un catalogo in due volumi, edito da Bandecchi & Vivaldi. Il primo volume annovera un testo critico di Flaminio Gualdoni e una biografia di Ferruccio Battolini; il secondo un testo critico di Rossana Bossaglia.

2001
È inserito nella mostra Spaziali a Milano tenutasi alla Galleria Arte e Arte a Bologna, a cura di Cecilia Marone, e presentazione in catalogo di Flaminio Gualdoni. È presente con quattro opere che vanno dal 1949 al 1954 (catalogo: Senza titolo, 1949; Senza titolo, 1952; Senza titolo, 1952; Senza titolo, 1954; tutte riprodotte).

2002
La mostra antologica del 2000 trova un’ulteriore approdo nella retrospettiva inaugurata il 15 giugno alla Galleria Cardelli & Fontana, dove vengono presentate venti opere, tra tele e carte, risalenti al periodo che si snoda dal 1956 al 1963, ovvero la produzione realizzata negli ultimi anni del soggiorno milanese e nei primi anni del trasferimento a Parigi. L’esposizione è accompagnata da un testo critico di Flaminio Gualdoni (catalogo con tutte le opere riprodotte).
Un dipinto è presentato nella mostra Aspetti dell’astrattismo geometrico 1930-1960 che inaugura il 12 luglio alla Galleria Cardelli Cardelli & Fontana di Sarzana (catalogo: Senza titolo, 1959, olio e tecnica mista su cartone, riprodotta).
Realizza le illustrazioni per “Sinopia”, periodico versiliese d’arte e cultura, di cui è direttore Manlio Cancogni (a. XII, n. 45, settembre 2002).

2003-2007
Daniele Astrologo cura una sua mostra personale alla Banca Cesare Ponti di Milano che inaugura il 20 ottobre 2003 e riunisce opere dal 1948 al 1963. In una lettera inviata al curatore, come risposta ad alcune domande, Carozzi si sofferma sulle sue passioni letterarie: “Sono stato e lo sono tutt’ora ammiratore della letteratura russa: da Puskin a Cecov. I Demoni di Dostoevskij fu certamente il romanzo che più mi colpì nella giovinezza. Attualmente sento più congeniale il mondo cecoviano. Del resto leggo e rileggo sempre gli stessi libri, sempre scopro nuove cose” (G. Carozzi a D. [Astrologo], bozza di lettera manoscritta, Sarzana, 20 settembre 2003, AGCS).
Nello stesso anno, due opere su carta del 1950 sono pubblicate nel libro di Adolfo Francesco Carozzi Le carte dell’Informale. Opere su carta Italia 1948-1962 (Rima Editrice, Milano 2003, terzo volume).

2008
Muore il 20 gennaio 2008.
L’8 marzo inaugura la mostra Collezione ventiperventi curata da Adolfo Francesco Carozzi alla GlobalArt Gallery di Acqui Terme (AL), dove sono esposti 5 dipinti della serie dei Piedi e dei Teschi realizzati prima della morte (catalogo: Senza titolo, 2007, 20 x 20 cm, tutti riprodotti).
È incluso nella mostra Cronache visive del dopoguerra. Opere dalle collezioni Battolini, Cozzani e Premio del Golfo. 1948 – 1968 che inaugura il 20 luglio al CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia (tra le opere esposte: Senza titolo, 1948 [1950], MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung.

2009-2010
Il 13 febbraio 2010 inaugura al Castello di S. Giorgio della Spezia Il Gruppo dei Sette nella Collezione Battolini. Adesioni e percorsi, mostra che presenta opere degli artisti facenti parte dello storico gruppo, seppur Carozzi sia presentato con una Natura morta del 1991 e con un Autoritratto del 1985 (catalogo: opere riprodotte).  
In dicembre è inserito nella mostra Il Sacro nell’Arte Contemporanea al Museo Diocesano di Sarzana. A seguito della mostra una sua opera viene donata al Museo.

2011
Il 2 luglio inaugura al MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto la mostra Percorsi riscoperti dell’arte italiana. VAF-Stiftung 1947-2010, a cura di Gabriella Belli e Daniela Ferrari, dove nella sezione “Nucleare” è presente una delle tre opere di Carozzi appartenenti alla Collezione VAF-Stiftung (catalogo: Composizione, 1952, tecnica mista su tela e olio su tela, riprodotta).

2012
In febbraio alla Galleria Cardelli & Fontana di Sarzana inaugura la collettiva Costellazione, a cura di Luigi Cerutti, dove sono esposte tre opere di Carozzi. La mostra è dedicata agli artisti della galleria, attraverso l’accostamento dei maestri storici dell’astrattismo geometrico italiano con gli artisti contemporanei.

2013
In primavera la Galleria Cardelli & Fontana di Sarzana organizza la seconda edizione di Costellazione, dove sono esposte opere di Carozzi.

2014-2016
Nel giugno 2014 alla Galleria Cardelli & Fontana di Sarzana inaugura Gian Carozzi Revisited, mostra antologica pensata e progettata da Luca Bertolo che scandisce un percorso teso a mettere in luce la lateralità e la svolta anti-avanguardista di Carozzi, indagando temi cruciali della sua ricerca come l’autoritratto e il pittore nello studio (catalogo: con testo di L. Bertolo).  

2017-2018
Un’opera del ciclo Omaggio a Gustave Moreau è esposta nella mostra Zura Zura, progetto espositivo, che si tiene da luglio a settembre 2017, ideato dalla nipote Elena Carozzi e Valentina Giovando a Palazzo Picedi Benettini di Sarzana.





BIO-BIBLIOGRAPHY


1920–34
Birth of Giancarlo Carozzi, known as Gian, on 29 March 1920 in La Spezia to Maria Vacchelli and Donnino Carozzi. Carozzi’s father, known as Nino, a timber merchant, antiquarian and collector with a passion for writing poetry and painting, is his first point of contact with art. He has a sister, Adriana, and two brothers, Pier Luigi, called Pilo, and Nino, called Ninetto. The family lives on Via Napoli in La Spezia.
 

1935
The family moves to the Villa La Loggia in the Bellavista district of Lerici. The success of his business importing timber and plywood from Russia and Finland enables Nino to start his collection, initially buying 19th-century Italian art with works by Giovanni Fattori, Ulvi Liegi, Ugo Manaresi and Plinio Nomellini as well as local artists like Giuseppe Caselli, Navarrino Navarrini, Ercole Salvatore Aprigliano and Agostino Fossati. In addition to contemporary art, he collects earlier works, archaeological items, 14th-century altarpieces with gilt backgrounds, 15th-century depictions of the Madonna and Child, busts and capitals from late antiquity, and African art. He also collects books and builds up a rich library of valuable rare editions over the years.
 
 
1936
Carozzi presents two works at the exhibition Prima Mostra Popolaresca di Arte Lunigianese in Bagnone, Massa Carrara (catalogue: room V, nos. 28, 29, Natura morta).
 

1937
Carozzi enrols at the Nicolò Barabino art school in Genoa, where he lives during the week and goes to shows at the Galleria Genova, directed by Stefano Cairola, and the Galleria Rotta. This leads Nino to visit the galleries and to develop a friendship with the collector Alberto Della Ragione. The period from the late 1930s to 1942 sees the entrance into Nino’s collection of works by Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Mario Sironi, Ottone Rosai, Umberto Lilloni, Carlo Carrà, Giuseppe Capogrossi, Corrado Cagli, Mario Marcucci, Giuseppe Cesetti, Renato Paresce, Pompeo Borra, Achille Funi, Luigi Bartolini, Gerardo Dottori, Mario Melis, Roberto Melli and Renato Guttuso.
Carozzi takes part in the exhibition III Mostra Provinciale  Spezzina  del  Sindacato Interprovinciale  Fascista  di  Belle  Arti  in December. The organizing and governing committee chaired by Enrico Carmassi comprises Maria Questa, Ercole Salvatore Aprigliano, Augusto Magli and Arduino Ambrosini. The two landscapes presented (catalogue: room 1, no. 3 Paesaggio; no. 4 Paesaggio) bring his name to the attention of local critics for the first time.
 

1938
In March Carozzi shows three works at the Prelittoriali della cultura e dell’arte (Genoa, Palazzo Rosso) including a painting of a priest, Ritratto di un Chierico, then chosen to represent the Liguria GUF at the Littoriali della cultura e dell’arte in Palermo (See Il Telegrafo, 22 March 1938).
In December he takes part in the IV Mostra Provinciale Spezzina del Sindacato Interprovinciale Fascista Belli Arti. The organizing and governing committee chaired by Enrico Carmassi comprises Maria Questa, Ercole Salvatore Aprigliano and Guglielmo Carro. He presents three works (catalogue: no. 44 Paesaggio; no. 45 Natura morta; no. 46 Figura). The same year sees participation in the Agonali della cultura fascista e dell’arte anno XVI in Bologna, where he is awarded the second prize for drawing and painting (catalogue: Natura morta, reprod.).


1939
February: inauguration of the Prelittoriali dell’arte at Palazzo Rosso in Genoa, where Carozzi presents a number of works and is praised by the critics for his “figure in crimson in the pure 15th-century style” (‘I prelittoriali dell’arte a “Palazzo Rosso”’, in Il Nuovo Cittadino, 19 March 1939).
April: takes part in the Mostra d’arte del GUF spezzino, where he shows Legionari, La Ressurezione di S. Lazzaro, Fiori, La casa bianca and two Sienese landscapes (see ‘Mostra d’arte del GUF spezzino’, in Il Popolo della Spezia, April 1939).
October: participation in the Prima mostra della città di S. Miniato, organized by the GUF, with Fiori and other works. Also takes part in Giovane Pittura Italiana in Vienna.


1940
February: participation in the X Mostra Sindacale Livornese with Fiori, which is purchased by Vittorio Emanuele III of Italy (see ‘Acquisti del Re Imperatore alla X Mostra sindacale livornese’, in Telegrafo, 20 February 1940). Carozzi also takes part in the VII Mostra Prelittoriale d’Arte maschile e femminile in March at the Palazzo Ducale in Genoa with L’innamorata, Ninetto in maschera caroand Un mattino. Attilio Podestà writes as follows in his review of the exhibition: “Carozzi veers this year towards tonal subtleties such as only a refined sensitivity can justify.” (A. Po. [A. Podestà], ‘Alla mostra d’Arte dei Prelittoriali liguri’, in Il Secolo XIX, 10 March 1940) He is one of the artists representing Genoa in April at  the Littoriali della cultura e dell’arte in Bologna. Graduation from art school.
September: unanimously admitted to the Secondo  Premio  Bergamo  with  Novizio (catalogue: room 3, no. 40, reprod.), which is shown in the same room as works by Giuseppe Capogrossi and Emanuele Cavalli, among others.


1941
Carozzi enrols in the faculty of architecture in Florence but drops out after a year. He attends the lectures on Italian literature, visits museums and churches, and takes an interest in the current artistic events including the shows in the city’s galleries.
May: takes part in the XII Mostra del Sindacato Interprovinciale  delle  Belle  Arti  (Florence, Palazzo Strozzi), where he presents a landscape compared by Raffaello Franchi with the work of Sironi and Quinto Martini (R. Franchi, ‘Artisti Toscani a Palazzo Strozzi’, in Il Bargello, 18 May 1941; Idem, ‘La sindacale toscana’, in Il Ventuno - Domani, 27 May 1941), and a still life (the title Fichi can be read on part of a label of the XII Mostra del Sindacato Interprovinciale delle Belle Arti still present on the back of Ritratto di Mimma, 1942). One of his works is bought by the Ministero Nazionale (see the letter typed on headed notepaper of the Florence branch of the Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti, 23 September 1941, Archivio Gian Carozzi, Sarzana [from henceforth AGCS]).
Many of the artists that Nino Carozzi knows through his collecting praise his son’s work, including Primo Conti in connection with the exhibition in Florence: “I know that Giancarlo is enjoying success at the Interprovinciale and am very happy for him. He is a good lad and will  go far if he manages to keep his youthful enthusiasm burning despite everything and everyone.” (P. Conti to N. Carozzi, handwritten letter, Florence, 8 May 1941, AGCS) Another is Giuseppe Capogrossi, with whom Nino exchanges a number of letters in 1941 and 1942: “I have received a newspaper with reproductions of your son’s drawings. I like them a lot. Please give him my compliments and renewed best wishes for his work.” (G. Capogrossi to N. Carozzi, handwritten letter, 30 September 1941, AGCS)
Nino’s collection is chosen in August for entry in the prize exhibition Mostra delle Collezioni d’Arte Contemporanea, organized in Cortina d’Ampezzo in accordance with the wishes of Giuseppe Bottai, Minister of Education, as an incentive for private collectors. A selection of his works is shown there alongside items from collections like the Della Ragione, Jesi, Gualino and Cardazzo. (Nino Carozzi’s collection was robbed of its major works in 1985 and subsequently broken up. See F. Carassi, ‘Banditi a Lerici assaltano la villa di un noto antiquario. Sparite le tele di Guttuso, Morandi, De Pisis, Rosai’, in La Nazione, 6 January 1985.) October: Carozzi takes part in a show at the Galleria Rotta in Genoa with two works (leaflet: nos. 18 and 19, Figura di donna) together with Renato Birolli, Domenico Cantatore, Filippo De Pisis, Giuseppe Migneco, Enrico Prampolini, Aligi Sassu, Fiorenzo Tomea, Ardengo Soffici and others.
He talks about art with Cancogni and shows him some of his paintings: “I remember all three of them, a self-portrait and two landscapes. The self-portrait: two sparkling green eyes gleam in  a pale, distraught face beneath a bold black cap. The landscapes: the same villa behind a high outer wall painted in two different tonalities at two different times of the day. I recall the delicate shifts of colour from flash tones to orange and pink, hazy and dreamlike, far away in time. Morandi was unquestionably an influence, as were the Romans, but Carozzi’s poetry was already there, his determination to capture the essence of things, their spirit, so to speak, to transform anything real into an epiphany.” (M. Cancogni, ‘Un artista tra orgoglio e timidezza’, exh. cat., La Spezia 1984)
 
 
1942
January: Carozzi takes part in the Littoriali per l’anno XVII in Trieste and Vienna. His work is hailed as one of the revelations of the exhibition by Dilvo Lotti (‘Littori per l’anno XVII a Vienna’, Meridiano di Roma, 14 January 1942). 21 March: marriage to Mimma.
June his first solo show is held at the Galleria Il Ponte in Florence with a presentation by Manlio Cancogni.
A drawing is published in the first issue of Posizione (anno I., no. 1, 10 August 1942, p. 3), the magazine of the Novara branch of the GUF. Egidio Bonfante, one of magazine’s founders, writes to Carozzi on 28 August 1942: “Dear Giancarlo, I don’t know whether you saw the first issue of our Posizione, where I published a drawing that you gave me a few years ago.
Your father certainly did see it and wrote me a very kind letter. My contributors include Sassu, Birolli, Migneco, Morandi, Anceschi, Morlotti, Treccani, Santomaso and many others, so any drawings you feel like sending for publication will be in good company.” (E. Bonfante to G. Carozzi, handwritten letter on headed notepaper of the “Partito Nazionale Fascista Gruppo dei Fascisti Universitari ‘Carlo Ravetto’ / Posizione. Quindicinale di politica arti lettere”, 28 August 1942, AGCS) Carozzi sends some drawings to the magazine Primato, founded and edited by Giuseppe Bottai (see V. Guzzi to G. Carozzi, handwritten letter, 5 February 1942, AGCS) through Virgilio Guzzi and to Letteratura, edited by Alessandro Bonsanti, through Michelangelo Masciotta, with whom his father is in contact (M. Masciotta to G. Carozzi, handwritten postcard, 19–20 June 1942, AGCS. Masciotta contacted Nino after the Mostra delle Collezioni d’Arte in Cortina to request a photograph of the painting Testa di vecchio ampezzano (1931) by De Pisis for publication in Letteratura (see M. Masciotta to N. Carozzi, handwritten letter, Florence, 13 October 1941, Archivio Donnina Carozzi, Lerici). Carozzi also sends some photos of landscapes to Attilio Podestà for Il Secolo XIX.
Carozzi is called up for military service and assigned to the III Savoia cavalry regiment. After training in Milan and avoidance of a posting to the Russian front through intervention on the part of an army officer and friend of his father, he is stationed in Gaeta.
He takes part in the Premio Verona (catalogue: room 1, no. 19, Fiori in un vaso dell’800) in August and then in the 4th edition of the Premio Bergamo in September with Il Vecchio (fig. 6; catalogue: p. 32, upper floor, wall 5, reprod.; see also Il Premio Bergamo. 1939–42. Documenti, lettere, biografie, ed. M. Lorandi, F. Rea and C. Tellini Perini with the asistance of O. Pinessi, exh. cat., Milan: Electa, 1993).
He draws a great deal during the war and goes to shows when off-duty in Milan in the  galleries still operating, including the Milione, Barbaroux and Spiga.


1943–44
Carozzi meets Alfonso Gatto, Francesco Messina, Gio’ Ponti and Salvatore Quasimodo through Domenico Cantatore (see G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Milan, 25 January 1943, AGCS) and continues to draw and think about painting. “I’m a bit tired tonight because I’ve just come off an inspection shift. Now I’ve taken refuge in a café to draw a bit and think my own thoughts. No news here. I’m happy because I think a lot about my pictures and also manage to draw. I bought myself some good colour reproductions of Renoir and Van Gogh and I have had fun copying Renoir’s painting of the Sisleys and Van Gogh’s of Dr Gachet. I am thinking about lots of landscapes and I have some clear ideas, so I hope to get down to some fruitful work straight away once I’m back home.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Milan, 31 January 1943, AGCS) Assigned to accompany a regiment to Athens, he leaves for Greece on 1 February and returns at the beginning of March to Milan, where the situation is increasingly dramatic and the cultural life has been brought to a halt. “I’ve bought myself some good paints and started to do some very small landscapes, which will be of use in future. So far, I’ve done three little things that are interesting enough, but I hope to be able to work a bit more intensely in this period. […] The shows have been reduced to the minimum. The Barbaroux is closed and Gaspari and Pizzinato are at the Milione.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Milan, 17 March 1943, AGCS)
Transferred to Gaeta as a sergeant on 26 March, Carozzi asks his father to send paints, canvases and art magazines. “I got the paint box out today and did a little thing I can see from my window. I hope to get down to some active work soon and finally achieve something even while still in uniform. The sun came out today but the weather hasn’t completely picked up yet […] I can see Gaeta in the distance. It looks hazy and everything reminds me of Corot.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Gaeta, 30 March 1943, AGCS) “The days are starting to go by with a certain regularity and I got back into contact with the paints today. I went down into the garden, picked some flowers and painted them just as they are in an effort to analyse and understand them in all their fullness and fleshliness […]. Yesterday evening I painted a view of the harbour of Gaeta, something I wanted to paint […]. Send me some panels if you can and perhaps even a modest little frame too […]. You can’t imagine what joy Primato and Posizione have given me.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Gaeta, 30 March 1943, AGCS)
On 24 May, during leave, Carozzi manages to get to Rome, where he meets Giovanni Stradone and visits the Quadrennial. The detailed description he sends his father is very critical about the quality of the exhibition, expressing appreciation only for Filippo De Pisis, Arturo Tosi, Giovanni Stradone, Giacomo Manzù and Alberto Ziveri (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Gaeta, 25 May 1943, AGCS).
Nino encourages him to paint even though the atmosphere is getting worse all the time. “I received your card today and think you’re being a bit hard on me. You urge me to work, and you know how I always want to, but please believe me, I’m having a really bad time, destroyed with fatigue and hunger. I have managed to do a score of drawings, however. Stradone saw them and thinks they’re good.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Rome, 23 June 1943, AGCS)
After 8 September he makes his way to Lavagna in the province of Genoa where his wife Mimma is living. A son named Marco is born on 25 September.
Carozzi joins the Ugo Muccini brigade of the Resistance movement in Sarzano soon afterwards and escapes capture during a German roundup in Val di Magra at the beginning of August 1944.


1945
Carozzi crosses the front and reaches Florence, where he meets up with Cancogni.
After the war, he settles with his wife and child in Ameglia in the province of La Spezia.
He cycles to Florence in the summer and goes with Cancogni to see the exhibition La peinture française à Florence organized by Bernard Berenson in Palazzo Pitti, where he is very impressed by the works of Cézanne. His subsequent efforts to understand the master’s construction lead him to a post-Cubist decomposition of form.
From 15 November 1945 to 30 September 1948 he teaches drawing and lettering at the A. Pontremoli professional training school, first in Lerici and then in La Spezia.
 
 
1946
Participation in the group exhibition Disegno contemporaneo at the Galleria dell’Isola in Genoa.


1947
On the art scene in La Spezia, now reviving after the hiatus of the war, Carozzi is among the figures most oriented towards renewal through the post-Cubist and abstract exploration of a new relationship between form and content. He is also fully involved in contemporary developments at the national level, which see the birth between 1946 and 1948 of groups like the Nuova Secessione Artistica, later renamed the Fronte Nuovo delle Arti, Forma 1 in Rome and the Movimento Arte Concreta (MAC) in Milan, with its various local branches.
The Prima  Mostra  Provinciale  Sindacale  d’Arte is held in La Spezia in February. Carozzi presents a work entitled Composizione, which is described as “living and complete” with “perfectly judged shades of white and blue” by Furio Bonessio di Terzet, a journalist deeply involved in the local art scene (F. Bonessio di Terzet, ‘La Mostra provinciale sindacale d’Arte’, in La Gazzetta, 12 February 1947).
By invitation of the committee, composed of Felice Casorati, Virgilio Guzzi, Matteo Marangoni, Mino Rosi, Piero Sanpaolesi, Gianni Vagnetti and Giorgio Vigni, Carozzi takes part in the Mostra  di  pittura  italiana  contemporanea (Pisa, Palazzo alla Giornata) in July, with a still life (catalogue: room I, no. 11, Natura morta) in the same room as works by Giulio Turcato, Antonio Corpora, Renato Guttuso, Cesare Peverelli and Ennio Morlotti among others.
The works presented at the Seconda Mostra Sindacale dei Pittori e Scultori in La Spezia at the end of the year include Figura and Pesce. Bonessio di Terzet describes his work with reference to the intense debate of the period on new formal experimentation: “Carozzi is a painter in the fullest sense of the term, with an instinct for colour such as few possess. Facile critics should note that in order to achieve this kind of painting, which looks very easy but is really very difficult, you have to go through the whole gamut of imitation. Freeing yourself to this point of the fictitious limits, pictorially speaking, of form or recreating them in the space of the painting with a sense of colour is something extremely difficult.” (F.B.T. [F. Bonessio di Terzet], “Figure della Seconda Sindacale d’Arte. Giovannoni, Mordacci, Carozzi, Frunzo e Bellani”, in La Gazzetta, 1 January 1948).
 

1948
Corrado Cagli is the “principal driving force  and organizer” of the Mostra nazionale di pittura e scultura, Gran premio Forte dei Marmi, inaugurated on 24 July (see G. Nativi, “Appunti per una cronaca”, in S. Salvi, ed., Astrattismo classico. Firenze 1947–50, exh. cat., Florence: Vallecchi, 1980). The participants include Renato Guttuso, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti, Afro, Alberto Burri, Gualtiero Nativi, Vinicio Berti and Bruno Brunetti. Carozzi presents two still lifes (catalogue: no. 20  Natura morta, 1948; no. 22 Natura morta, 1943). The Venice Biennial, which he visits in the summer, includes retrospectives of Picasso, with a presentation by Renato Guttuso, and Paul Klee, a room devoted to the Fronte Nuovo delle Arti, and above all an exhibition of the Peggy Guggenheim Collection with masterpieces by figures like Wassily Kandinsky, Marcel Duchamp, Max Ernst, Joan Miró, André Masson, Kurt Schwitters, Hans Hartung, Jackson Pollock, Arshile Gorky, Robert Motherwell and William Baziotes ranging from the European avant-garde to American Abstract Expressionism.
In the wake of developments on the national art scene, the Gruppo dei Nove, which almost immediately becomes the Gruppo dei Sette, is founded in La Spezia. Their first show, organized by Furio Bonessio di Terzet, takes place in September with works by Gino Bellani, Gian Carozzi, Guglielmo Carro, Carlo Calogero Datola, Vincenzo Frunzo, Carlo Giovannoni, Bruno Guaschino, Rino Mordacci and Bonessio di Terzet himself. The renamed group then presents itself with the Mostra d’Arte del Gruppo dei Sette, inaugurated on 28 December in the Salone della Deputazione Provinciale  and organized by the newspaper La Gazzetta. This comprises works by Bellani, Carozzi, Carro, Frunzo, Giovannoni, Guaschino and Porzano as well as a monotype by Cagli, with whom the seven artists had probably come into contact  a few months earlier in connection with the Premio Forte dei Marmi. The work of the heterogeneous group ranges from post-Cubist decomposition to an abstract syntax. Carozzi presents six works, listed in the catalogue as Pittura n. 1, Pittura n. 2, Pittura n. 3, Pittura n. 4, Pittura n. 5, Collage, 1948.
The foreword by Bonessio di Terzet in the catalogue is a sort of manifesto: “For us, there is only one problem, namely to make substance coexist with form, to attain the state of expressive felicity that turns human substance into form and vice versa. In other words, an idea is such because it is expressed in that given form. The aim is to destroy any antinomy harmful to artistic expression, to reach the state of illumination that allows word, colour and sound to be complete and devoid of all Byzantine negativity and positions that would readily become the banner of closed circles of initiates. Our will is of the people, our world that of the masses, and this is why we consider the Italian provinces superior to the reactionary bourgeoisification of the big cities. In this way, with simplicity but also with determination, we present ourselves, ready to enter into discussion.”
 

1949
In April the Gruppo dei Sette takes part in the Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea in Asti, where Carozzi shows two works that attract the critics’ attention (‘Gian Carozzi si afferma alla nazionale di Asti’, in La Gazzetta, 30 April 1949).
The second Mostra del “Gruppo dei Sette” opens on 15 April, five days after the exhibition in Asti, with works by Carozzi, Bellani, Frunzo, Giovannoni, Guaschino, Porzano and Bonessio di Terzet. In his presentation, Cagli discusses the group’s heterogeneous character and shows particular appreciation for Carozzi’s work: “These seven dissimilar and even antithetical temperaments are united by a common understanding of painting as a collective activity, something that puts the primary cause of a constantly developing pictorial language before the hedonistic and egoistic motivations of the individual painter […]. Carozzi is upholding the banner of morphological surrealism with great style and excellent technique at the Mostra Nazionale in Asti.” The show includes two paintings by Carozzi (catalogue: Composizione 1, Composizione 2) and four drawings, one of which is reproduced in the catalogue (fig. 37). Spurred on by the positive comments and the enthusiasm of the moment, Carozzi moves to Milan, where he rents a furnished room. His wife Mimma then joins him, followed by their son Marco, and they move into an apartment at number 27, Via Moscova. He then begins work as a graphic designer.
A selection of works included in the second edition of the Premio Nazionale di Disegno Diomira, a prize for drawings by young artists first held in 1947, is presented at the Galleria del Naviglio in a show inaugurated on 14 May.
Carozzi is described as already active in Milan in the catalogue, which includes a presentation by Attilio Rossi.
Born out of the local developments in contemporary art and a cultural policy aimed at promoting tourism on the gulf of La Spezia, the Premio Nazionale di Pittura Golfo della La Spezia is created in 1949 on the basis of an event founded in the Futurist sphere in 1933.
The first edition, inaugurated in Lerici in August. Includes three works by Carozzi: Metamorfosi  della  Grotta  Azzurra, Genesi  di Maramozza, Ovale su Lerici (catalogue: room V, nos. 103–05). Metamorfosi della Grotta Azzurra (fig. 39) is awarded one of the purchase prizes by the jury consisting of Valentino Bompiani, Corrado Cagli, Carlo Carrà, Carlo Ludovico Ragghianti and Marco Valsecchi. The critics take up Cagli’s insight and draw parallels between surrealism and the great freedom of imagination and composition displayed by Carozzi with his “geological forms devastated by natural cataclysms, graphically suggesting absurd, metaphysical structures but so full of lyricism as to recall at a distance the masterpieces of Max Ernst and Salvador Dalí, charged with the strongest imaginative impetus” (S. Coppola, “Artisti e pubblico al Premio di pittura del Golfo”, in Secolo XIX, 17 August 1949). Bonessio di Terzet hailed him as the “true victor” of the event, which received attention at the national level as from the first edition, and spoke in his review of “surrealist painting but of an extremely lyrical kind, a serene, Eden-like world where the subtlest chords in a minor key suffice to transport the viewer into enchanted lands” (F. Bonessio di Terzet, “Il Premio Golfo della Spezia”, in La Gazzetta, 19 August 1949).


1950
The inauguration of a solo show with a presentation by Beniamino Joppolo (see here, pp. 223–225) in April at the Galleria del  Naviglio in Milan brings Carozzi into contact with one of the key places of the Milanese avant-garde scene, where his work is further established by the enthusiastic reviews of Mario Ballocco and Guido Ballo. “The works in tempera shown by Carozzi at the Galleria del Naviglio assert themselves first of all through the blazing colour, from which the entire chromatic range explodes. After the initial free figurative works, surrealistic in their  observance of the horizontal plane and the three-dimensional, Carozzi sets his sights firmly on greater unity of figuration and compositional approach. The interplay of  forms extraneous to any calculated prearrangement finds in the sudden and unexpected rhythm of colour a solid coherence that indicates the possibility of new developments in his art.” (M.B. [M. Ballocco], ‘Giancarlo Carozzi’, in AZ, April–May 1950)
The visitors include Fontana, who hails Carozzi as a “spatialist painter” on the basis of the works (G. Carozzi in F. Battolini, Intervista a Gian Carozzi, exh. cat., La Spezia 1984).
Carozzi also features at the Galleria del Naviglio in Pitture concrete e astratte together with Gianni Bertini, Roberto Crippa, Lucio Fontana, Beniamino Joppolo, Osvaldo Licini, Gianni Monnet, Bruno Munari, Arrigo Parnisari, Mauro Reggiani, Atanasio Soldati, Emilio Vedova, Luigi Veronesi.
As a result of this early success, a work is accepted in June for inclusion in the XXV Biennale di Venezia (catalogue: room XLVI no. 9 Natura morta, 1950; the painting is indicated with the title Pittura n. 2 in a photograph and in the official letter of notification, R. Pallucchini to G. Carozzi, typewritten letter on notepaper with the heading “Ente Autunomo La Biennale di Venezia”, Venice, 17 April 1950, AGCS).
Inaugurated on 22 July, the II Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia includes the works Geodinamica  di  Lerici  and Geodinamica  di Porto Venere (catalogue: room II, nos. 34–35 Geodinamica di Lerici, reprod.; fig. 5), which receive a mention from the jury (chaired by Carlo Ludovico Ragghianti and consisting of Carlo Carrà, Felice Casorati, Renato Guttuso, Marco Valsecchi and Ubaldo Formentini).
 

1951
Carozzi again shows work together with the Gruppo dei Sette in May within the framework of the 1° Mostra d’Arte in vetrina del Giornale “Numero” in Florence, even though he is listed amongst the Milanese artists alongside Gianni Bertini, Nino Di Salvatore, Galliano Mazzon, Gianni Monnet, Bruno Murani and Luigi Veronesi.
The catalogue of the III Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia, inaugurated in July, lists Carozzi’s Ossessione del pendolo (catalogue: room III, no. 113; a painting has also been identified with the event’s official label on the back bearing the registered title Ambiente elegante, 1951; fig. 64).
Carozzi is among the signatories of the 3° Manifesto  dell’Arte  Spaziale  together with Anton Giulio Ambrosini, Roberto Crippa, Mario De Luigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli and Vinicio Vianello (fig. 49). Drafted after a discussion at the Galleria del Naviglio on the evening of 26 November, the manifesto takes stock of the situation as regards Spatialism and its developments and the inclusion of new members alongside the initial signatories: “Five years after the first Spatialist manifesto, the field of the arts has seen many developments. While we shall not examine them here one by one, there is one precise fact to be registered, namely the collapse of the groups that wanted to continue or remain within the grip of a ‘reality contingent and earthly in every sense’ or to deny all reality, taking flight in abstract daydreams that have now become sterile, empty and hopeless in their abstruseness.
These five years have steered artists precisely in our direction: to regard as reality the spaces and vision of universal matter with which science, philosophy and art have fed the human spirit as knowledge and intuition. We have also witnessed a series of manifestations that have undertaken to attack the new vision of creation in the microcosmos immersed in spaces, seeking to represent figuratively that energy, now demonstrated as ‘strict matter’, and those spaces, seen as ‘plastic’. We now reassert the priority of art as a force of intuition of creation and proceed along the same path to intuit with our works the points of the spirit that knowledge will attain.”
In the committee responsible for inviting artists to take part in the 1952 Venice Biennial, Fontana fights as from the second meeting of 19–20 December 1951 for the inclusion of Spatialist and Nuclear artists, mentioning also the name of Carozzi (see the minutes now in the ASAC, Venice, quoted in P. Campiglio, ‘Cardazzo e la promozione dei giovani spazialisti milanesi, i premi d’arte’, in L.M. Barbero, ed., Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte, exh. cat., Milan: Electa, 2008, p. 267).
 

1952
Carozzi takes part together with Fontana, Dova, Deluigi, Peverelli, Crippa and Joppolo in the show Arte Spaziale held at the Galleria del Naviglio, 23–29 February, with a presentation by Joppolo. The description of the Movimento Spaziale accompanying the photomontage on the back cover includes these lines: “What the Galleria del Naviglio presents here is the first Spatialist group show to include only some of the movement’s members. What it demonstrates is that Spatialism is also and above all a problem of content and can be created with any medium, even the oldest” (fig. 49). Carozzi is one of the Surrealist and Spatialist artists featured in March at the Amici della Francia in Milan in a show organized by Violetta Besesti and presented by Giorgio Kaisserlian.
The Premio Gianni, devised by Cardazzo to support the Spatialist group with the backing of the collector Virgilio Gianni, is inaugurated in Milan on 26 April. This first and last edition addresses the subject of the atom bomb as in response to the show Pittura nucleare, organized by Enrico Baj and Sergio Dangelo at the Galleria San Fedele in Milan in November 1951.
Carozzi signs the Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione together with Anton Giulio Ambrosini, Alberto Burri, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Bruno De Toffoli, Gianni Dova, Enrico Donati, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Guido La Regina, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Tancredi and Vinicio Vianello. The manifesto, issued on 17 May in conjunction with an experimental programme on the Italian state television in which Fontana presents pierced, illuminated surfaces in motion, reads as follows: “For the first time throughout the world, we Spatialists are using television to transmit our new forms of art based on the concepts of space, to be understood from two points of view. The first concerns spaces that were once considered mysterious but that are now known and explored, and that we therefore use as plastic material. The second concerns the still unknown spaces of the cosmos – spaces to which we address ourselves as data of intuition and mystery, the typical data of art as divination.
For us, television is a means that we have been waiting for to give completeness to our concepts. We are happy that this Spatial manifestation of ours is being transmitted from Italy – a manifestation destined to renew the fields of art. It is true that art is eternal, but it was always tied down to matter, whereas we want it to be freed from matter. Through space, we want it to be able to last a millennium even for a transmission of only a minute. Our artistic expressions multiply the lines of the horizon to the infinite and in infinite dimensions. They are a research for an aesthetic in which a painting is no longer painted, a sculpture no longer sculpted, and in which the written page leaves behind its typographical form.
We Spatialists feel ourselves to be the artists of today, since the conquests of technology are by now at the service of the art we profess.” Carozzi also takes part in the Mostra Nazionale Artisti Spaziali (Trieste, Galleria Casanova, 15 November – 12 December) and in the second edition of the Premio Graziano (Milan, Galleria del Naviglio; Venice, Galleria del Cavallino), devised by Cardazzo with the support of the businessman Graziano Gasparini, a former painter emigrated to Venezuela.
The Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione and these events mark the end of Carozzi’s relations with Cardazzo and Spatialism. From now on, he practices his painting outside any group or movement and exhibits very little work. His work in advertising ensures him a steady income and enables him to develop his artistic experience without being bound by the logic of the art market and constraints on creative freedom.


1953–55
Collaboration with Leonardo Sinisgalli, editor of the Pirelli magazine, on various advertising campaigns, including one for the Pirelli foam rubber mattress. The same period sees advertising posters for Philips.


1956
October: solo show at the Galleria Adel in La Spezia, organized by Vincenzo Frunzo, with works on paper and a few paintings on canvas. The subjects are plants, flowers and animal, addressed with an alternation of surrealism  and machinism, midway between Léger and Duchamp, in an oscillation between abstraction and a return to figuration.
 

1957
Carozzi wins the second prize in an Ideal- Standard competition for the best advertising poster for a washbasin designed by Gio’ Ponti, who chairs the jury made up of Leonardo Borgese, Enrico Ciuti, Renzo Passerini Cerretesi, Gustavo Pulitzer and Alberto Rosselli.

 
1958
Carozzi is responsible for the graphic layout of the sports weekly Il Campione. The Prima mostra del “Piasseo”, a show of work by Howard Wood, Fabio Mauri and Carozzi, is inaugurated in Lerici on 1 September. In his review, Ugo Mannoni discusses Carozzi’s recent work: “abstraction gives way to science fiction, to dense constructs of surrealistic, Spatialist architecture with geometrical divisions of disconcerting linearity. There are disquieting images related to the sea. The tendency towards figuration that characterized Carozzi’s works of 1956 disappears in the latest compositions, where the lines ruthlessly enclose the contained voice of the absolute.
Colour is never predominant in his graphic, so to speak, style, and never hampers the movement of the figure, which remains the most marked part of the painting.” (U. Mannoni, “Cinquemila persone alla vernici della prima mostra del ‘Piasseo”’, in Il Tirreno, 2 September 1958).

 
1959
The Seconda mostra collettiva del “Piasseo”, inaugurated in Lerici on 30 August, includes work by Carozzi together with artists like Carla Accardi,Gastone Novelli, Giulio Turcato, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Achille Perilli, Fabio Mauri, Cy Twombly, Antonio Sanfilippo and Toti Scialoja.
Carozzi leaves Milan at the end of the year for Paris, where he is to live until 1977. His departure is due to his desire to abandon graphic design and devote himself completely to painting outside of an avant-garde movement of group.


1960
Carozzi and his wife Mimma settle in Rue d’Assas. He meets Zadkine, who has a studio nearby, and finds a friend in the Russian painter Simon Segal, who paints his portrait. He also meets Gino Severini, Alberto Magnelli and the sculptor Sergio Signori. Great importance attaches to his friendship with the sculptor Émile Gilioli, who introduces him to artists like Serge Poliakoff, Jean Dewasne and Jean Deyrolle. His letters to his father often mention contact with Joppolo, in Paris already for a year, and Cancogni, now Parisian correspondent for L’Espresso. He also spends time occasionally with the writer Carlo Cassola and Enrico Scialoja.
Carozzi teaches art history at the Leonardo Da Vinci Italian high school during his first few years in Paris up to 1964.
On arrival in Paris he goes to see shows in galleries and museums, on which he comments in letters to his father. His attention focuses both on contemporary art and the old masters, who increasingly become his point of reference.
He exhibits work for the first time in Paris on 5 July in a group show at the Galerie Bruno Bassano.


1961
Carozzi holds a show at the Galleria del Grattacielo in Legnano (MI), inaugurated on 5 November, with works produced during his last years in Milan, between 1956 and 1959, and some paintings of 1960.
He moves to a new apartment and studio in Rue Sophie Germain in December. “The studio is wonderful and the light is excellent. I have never felt so happy in a home before. It’s quiet and airy, the light is magnificent, it’s well laid- out and (will be) elegant with a little bit more expenditure.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, 11 December 1961, ACGS).
He begins to prepare his own paints and canvases: “I bought a sturdy sheet of canvas and primed it with gesso and rabbit-skin glue.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, Christmas 1961, ACGS)

1962
Carozzi works a great deal. In addition to painting, he returns to drawing in India ink. He uses paper and supports that allow him to work and experiment without spending too much while escaping conceptually and physically  from the sublimating field of the canvas. “I’ve started drawing in ink again. It was such a long time since I last drew in pen and I realized that I was concentrating too much on painting. These drawings – only small things – seem to be doing me good. I’m going to do a series and stop painting for a while, or at least paint without too much fuss.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, 10 April 1962, AGCS) “I work on wrapping paper, using the back, the part that is not shiny and lined. You can use a lot of wrapping paper without overspending.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, Saturday 4 July 1962, AGCS) “Gilioli liked my recent drawings. The excessive preoccupation with doing something important makes itself  felt instead in the paintings, which are less important than the drawings as a result. I’ve had some really good advice (if it can be of any use) […]. Gilioli again gave me a recipe for making your own paints with powder. You use egg, beaten egg white, vinegar and linseed oil, all beaten like a sort of mayonnaise.” (G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, 28 November 1962, AGCS)
Invited to take part in the Italian section of the XXVIIe Salon des artistes occitans at the Palais des Arts, Toulouse, in October, he presents a painting (catalogue: 3. Composition) and two drawings (not mentioned in the catalogue; see G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, 15 October 1962).


1963
In February Carozzi takes part in the 18ème Salon des Réalités Nouvelles at the Musée Municipal d’Art Moderne with one work (catalogue: no. 17 Composition). His invitation is probably due to the influence of Gilioli, a member of the committee (see G. Carozzi to N. Carozzi, handwritten letter, Paris, 21 December 1962, AGCS).
In May he takes part in Art Contemporain at the Grand Palais with one work (catalogue: Composition, oil on canvas, 1962) in the Italian section together with Bemporad, Burri, Capogrossi, Dorazio and Fontana. In July he takes part by invitation in the XII Mostra Nazionale di Pittura Golfo della Spezia with fi  e works on paper (catalogue: no. 71, Studio no. 1; no. 73, Studio no. 2; no. 69, Studio no. 3; no. 72, Studio no. 4; no. 70, Studio no. 5). The catalogue includes a presentation by Beniamino Joppolo, who thus writes about his work again after an interval of thirteen years (p. 25). Publication of the catalogue of the collection of drawings and prints of the art history faculty of Pisa University, which includes two works on paper by Carozzi of 1958 (A.M. Masetti (ed.), Grafica italiana contemporanea 2, Milan [1963]: Edizioni di Comunità, p. 38, no. 559, Composizione, 1958, tempera on white paper; no. 560, Composizione, 1958, tempera on white paper, reprod.).


1964–66
This general period sees almost daily attendance at the Academie de la Grande Chaumière in Montparnasse to learn the principles of academic drawing: “The Grande Chaumière is in Montparnasse, the district where I was living […]. There, morning and afternoon, one model follows another in all the poses possible and you work with 20–30 others, aged from 16 to 80, in absolute silence.  I often worked with models morning and afternoon, going from highly studied large drawings in charcoal to quick sketches. I had realized that after the experience with abstract art, having abandoned drawing completely, I was no longer capable of constructing a decent nude. This humble and wearying toil – I was sometimes completely exhausted by the evening – went on for three years and was indispensable. It is basically this experience that slowly brought me back to figuration (G. Carozzi in F. Battolini, Intervista a Gian Carozzi, exh. cat., La Spezia 1984).

 
1967–68
24 February 1967: birth of Marco’s daughter Elena. Takes part by invitation in Recherches de 18 artistes italiens en France, held in the cultural services gallery of the Italian embassy, with two works (catalogue: no. 1, no. 2, with reproduction). The committee, chaired by the minister-counsellor Eric Da Rin, consists of the painter Giuseppe Cesetti and the art critics Bruno Romani and Giuseppe Gualtieri di San Lazzaro.
Placed in charge of the graphic layout of La Fiera Letteraria (fig. 162) by his friend Manlio Cancogni from June 1967 to December 1968.

 
1969–71
May 1968: takes part in the exhibition 18 artistes italiens at the Salon de L’Enit. Repeated stays at the home of the painter Janine Raynaud, his friend, at Jouy near Chartres in the later 1960s.

 
1972
February: solo show of about thirty works on canvas and drawings at the Galleria Minotauro in La Spezia organized by Francesco Vaccarone and reviewed in Il Secolo XIX: “Gian Carozzi is showing drawings and oil paintings at the Minotauro. Spontaneous, essential and almost off-the-cuff, especially in the drawings, he achieves fully accomplished results even in the chaste simplicity of the line. The ‘figurations’ present a succession of heads with slight variations of detail permitting a diversification appreciable at every cultural level. Art lovers will detect echoes of Matisse in some cases – especially the oil paintings – and perhaps of Rouault in the depth of the stroke. In any case, we insist, everyone can benefit from the pleasure unfailingly offered.” (G.P., ‘Esperienza parigina del pittore Carozzi’, in Il Secolo XIX, 25 February 1972)

 
1973–75
In 1973 Carozzi obtains a commission through his friend Janine Raynaud to paint some large canvases for the ITT board room in Paris and a series of murals for the factory in Saint-Omer.

 
1976
December: joint show with Janine Raynaud in her studio on Rue des Saints-Pères.


1977–78
Leaves Paris for Italy and takes up residence in Tellaro near La Spezia.
19 November 1977: inauguration of a solo show at the Galleria Sele arte in Borgo Correggio (province of Parma).


1979
Moves from Tellaro in the summer to nearby Sarzana (Via Nicolò Mascardi, 14).
Carozzi’s wife Mimma dies in October.
 

1980
Illustrations for the cookery book La Cucina della Lunigiana (Milano: Longanesi).
Carozzi meets Mariantonietta Franchini, who becomes his wife in 1982.

 
1981
Takes part in the exhibition Natura morta in Italia antica, moderna, contemporanea at the Galleria Philippe Daverio in Milan with Natura morta con libro e violino (catalogue: reprod.) alongside works by Giorgio Morandi, Renato Guttuso, Filippo De Pisis, Carlo Carrà and Piero Fornasetti. Produces the cover art for L’odontotecnico by Cancogni and La nave morta by Bruno Traven (Milano: Longanesi).

 
1982
Carozzi marries Mariantonietta Franchini on 2 January.
25 April: death of his son Marco in a fire in Todi.

 
1983
Produces a calendar for the naval firm of Antonini in La Spezia.
Publication between 1983 and 1984 of a slim volume on Carozzi’s work on paper with a presentation by Manlio Cancogni.

 
1984
An exhibition held in May at the Centro  Allende in La Spezia presents some eighty works documenting Carozzi’s artistic  trajectory from 1945 with ample reference to the recent works. The works published in the catalogue, which includes essays by Mario Farina and Manlio Cancogni as well as an interview with Ferruccio Battolini, are Bucranio (1980, oil on cardboard mounted on canvas), Madame Bubu (1979–82, oil on canvas), Joyce (1979–81, oil on canvas), Figura (1945, oil on canvas; fig. 25), Sedia con cranio (1965, (glue- size on paper), Cranio su drappo arabescato (1980, oil on canvas), Nudo frontale (1982, oil on cardboard) and Patate (1982, oil on cardboard). Cancogni writes as follows in a review of the show: “The still lifes […] are exemplary. We find the same density as Chardin and Morandi, the same quality of the apparently opaque paint that constructs the object and places it in space and time, not only for the sight but also, ideally, for the touch, taste and hearing […]. Earths are the cornerstones of painting for Carozzi. He needs nothing else to construct the picture while giving the sensation of colour at the same time. It is all a question of relations. This is not to say that, in addition to his own masters, he does not also feel the attraction of the masters of colour. But for those intent, like him, on ‘painting-painting’ (the kind that Roberto Longhi spoke of while rubbing his thumb and index finger together), ‘colour-colour’ can be a perilous distraction.” (M. Cancogni, ‘Lunga fuga verso la pittura’, in Il Giornale, 27 May 1984).
A solo show of paintings, watercolours and drawing from the 1970s and ’80s is held in November at the Galleria Pomarancio in Sarzana. Renzo Lupo, an artist and teacher at the art school in Carrara, writes to Carozzi, “I saw your exhibition with great interest. I really liked the splendid drawings in India ink of Tellaro (midway between Matisse and Marquet) and the watercolours of the fortress, where you seem to have rediscovered an Italic note (between Morandi and Corot), very calm and very firm, which should be done in oils on a larger scale. Beside these, I saw another beautiful still life in watercolour with a decorated vase. […] Please note that I say Italic and not Italian, which is something different. I use this term to allude to the classical nature of the Italian landscape, which the romantics also saw, especially Corot. In any case, all the references I make to Matisse, Marquet and Morandi are not intuitive but intended to indicate a precise direction.” (R. Lupo to G. Carozzi, handwritten letter, 16, November 1984, AGCS)
 

1985
During the year Carozzi sees two exhibitions that attract him in particular, Caravaggio e il suo tempo at the Museo Capodimonte in Naples and one on Morandi in Bologna.

 
1986
Carozzi produces cartoons for the stained- glass windows of the headquarters of the Cassa di Risparmio della Spezia.
The Prima antologica del Premio Golfo della Spezia, inaugurated in La Spezia on 12 June, includes the Metamorfosi  della  Grotta  Azzurra, a prize winner in the first edition of the event in 1949.

 
1987–90
Birth of his daughter Giulia on 27 April 1988.


1991
A solo show of still lifes is inaugurated at the Galleria Canci in La Spezia on 30 November with a presentation by Ferruccio Battolini (catalogue: “Quaderni”.  Periodico d’informazione d’Arte Galleria Canci, no. 58; 4 reproductions).

 
1992
Solo show at the Galleria Pegaso in Forte dei Marmi (province of Lucca) with works produced between 1980 and 1991 and a  critique by Roberto Tassi (pp. 225–227). The catalogue includes reproductions of Vaso di fiori su una sedia (on the cover), Figura (1989), Autoritratto  (1989),  Paniere con  stocafisso (1990), Bicchiere con calla (1988), Cesto di pere (1986), Natura morta (1983), Stoccafisso con cesto  (1990), Natura  morta  con conchiglia (1985) and Paesaggio (1987).
Visit to a show of Roberto Melli, whose work he has long admired, at the Palazzo Ricci in Macerata together with his friend Giansalvatore Filorizzo.

 
1993
Show at the Laboratorio Arte Contemporanea Bassa Lunigiana in Sarzana.
Visit to the exhibition of the Barnes Collection at the Musée D’Orsay prompted by the idea of beholding Cézannes never seen before.

 
1994
Visits to a small show of landscapes by Morandi at the Palazzo Medici Riccardi in Florence, a Nicolas De Staël show at the Fondazione Magnani Rocca in Mamiano di Traversetolo (province of Parma) and, at the end of the year, the André Derain exhibition at the Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

1995
Metamorfosi della Grotta Azzurra (1949), a work now in the municipal collection of La Spezia, is included in the exhibition Presenze liguri alle Biennali di Venezia 1895-1995 (Genoa, Palazzo Ducale).
A large nude by Lucian Freud makes a great impression on Carozzi at the Venice Biennial.

 
1996
March sees a presentation of recent landscapes at the Galleria Menhir in La Spezia in a solo show entited Il mare, la spiaggia e le falaises.

 
1997
A drawing of 1945, Soldato nazista (catalogue: no. 18, ink on paper, Cesare Godano Collection, La Spezia) is included in the exhibition Artisti per la libertà. Disegni per la Resistenza.1941-1945 (Sarzana, Fortezza Firmafede).

 
1998
Carozzi follows the case of Cardinal Giordano, tried for loansharking and found guilty, with great interest in the news and is prompted to embark on the Cardinali series (fig. 128–130). Visits the exhibition L’Ecole de Londres: de Bacon a Bevan (Paris, Musée Maillol) and is very impressed by some works of Francis Bacon and Lucian Freud.

 
1999
A landscape (Paesaggio, 1993, oil on cardboard) is included in the exhibition Omaggio a Puccini at Torre del Lago (LU). Premio del Golfo. 1949-1965. Sedici anni di pittura e di critica in Italia. I. Le Mostre di Lerici 1949-1952, curator Marzia Ratti, inaugurated at the Palazzina delle Arti in La Spezia on 29 July, includes Metamorfosi della Grotta Azzurra (catalogue: description of the work by Eleonora Acerbi).
The group show Nonfigurativo. Carozzi, Corpora, Crippa, Dova, Perilli, Scanavino, Reggiani takes place in Sarzana at the Cardelli & Fontana in December.
Two untitled works on paper of 1950 are published in Adolfo Francesco Carozzi, Le carte dell’Informale. Opere su carta. Italia 1948-1962 (catalogue: Senza titolo, 1950; Senza titolo, 1950).

 
2000
The Galleria Cardelli e Fontana organizes a major exhibition, inaugurated in Sarzana on 29 July, in two venues: the Palazzo Civico, with paintings and works on paper from 1945 to 1955 (here reproduced fig. 39, 41, 43, 46, 51, 53, 55, 57, 58, 60, 61, 62, 63, 65, 66, 67, 69), and the Oratorio di Santa Croce, with  the work from 1985 to 2000. The catalogue is published by Bandecchi & Vivaldi in two volumes, the first including a critique by Flaminio Gualdoni and a biography by Ferruccio Battolini, and the secondo a critique by Rossana Bossaglia.

2001
The exhibition Spaziali a Milano (Bologna, Galleria Arte e Arte, curator Cecilia Marone, presentation by Flaminio Gualdoni) includes four untitled works from the period 1949–54 (catalogue: Senza titolo, 1949, fig. 41; Senza titolo, 1952, fig. 62; Senza titolo, 1952, fig. 61; Senza titolo, 1954, fig. 63; all reproduced).

 
2002
The exhibition of 2000 is followed by a retrospective at the Galleria Cardelli & Fontana, inaugurated on 15 June, presenting twenty works on canvas and paper from the period 1956–63, spanning the artist’s last years in  Milan and early years in Paris. The catalogue included reproductions of all the works (including also fig. 92–97), and a critical study by Flaminio Gualdoni.
The  exhibition  Aspetti  dell’astrattismo geometrico 1930-1960, inaugurated on 12 July at the Galleria Cardelli & Fontana in Sarzana, includes an untitled work (catalogue: Senza titolo, 1959, oil and mixed media on cardboard, reprod.).
Carozzi produces illustrations for Sinopia, a periodical of art and culture based in Versilia and edited by Manlio Cancogni (anno XII, no. 45, September 2002).

 
2003–07
A solo show of works from the period 1948– 1963 (including fig. 55, reproduced on the cover of the catalogue) is inaugurated on 20 October 2003 at the Banca Cesare Ponti in Milan. In a letter sent to the curator Daniele Astrologo in reply to a number of questions, Carozzi talks about his literary passions: “I was and still am a great admirer of Russian literature, from Pushkin the Chekhov. Dostoyevsky’s Devils was certainly the novel that struck me most in my youth, but now I find Chekhov’s world more congenial. In any case, I always read and reread the same books, finding something new every time.” (G. Carozzi to D. [Astrologo], draft of a handwritten letter, Sarzana, 20 September 2003,  AGCS)
Two works on paper of 1950 are published in Adolfo Francesco Carozzi, Le carte dell’Informale. Opere su carta Italia 1948- 1962 (Milano: Rima Editrice, 2003, third volume).

 
2008
Gian Carozzi dies on 20 January 2008. The exhibition Collezione ventiperventi, curated by Adolfo Francesco Carozzi and inaugurated at the GlobalArt Gallery in Acqui Terme (province of Alessandria) on 8 March, includes five untitled paintings from the Piedi and Teschi series produced before his death (catalogue: Senza titolo, 2007, 20 x 20 cm,  all reproduced).
Various works are featured in the exhibition Cronache visive del dopoguerra. Opere dalle collezioni Battolini, Cozzani e Premio del Golfo. 1948-1968, inaugurated on 20 July at the Centro Arte Moderna e Contemporanea (CAMeC), La Spezia (including Senza titolo, 1948 [1950], MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung (fig. 53).


2009–10
Il  Gruppo  dei  Sette  nella  Collezione  Battolini. Adesioni e percorsi, inaugurated at the Castello di S. Giorgio, La Spezia, on 13 February 2010, presents works by the seven members of the historical group, including Carozzi, who is represented, however, by a still life of 1991 and a self-portrait of 1985, both reproduced in the catalogue.
Carozzi is also included in the exhibition Il Sacro nell’Arte Contemporanea at the Museo Diocesano, Sarzana, in December, after which a work of his is donated to the museum.

 
2011
The Nucleare section of Percorsi riscoperti dell’arte  italiana.  VAF-Stiftung  1947-2010, curated by Gabriella Belli and Daniela Ferrari, and inaugurated at the MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto on 2 July, includes one of the three works by Carozzi belonging to the VAF- Stiftung (catalogue: Composizione, 1952, mixed media on canvas and oil on canvas, reprod.; fig. 61).

 
2012
Three works by Carozzi are included in Costellazione, curated by Luigi Cerutti and inaugurated at the Galleria Cardelli & Fontana, Sarzana, in February, an exhibition of work by the gallery’s stable juxtaposing historical masters of Italian geometric abstraction and contemporary artists.

 
2013
Works by Carozzi are included in the second edition of Costellazione at the Galleria Cardelli & Fontana in the spring.

 
2014–16
Gian Carozzi Revisited, devised and designed by Luca Bertolo and inaugurated at the Galleria Cardelli & Fontana in June 2014, highlights the lateral and anti-avant-garde nature of Carozzi’s work through key themes such as the self- portrait and the painter in his studio (catalogue: with a study by L. Bertolo).

 
2017–18
A work from the series Omaggio a Gustave Moreau is included in the exhibition Zura Zura (Sarzana, Palazzo Picedi Benettini, July– September 2017), curated by the artist’s granddaughter Elena Carozzi together with Valentina Giovando.
CARDELLI & FONTANA artecontemporanea
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